Home Politica estera LA GUERRA IN ISRAELE, CONTINUA L’IPOCRISIA E LA FAZIOSITA’

LA GUERRA IN ISRAELE, CONTINUA L’IPOCRISIA E LA FAZIOSITA’

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di Giuseppe Augieri
Il timore di Israele, io credo, è che l’appoggio americano, roboante come non mai, al punto di vedere il Presidente USA sui luoghi di guerra (che ha costretto altri leader europei a scimmiottarlo), finisca per arrestarsi di fronte alla possibile escalation. Con un ritiro da “modello Afganistan”. La variante è il pericolo che Israele, qualsiasi siano i suoi torti, comunque non ha alcuna intenzione di farsi distruggere e possiede non solo gli “strumenti” per una catastrofe assoluta, ma anche la ferma convinzione che è giusto utilizzarli. Perciò Israele, su pressioni “occidentali” ritarda l’invasione, ma la sta organizzando come “soluzione definitiva”. Non possono, questo credo sia il suo timore, restare appese situazioni che potrebbero far covare sotto la cenere fuochi che sempre più saranno difficili da spegnere. Dunque: adesso e tutto. Che abbia ragione o torto è del tutto indifferente.
Ho già scritto della mia convinzione che non esiste una guerra giusta, da qualsiasi parte si guardi ai fatti; e che il pericolo di alimentare uno scontro che data 75 anni, polemizzando sul chi ha compiuto crimini più efferati in questo lasso di tempo, porta ad accettare che si possa tollerare la violenza come strumento e la faida (“tu mi hai colpito, ed io mi vendico ed ho ragione a farlo”) come metodo. E denuncio che la grande polemica, tutta ideologica, su Israele vittima/carnefice, non può dare anche un minimo apporto ad una soluzione dello scontro in atto. Anzi solleva dubbi – condivisibili – in Israele, sulla nuova ondata di antisemitismo e convinzione nei Palestinesi che si possa giustificare Hamas: che si dice non rappresenti i Palestinesi, ma si lascia che siamo noi a sostenerlo. Il tutto condito dalla solita prima vittima della guerra: la verità. I fatti pubblicizzati e proclamati solo in funzione del loro contributo alle opposte tesi su chi sia “il cattivo”. Solo un esempio: che fine ha fatto l’informazione sulla distruzione dell’ospedale di Gaza? Perché tanti, persino Fratoianni, si sono improvvisamente zittiti? Aggiungo che questa polemica era ed è sterile; e ci allontana dall’analizzare – e contestare – quello che si prospetta dinanzi a noi. Che è il vero problema. Con corollario che l’Europa, e non è la prima volta, è un “danno collaterale” di quello che sta maturando.
A mio parere, è in atto una azione diplomatica debole: e così molti (e Biden) chiedono a Israele non di fermare la sua “vendetta” ma solo di “renderla umana” (ed il risultato è il prolungamento dell’assedio a Gaza e delle sue conseguenze di disastro umanitario) anziché schierarsi decisamente contro il conflitto ed utilizzare l’ONU (o qualsiasi altra sede) per prendere impegni stringenti per far rispettare alle parti in causa – anche con la forza – le deliberazioni assunte nel 1948. E garantirne la totale applicazione.
Su questo vorrei ci fossero dibattiti, cortei, sollevazioni di coscienza, rappresentazioni delle voci del popolo e non del vociare dei radicalismi. Non so a quanto possa servire. Ma sicuramente sarebbe meglio dei duri muso contro muso di cortei pro-palestinesi e pro-israeliani visti in questi giorni, da noi ed in tutto il mondo.
Una tristezza assoluta: mentre si discute di chi sia stato il più cattivo, sul campo muoiono donne e uomini. Che le vittime siano anche civili non è “il” crimine: è solo un’aggravante.

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  • Redazione

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