
di Raffaele Romano
Trump decide, Putin decide, l’Europa non decide, l’Ucraina deciderà forse un po’.
La Cina pensa di decidere su Taiwan e Trump pensa di decidere sulla Groenlandia.
Ciò detto farò un po’ di “storia” in quanto quello che accade oggi è iniziato diverso tempo fa. Nel frattempo i soliti “italioti dei media” continuano con la favoletta di Trump cattivo e Biden buono continuando ad accapigliarsi in Tv e ad offrire il solito squallido e truce spettacolo che procede, senza ritegno, da 30 anni in qua.
I fatti: nel primo mandato Trump prepara il terreno per uscire dal grande tritacarne e tritasoldi dell’Afghanistan. Biden lo realizza con una fuga vergognosa e i “collaborazionisti” afgani, in buona parte abbondonati ai talebani, con gli incredibili tentativi di aggrapparsi materialmente agli aerei trovandovi la morte. Prima di loro due Obama bussa alla porta degli alleati NATO chiedendo a tutti di aumentare la spesa militare al 2% del proprio PIL di ogni Paese. Gli evanescenti UE, tutti e nessuno escluso, pensano che la Casa Bianca scherzi e che poi metterà mano alla tasca e pagherà come sempre. Oggi gli USA chiedono di portare le spese militari al 5% e Mark Rutte, il neo segretario generale della NATO che quando era al governo dell’UE da buon olandese con i conti in ordine non ce ne faceva passare mezza, tenta una mediazione al 3%. Come si vede la geopolitica USA è sempre la stessa, al di là di quello che dicono in Tv gli italici fanfaroni, infatti fra repubblicani o democratici la barra dritta viene sempre e comunque mantenuta per salvaguardare i loro interessi nazionali e, contestualmente, gestire la leadership della geopolitica mondiale. Se si considera che il PIL italiano per il 2024 è stato di 2.268 miliardi di dollari e la spesa per la difesa pari a 34 miliardi di dollari vuol dire che, nel caso di un balzo al 5%, dovremo mettere in bilancio qualcosa come 113 miliardi di dollari l’anno. Non incoraggia anche la mediazione al 3% proposta da Rutte che ci porterebbe ad iscrivere a bilancio più o meno 68 miliardi di dollari l’anno.
L’unica cosa diversa fra loro è il modo di porle, ma la sostanza è sempre la stessa: America first! Mi meraviglia il fatto che i citati italioti si meraviglino ma è dalla seconda guerra mondiale che inglesi ed europei hanno affidato il compito di vigilanza planetaria agli Stati Uniti. La storia non si ripete ma similitudini su cui attingere ce ne sono e forse, e sottolineo il forse, qualcuno dei tre Grandi mondiali: USA, Russia e Cina li hanno studiati.
Tra l’11 e il 13 marzo 1938, la Germania nazista si annesse l’Austria evento passato alla storia con il nome di “Anschluss”. La conferenza di Monaco fu un importante incontro internazionale che si tenne dal 29 al 30 settembre 1938, fra i leader di Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia, rappresentati rispettivamente da Neville Chamberlain, Édouard Daladier, Adolf Hitler e Benito Mussolini. La Germania fu autorizzata a procedere all’annessione di una parte dello Stato cecoslovacco abitate in prevalenza da popolazioni di lingua tedesca, i sudeti. Il trattato di non aggressione fra il III Reich tedesco e l’URSS, passato alla storia come il patto siglato dai ministri degli esteri Molotov e Ribbentrop fu un patto di non aggressione di una durata di soli 19 anni stipulato a Mosca il 23 agosto 1939.
Le mire e gli interessi dei tre grandi di oggi sono quelli che Volodymyr Zelenskyj a Kiev ha già concesso a Trump, cioè agli USA, 500 miliardi di dollari per estrarre metalli dalle terre rare ucraine. Agli USA e a Trump ciò non basta e pensano anche alla nordica Groenlandia che ha riserve minerali enormi e che, insieme all’Europa, non ha fatto una mitica resistenza. La Cina, si sa, è da sempre interessata a riprendersi Taiwan che le serve nello scacchiere geopolitico per il controllo del Pacifico finora dominato dagli Stati Uniti. Infine la Russia che con Putin vuole, da un lato, riemergere al ruolo d grande potenza mondiale ma, ancor di più, frenare il forte l’espansionismo della NATO ai suoi confini.
Come già fece Nixon nel 1972 usando il riconoscimento della Cina in funzione anti URSS adesso Trump, verosimilmente, tenta di usare la Russia al vero avversario: la Cina.
La questione Ucraina, comunque si risolverà, sarà un problema quasi totalmente europeo per cui le spese militari sopra riportate dovranno diventare qualcosa di veramente realistico ed inoltre l’UE dovrebbe rispondere a muso duro a Putin o a chi per lui tenterà assalti espansionistici ai propri confini dopo aver ottenuto abbastanza in Ucraina. E qui entreranno in campo in Europa due forze: quella vigliacca come fece Chamberlain quando, tornando da Monaco nel 1938, giunse a Londra sventolando il patto che vendette come “Pace”. L’altra sponda, quella battagliera, è capitanata dalla Polonia e dai Paesi Baltici che hanno conosciuto e conoscono la “fame” di territori da parte russa avendola sperimentata sulla propria pelle nel XX secolo. Se a tutto ciò si aggiunge l’inconsistenza e la nullità dell’UE che continua a chiedere di non essere messa da parte mentre, in realtà, da parte si è già messa da sola da anni senza osare di imporsi in vicende così vicine a lei il quadro è completo. Per non parlare che, per prendere una decisione qualsiasi, deve ottenere l’unanimità di 27 Paesi, non ha una difesa e finanza comune dove i piccoli nazionalismi, Parigi ad esempio oppure Budapest e altri, pensano di essere adulti e capaci di fare a cazzotti coi grandi vuol dire che l’ultima campana è suonata!
L’Europa si trova di fronte ad un esame di maturità che era nell’aria da tempo e che fingeva di non vedere, ora ce l’ha davanti e non potrà evitarlo altrimenti scomparirà.
Nel frattempo in Italia si perde tempo con San Remo.





