A favore della proposta di Cottarelli di un ddl sulla trasparenza e le coperture nei programmi elettorali
La nuova legge elettorale. Non mi piace ma ci rifletterei un istante di più prima di bocciarla del tutto.
Le critiche sul premio di maggioranza non credo reggano: il limite è stato ridotto a una dimensione normale, già accettata dalla giurisprudenza costituzionale. Continuare a contestarlo è inutile.
La questione delle preferenze. Delle due l’una: o in qualche forma le preferenze verranno reintrodotte al Senato, dove non c’è il voto segreto, o ci penserà la Corte. Ci possiamo giurare.
I capi lista bloccati. Sinceramente è una porcheria. Ma bocciare la legge, se si reintroducono le preferenze, mi sembra un po’ sopravvalutare un residuo, invero non piccolo, di leaderismo.
Anticipare il nome del candidato alla Presidenza del Consiglio invece mi sembra cosa buona e giusta.
Sul piano politico la discussione riguarda a quali forze si regalerebbe il potere vero del dopo elezioni. I rischi vi sono, sia per poter raggiungere il fatidico 42% e sia, in caso di mancanza del premio di maggioranza, nella formazione dei Governi, che avranno bisogno di alleanze.
Dovrebbe essere il terreno per un “centro” illuminato. Forzare la mano per compromessi: non solo in vista della governabilità e basta. Ma di lampadine accese non ne ho visto. Finora.
La preoccupazione invece è che sarà lo spazio nel quale le ali estreme potranno muoversi con facilità.
Vi sono alternative? Sento bisbigli sul ballottaggio. Sono assolutamente contrario.
Il ballottaggio è la certificazione di un accordo di potere. Liste diverse, politiche diversamente indirizzate, visioni talvolta addirittura contrastanti che non hanno saputo trovare spazi di mediazione prima del voto: tutto dimenticato nei pochi giorni che vanno dal risultato del voto alla data dei ballottaggi.
Al ballottaggio si sceglie dunque con chi stare, non cosa fare. È la riproposizione del “bianco e nero senza sfumature”. È l’affermazione dell’andare al potere per fare… non lo so, poi lo vedremo.
Se questa fosse l’alternativa, la legge che si sta approvando sarebbe il male minore.
Rilancio, invece, la proposta di Cottarelli: il programma di ciascuna lista e della coalizione deve comprendere il cosa si promette, quanto costa ogni promessa e come si finanzia. E, su tutto e soprattutto su quest’ultimo requisito, senza fumosità.





