Home Politica estera LA MELONI DA TRUMP SENZA ZAINO EUROPEO E CON UNO SGUARDO MEDITERRANEO

LA MELONI DA TRUMP SENZA ZAINO EUROPEO E CON UNO SGUARDO MEDITERRANEO

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La premier Meloni è approdata a Washington Dc già nel pomeriggio di ieri, in tempo per prepararsi al bilaterale con il presidente Trump, in calendario oggi alla Casa Bianca.

Domani, Giorgia Meloni riceverà a Palazzo Chigi il vicepresidente americano JD Vance, che si intratterrà nella capitale fino al 20 aprile.

Una visita, quella di Vance, che si sovrappone ai colloqui tra Iran e Stati Uniti (in programma a Roma sabato).  

Il dialogo, definito “positivo e costruttivo” sia dagli Stati Uniti che dall’Iran, ha avuto un primo risultato nella decisione delle parti di tornare a parlarsi. Cosa che avverrà sabato 19 aprile, a una settimana di distanza dall’incontro in Oman, ma stavolta a Roma. La notizia dello sbarco in Italia dei colloqui sul nucleare iraniano, circolata prima sui media americani, è stata confermata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani che da Osaka ha spiegato come il governo abbia accettato la richiesta “delle parti interessate” e “dell’Oman che svolge il ruolo di mediatore”. “Siamo pronti ad accogliere, come sempre, incontri che possono essere portatori di risultati positivi, in questo caso sulla questione nucleare – ha aggiunto il vicepremier -. Roma si conferma capitale di pace e di mediazione”.

Italia e Stati Uniti, pertanto, sono uniti in una settimana impegnativa, probabilmente su più fronti che si intrecciano, ma che non hanno al centro la questione dei dazi europei.

Timeo Danaos et dona ferentes è una locuzione latina che significa “temo i Greci, anche quando portano doni. È un modo di dire che si usa per ricordare di non fidarsi dei nemici, neanche quando sembrano amichevoli o concilianti. Nell’Eneide di Virgilio, Laocoonte pronuncia questa frase per dissuadere i Troiani dall’accettare il cavallo di legno lasciato dai Greci.

In questo caso il cavallo di legno è in forma di bagaglio a mano europeo, confezionato a Bruxelles e annunciato come telefonata di martedì sera tra il presidente del Consiglio italiano e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

“La visita della premier Meloni a Washington è stata coordinata con la presidente della Commissione von der Leyen”, fa sapere la portavoce della Commissione Arianna Podestà, durante il briefing con la stampa a Bruxelles.

Meloni e von der Leyen si sentiranno anche dopo l’incontro tra Meloni e Trump. La portavoce ha rimarcato, in ogni caso, che la competenza per il negoziato commerciale con gli Usa è della Commissione europea.

Non è la prima volta che le due leader si sentono per la questione dazi. “Qualche giorno fa abbiamo detto che la presidente” Ursula von der Leyen “era stata in contatto con il primo ministro Meloni in preparazione della visita” negli Usa della premier italiana “e che si sarebbero effettivamente ricontattate prima della visita – prosegue la portavoce -. Hanno avuto una nuova telefonata ieri sera. Non divulgheremo alcuna lettura specifica, ma i messaggi sono in linea con quanto abbiamo detto nei giorni precedenti. Quindi hanno coordinato questa visita.Come sapete abbiamo già detto più volte che qualsiasi azione di contatto con l’amministrazione statunitense e molto benvenuta. Lo ha detto la presidente stessa. Certo, la Commissione ha competenza negoziale, ma i contatti sono estremamente positivi. E quindi la presidente e la prima ministra hanno coordinato”.

Alla faccia del cavallo di Troia in versione bagaglio a mano, qualsiasi risultato riguardi i dazi tra Unione Europea e Usa è fallimento o vittoria, disdoro o onore e gloria di Ursula von der Leyen.

Giorgia Meloni va a Washington per trattare dei rapporti tra Italia e Stati Uniti, i quali non si possono ridurre alla questione dei dazi.

Il viaggio di Giorgia Meloni “non è facile”, è “ricco di insidie, è un bilaterale tra Italia e Usa, che sono il nostro primo partner strategico-militare”, ha detto Giovambattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, partecipando alla presentazione del libro di Alessandro Sallusti, ‘L’eresia liberale’, al teatro de Servi di Roma.

“Meloni e Trump – ha spiegato – si sono già visti 3 o 4 volte, gli argomenti saranno molti, c’è la grande partita dei dazi che per noi è fondamentale, viviamo di libero scambio dal tempo delle repubbliche marinare, ci sono 67 miliardi di esportazioni negli Usa. Le dichiarazioni americane fanno pensare a politica protezionistica, che danneggia fortemente l’Italia, un grande pericolo”. “Non ha mandato per conto della Ue – ha aggiunto Fazzolari -, ma i rapporti personali sono fondamentali per le grandi scelte, Berlusconi ci ha insegnato molto, lei può parlare in modo sincero per trovare un accordo buono per entrambi, bisogna rimanere lucidi e tranquilli, partire dall’assunto che gli interessi occidentali sono unici”.

Chiaro: gli argomenti sono molti e Meloni non ha mandato per conto dell’UE.

Il ministro della della Difesa, Guido Crosetto, parlando con La Stampa, ha detto che Meloni “si confronterà a 360°” con Trump, “secondo una logica multilaterale e bilaterale”. E quindi parlerà sì di tariffe, ma anche di “Ucraina, Medio Oriente, cooperazione”.

Con buona pace dei gufi di una sinistra ormai senza argomenti, Giorgia Meloni fa il suo mestiere, che è quello di presidente del Consiglio di un Paese alleato degli Stati Uniti che con Washington condivide interessi nell’area mediterranea e del continente africano.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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