
La vicenda mediatica innescata dalla pubblicazione del libro del generale Roberto Vannacci ha messo a nudo una crepa, che può diventare una voragine, nella coerenza del centro destra e della compagine di governo che dal centro destra è sostenuta.
Il popolo italiano ha votato il centro destra perché desiderava un cambiamento sostanziale, chiaro, visibile, palpabile, nei confronti della politica del centro sinistra, derivante dal suo appiattimento servile nei confronti della finanza e dall’aver adottato un’ideologia woke, green, gender fluid, che la maggioranza dei votanti non condivideva.
Piaccia o non piaccia, questo è il risultato della democrazia.
Alla maggioranza del popolo italiano, quando ha votato lo scorso settembre e anche in occasioni locali e regionali successive, non piace l’ideologia woke nelle sue varie vulgate.
Questo è un dato di fatto.
Gli italiani, a settembre dello scorso anno, erano reduci dal tradimento del Movimento Cinque Stelle, il quale aveva preso una sostanziosa quantità di voti per cambiare il Sistema, la Casta, per mettere fuori gioco la Ditta, far tornare l’Ulivo ad essere un albero e non una Cappa di potere.
In men che non si dica, il Movimento Cinque Stelle, con una capacità trasformistica degna di Fregoli, è diventato tutto quello che voleva combattere.
Gli italiani, a questo punto, hanno investito in un cambiamento a destra, dando una quantità notevole di voti a una coalizione guidata da Giorgia Meloni.
A un anno quasi di distanza dalla svolta elettorale, non v’è dubbio che la leader del centro destra e Presidente del Consiglio abbia mostrato determinazione, capacità, visione prospettica, soprattutto in politica estera. Al netto della necessitata adesione totale e, a dire il vero, un poco acritica, alla politica Nato, la proiezione internazionale dell’Italia sta andando per il verso giusto e, finalmente, lo Stivale riscopre di essere immerso nel Mediterraneo, di avere come interlocutori i Paesi africani e del Medio Oriente e di poter sviluppare con questi un partenariato improntato al reciproco rispetto e alle reciproche convenienze. Partenariato riassunto nella proposizione del Piano Mattei.
Dire che Giorgia Meloni sta facendo bene è constatare un dato di fatto, così come è constatare un dato di fatto che nella sua compagine di governo ci sono ministri che davvero non solo deludono, ma cominciano a far pensare che il centro destra stia subendo la stessa trasformazione del Movimento Cinque Stelle, ossia stia diventando simile al centro sinistra e si stia adeguando al pensiero unico politicamente corretto.
Un esempio demotivante è quello del ministro Pichetto Frattin, che piange di fronte a una esternazione da commedia dell’arte invece di convocare illustri scienziati che sulla fuffa green e climatica si differenziano dalla narrazione imposta dagli interessi finanziari e delle multinazionali.
Che dire del ministro della Salute Schillaci, che sembra la fotocopia di Roberto Speranza a fronte di un welfare sanitario ormai privatizzato e fuori controllo, dove addirittura si teorizza che si può saltare la fila al pronto soccorso se si tira fuori il portafoglio. In buona sostanza, se sei povero ti attacchi, se hai i soldi salti la fila e sei servito al meglio. Alla notizia nessun commento ministeriale. Zitti anche i governatori del centro destra che sulla sanità hanno molte pecche da farsi perdonare.
Ora arriva il ministro Guido Crosetto, il quale, dopo aver definito “farneticazioni” le affermazioni del generale scrittore, sommerso dalle critiche, fa marcia indietro, ma con una dichiarazione che non convince e introduce un’ulteriore riflessione sulla libertà di espressione.
