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La lezione del confronto tra Meloni e Trump

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confronto tra Meloni e Trump

La difficile conciliabilità tra classe dirigente e qualità

di Eugenio Baresi*

Spesso si immagina che chi assurge a ruoli di rilievo, importanti, addirittura importantissimi sia molto “dotato”… d’intelligenza e preparazione.
L’esperienza e la conoscenza di fatti e personaggi mi consente, con una notevole dose di approssimazione alla certezza, di poter dire che non è proprio così.

Quantomeno negli anni più recenti, nelle ultime decine di anni.
Semplicemente perché l’indicazione della classe dirigente è stata caratterizzata non dal confronto, non dal lavoro, non dalla preparazione, non dall’esperienza, insomma non da proposizioni positive.

È stata caratterizzata dalla casualità e dalla utile prossimità ossequiosa al capo.

Peraltro quest’ultimo lui stesso spesso emerso senza una storia ed una competenza politica.

Questa lunga premessa per introdurre la valutazione sulle ultime “avventure trumpiane” e soprattutto per suggerire cosa potrebbe essere utilmente attuato nella quotidianità delle nostre vicende politiche.

Si potrebbe dire che l’uomo è un “capo” e non ha le caratteristiche sopra elencate, che è un ricco e imprenditore di successo… per questo competente.

Ricchezza e imprenditorialità non sono garanzia di acume e saggezza politica.

Semmai consentono quella deleteria autoconvinzione dell’essere bravi, anzi più bravi, addirittura insuperabili.

I danni appaiono sempre più evidenti.

È ben curioso che l’accusa verso i Paesi europei di non tutelare i valori, la storia, l’identità dell’Occidente vengano coniugati nella logica trumpiana con un attacco che porta a indebolire le capacità di difesa piuttosto che contribuire al loro rafforzamento.

È ben curioso urlare e proclamare immaginando di essere nella sua privata proprietà aziendale non rendendosi conto che il resto del mondo non è una sua azienda, non è un suo dipendente.

È ben curioso insolentire gli alleati, ancor più quelli che con gli Stati Uniti condividono la visione di una democrazia liberale e, nel contempo, acquattarsi con chi della democrazia ogni giorno fa dimostrazione di disprezzo.

In questo leggere il confronto con la nostra Presidente del Consiglio, liberandolo dalle sciocche convenienze del cortile politico italico può essere istruttivo.

Innanzitutto, la nostra Presidente del Consiglio ha risposto con puntuale efficacia, unica tra i vari capi di governo europei, che, insolentiti, sono restati silenti.

Ha risposto perché ha una storia politica, una competenza cresciuta dal basso ed un ruolo guadagnato con l’impegno e non con l’indicazione di qualche potere.

Ha risposto appunto politicamente, individuando quella contraddizione che prima sottolineavo.

Ha risposto con precisione, ricordando che le relazioni fra i nostri Stati sono regolate da trattati e che questi indicano e stabiliscono la possibilità e la successione dei fatti.

Ha risposto responsabilmente, affermando che non sarebbe tornata sull’argomento, perché crede fermamente e, ancora, nell’unità dell’Occidente e, al contrario, non crede che questo sia uno spettacolo all’altezza del compito a loro affidato.

I tre aspetti contenuti nella risposta della nostra Presidente del Consiglio dovrebbero utilmente sollecitare.

La difesa della democrazia e della libertà sono indispensabili e passano certo attraverso una forte capacità militare.

Ancor più, però, interagiscono con un’intelligente e reale politica economica che tuteli i nostri Paesi, che difenda il lavoro nella dignità e nella riconoscenza che noi occidentali ad esso riconosciamo.

Si sviluppi in una politica verso gli altri che certo non rifiuti l’accoglienza, ma la eserciti nella salvaguardia dei valori nostri di libertà, di dignità, di diversità.

La tradizione giudaico cristiana della nostra Europa libera e democratica non è un fardello, è il fondamento della nostra crescita nel bene ricercato per ognuno, nel rifiuto dell’odio, nell’avversione alla violenza.

Far finta che queste diversità non ci siano in nome di una indifferenziata, confusa, generica e illimitata accoglienza sono il presupposto della rovina.

Allora, forse, sarebbe utile che gli urlatori, anche soprattutto quelli che si attribuiscono l’incrollabile privilegio di voler essere sovrani nella “propria terra” riflettessero sull’intelligenza del ragionare piuttosto che sull’arroganza nell’affermazione della propria errata ragione.

*ex parlamentare e segretario della Commissione Stragi

Autore

  • Eugenio Baresi

    Eugenio BaresiEugenio Baresu, ex parlamentare, già Segretario della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi. Autore, antiquario.

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