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LA GUERRA RUSSIA-UCRAINA, NON SI PUO’ PIU’ TIRARE LA CORDA

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di Gianvito Caldararo

Zelensky, pur sentendosi protetto e sostenuto da Biden, il presidente degli Usa , dall’Europa e da molti altri Paesi, non può continuare a “tirare la corda”, ma deve dara la disponibilità all’avvio di un confronto e dialogo con Putin. E’ stato un errore quello di Zelensky , quando ha respinto l’iniziativa vaticana, nonostante che Papa Francesco, sin dall’inizio ha sempre sostenuto le ragioni dell’Ucraina.

A fronte del rifiuto di Zelensky, è giunto, invece, inaspettato l’apertura di Mosca, per il tramite del suo Ministero degli esteri, il quale ha reso noto che la Russia valuta in maniera positiva l’iniziativa di pace del Vaticano e di Papa Francesco. L’azione di dialogo di Papa Francesco, non si è fermata neanche di fronte alla netta chiusura di Zelensky. Infatti, Papa Francesco, dopo l’incontro con Zelensky, ha dichiarato che “con le armi non si otterranno sicurezza e stabilità, al contrario si continuerà a distruggere ogni speranza di pace”. E in tale ottica che Papa Francesco, ha inteso dare concretezza alla sua costante azione di dialogo, con la missione di pace affidata al cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Zelensky , forte del sostegno degli Usa, dell’Europa e da ultimo del sostegno del G7, è deciso, convinto dell’isolamento a livello internazionale della Russia e di Putin, a sferrare l’attesa controffensiva. La realtà è che la Russia di Putin non è per niente isolata sul piano internazionale, potendo contare sul sostegno del Brasile di Lula, dell’India, dell’Indonesia, ma soprattutto della Cina. Non bisogna sottovalutare il recente viaggio del primo ministro russo  in Cina, il quale è stato ricevuto sia dal primo ministro cinese Li Qiang che dal presidente Xi Jinping, che la stampa estera ha definito come una “accoglienza di alto profilo”.

Quindi, abbiamo una Cina che si pone nel ruolo di potenza ponte tra l’Occidente e Mosca, ma con un occhio benevolo verso Putin. Infatti, l’incontro del primo ministro russo è stato definito come l’incontro inteso a stabilire un “nuovo livello nelle relazioni e una reciproca cooperazione strategica nel contrasto al dominio dell’Occidente e in modo particolare al blocco guidato dagli Usa”. Per la verità Putin appare come un leader sempre meno autorevole rispetto al leader cinese Xi Jinping , che si va ponendo sempre di più come il mediatore tra le parti. In tale ottica è da intendersi il recente tour europeo dell’inviato speciale degli Affari euroasiatici, Li Hui, che ha cercato di accreditare il piano cinese come possibile via per una soluzione della guerra.

E a proposito del rapporto Cina – Russia, Kissinger, per anni responsabile della diplomazia americana, ha detto che nella sua lunga carriera non ha mai incontrato un diplomatico o un leader russo che parlasse bene della Cina e ne di un diplomatico e leader cinese che parlasse bene della Russia. Quindi, il loro rapporto si basa sui reciproci interessi economici e geopolitici. Sull’altro fonte, lo stesso Zelensky mostra qualche segno di apertura, quando in relazione al proprio piano di pace, afferma che “siamo pronti ad ascoltare tutti quei Paesi che rispettano la nostra sovranità e integrità territoriale”.

Un segno di speranza viene inteso quanto sottolineato dal ministero degli Esteri russo nel prendere atto “del sincero desiderio della Santa Sede di promuovere il processo di pace”. Di fronte a tale dichiarazione, il Segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, si è detto lieto della “disponibilità di Mosca”. Lo stesso ha peraltro chiarito la portata della missione di pace del cardinale Zuppi, con le seguenti parole: “La missione non ha come scopo immediato la mediazione, quanto piuttosto di creare un clima, aiutare ad andare verso una soluzione pacifica. Gli interlocutori saranno Mosca e Kiev. Per il momento, poi vedremo”.

In tutta questa vicenda, nasce spontanea la domanda: l’Italia quale ruolo svolge in questa situazione della guerra tra la Russia e l’Ucraina ? Un ruolo di forte sostegno delle ragioni dell’Ucraina, di un ossequioso rispetto delle indicazioni degli Usa e degli organismi internazionali, ma si registra l’assenza di una qualsiasi autonoma iniziativa diplomatica. E il pensiero corre a quando l’Italia era rappresentata nel passato da chi seppe dare all’Italia un ruolo autonomo nell’adesione europea e atlantica (vedi Craxi a anche Andreotti). Una politica estera che autorevoli studiosi ha definito come la politica estera delle cinque “C”, cioè : Conoscenza – Competenza – Coraggio – Creatività e Comunicazione. Erano i tempi di quando dominava il messaggio “Fiducia nell’Italia che cambia”.

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  • Redazione

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