In una nota diffusa dalle agenzie il ministro Crosetto afferma: “Scopro, in questi giorni, che in merito al caso che si è aperto sul libro autoprodotto e scritto dal Generale Roberto Vannacci, “Il mondo al contrario”, troppe persone stanno rilasciando, a destra e a sinistra, commenti a ruota libera, senza conoscere i veri termini della questione. Non cito i diversi, sedicenti autorevoli, commentatori cui rivolgo queste parole perché la loro pochezza morale e intellettuale non merita citazioni ad personam. Mi limito a ricordare che non c’entra nulla tirare in ballo i concetti di “politicamente scorretto” o di “politicamente corretto”, perché sono sempre stato, in tutta la mia vita personale, intellettuale e politica, “politicamente scorretto. In questa vicenda – continua Crosetto – parliamo di un militare che è soggetto a regole chiare, come mantenere stretto riserbo su ciò fa in servizio. Altro concetto che mi permetto di definire “l’istituzionalmente corretto” e che nulla ha a che fare con le idee e le convinzioni delle persone, militari o meno”.
“Ciò detto, voglio inoltre ribadire – continua il ministro – che nessuno, tantomeno il Generale Vannacci, è stato “punito” o sacrificato. Come sempre ho fatto, in tutte le fasi della mia vita e, a maggior ragione, nella mia attività di Ministro della Difesa, sono e resto un garantista, ligio alle leggi e alla Costituzione. Ecco perché, proprio in base a questo principio ho chiesto l’avvio, come da prassi, della verifica dei fatti. Il Generale Vannacci potrà, nelle sedi opportune, esprimere le sue ragioni. Solo alla fine delle opportune verifiche interne, che verranno condotte con serietà e scrupolo, e non sull’onda emotiva del momento e delle polemiche di questi giorni, ove venissero ravvisate delle serie e valide contestazioni, ai sensi del Codice dell’Ordinamento militare, verranno avviati i procedimenti disciplinari previsti in ordinamento. Quindi, come si vede, nessuna “punizione” preventiva e nessun desiderio di “giustizialismo”, da parte del Dicastero o del Ministro, ma – come sempre – il rispetto delle regole che comporta anche il rispetto delle garanzie per tutti i militari verso cui sono stati avviati accertamenti disciplinari. Per quanto riguarda, infine, l’avvicendamento nell’incarico, alla guida dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, del Generale Vannacci con un altro suo pari grado, si è trattato di una scelta autonoma effettuata dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, come atto a tutela della Forza armata stessa ed anche del Generale di Divisione Vannacci, che è finito fin troppo sovraesposto dalla vicenda. In conclusione, mi permetto di dolermi di quanto trovo davvero drammatico e cioè che, soprattutto chi si definisce ‘di destra’ e si riempie la bocca dei concetti di Patria, Onore, Tradizione e Orgoglio nazionale, dimostri di non conoscere, o conoscere davvero poco, cosa vuol dire avere senso dello Stato, delle Istituzioni, rispetto delle leggi italiane e della Costituzione repubblicana. Da questo punto di vista, l’essere o non essere “politicamente scorretti” nulla c’entra, come pure l’essere o il non essere “appiattiti” sul e/o con il “pensiero unico” dominante. Voglio rassicurare tutti i miei critici, soprattutto quelli “di destra”: io riesco a fare bene le due cose insieme, rispettare le leggi e la Costituzione e non essere “appiattito” su alcun “pensiero unico”. Ma, almeno per me, lo Stato e le Istituzioni vengono prima di ogni cosa”.
Se guardiamo ai fatti, pur senza entrare nel merito di quanto afferma il generale, la sua uscita con un libro e il dibattito che infuria, hanno costretto il ministro Crosetto a dire che lui con il politicamente corretto o pensiero unico non ha niente a che fare.
C’è da chiedersi se non sia già questo un risultato di una rottura del clima mellifluo che stava avvolgendo il centro destra.
Dire che si sta dalla parte opposta del politicamente corretto significa che si sta dalla parte opposta dell’ideologia woke in salsa italiana.
Forse che il segnale lanciato sia questo?
Indubbiamente, con il metodo delle truppe aviotrasportate o di un’incursione, il generale ha stabilito un limes, una zona di confine, tra chi sta con il politicamente corretto (il mondo al contrario) e chi sta al contrario del politicamente corretto.
Detto in altri termini, con un’incursione nella politica italiana, il generale ha messo a nudo la questione delle questioni del Bel Paese: il trasformismo e il gattopardismo.
Probabilmente, viste alcune critiche feroci, lo ha fatto senza troppe delicatezze, ma una cosa è certa: lo ha fatto collegandosi ad un’esigenza maturata in alcuni settori della politica, forse anche del deep state e, sicuramente, facendo i conti con un sentimento diffuso.
Da cosa ricavo questa osservazione? Semplice, dalla improvvisa volata ai vertici delle classifiche di vendita del suo libro e dalla contemporanea diffusione, direi virale, sui social, di un pdf del libro. Nell’uno e nell’altro caso, data la ristrettezza dei tempi, non si può non pensare a una diffusione spintanea.
Sicuramente il generale non è solo.
Si tratta di capire ora come si svilupperà la manovra in atto.
Quello che sorprende è l’ansia presenzialista dei politici, i quali non la smettono mai di sparare cinguettii sull’ex Twitter ora X, senza aver prima pensato, ponderato, considerato, conosciuto. Si sparano affermazioni, poi si correggono, poi si aggiustano, prendendosela con l’universo mondo che come sempre ha frainteso, non ha capito, ha strumentalizzato. Lasciate cantare gli uccellini con le ali e affidatevi ai comunicati ufficiali, signori ministri, possibilmente calibrati nei contenuti e nella forma. Ripassate il metodo del Divo Giulio (non Cesare, ma Andreotti).
E questo vale anche per le affermazioni e le correzioni di Crosetto.
Argomento di discussione, anche riguardo alla dichiarazione correttiva delle prime esternazioni, è che il ministro afferma che “parliamo di un militare che è soggetto a regole chiare, come mantenere stretto riserbo su ciò che fa in servizio”.
Il fatto è che il generale Vannacci non ha scritto un libro per farci sapere cosa fa in servizio, violando regole di riservatezza o, peggio, di segretezza. Il generale Vannacci, come qualsiasi cittadino della Repubblica, ha scritto un libro esternando il suo pensiero, più o meno discutibile, su un mondo al contrario, ossia su questioni generali politiche e ideologiche che non riguardano i suoi incarichi militari.
La domanda è: un dipendente dello Stato, a qualsiasi livello, è libero di esternare il suo pensiero, non riguardante strettamente le sue mansioni, o deve renderne conto al Ministero del Politicamente Corretto?
Facciamo alcuni esempi per farci capire. Se un diplomatico della Farnesina scrivesse un libro nel quale disserta sullo Stato etico indicandolo come la fonte dei totalitarismi cosa facciamo? E se un funzionario del ministero della Salute scrivesse un libro prendendo le difese di Pelagio sul peccato originale, confutando Sant’Agostino, cosa facciamo? Avviamo un processo della Santa Inquisizione modello 2023 e lo sospendiamo dal servizio?
Cosa ha detto il generale nel suo libro che contravviene al riserbo su ciò che fa in servizio? Mi riservo di leggerlo accuratamente per vedere quali segreti e quali elementi riservati abbia violato.
Rimane il fatto, al di là di Crosetto, Schillaci e Pichetto, che c’è, evidente, nel centro destra una sindrome di inferiorità culturale nei confronti del centro sinistra. Sindrome che fa scattare un’autocensura, quando non addirittura un allineamento al politically correct. È su questa sindrome che è calata la truppa aviotrasportata in forma di libro, comandata dal generale, con un’incursione che ha suscitato una vasta irritazione che probabilmente era voluta come arma dirompente.
Ci sono, per concludere, molti segnali di una debolezza del centro destra che fanno pensare che possa ripetersi quanto è avvenuto con il Movimento Cinque Stelle, ossia che prevalga la logica del Gattopardo e del trasformismo.
Se il centro destra darà ancora segnali in questa direzione è chiaro che la luna di miele finirà e si trasformerà in un abbandono rancoroso e forse con la nascita di un nuovo soggetto politico.
Evidentemente l’incursione del generale è entrata con effetto dirompente in un fronte percepito come disposto a trasformarsi gattopardescamente, ma il segnale non è solo per il Sacro Suolo della Patria. Il segnale guarda all’Europa e alle alleanze europee.
Forse vale la pena di leggere con molta attenzione il libro del generale, giusto per capirne la messaggistica.





