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LA GUERRA IN ATTESA DELL’INCONTRO TRUMP PUTIN

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La Russia cerca la spallata, Ucraina difende Donetsk: la guerra in attesa dell’incontro Trump–Putin

Mosca ha rivendicato nelle ultime ore il controllo di altre due località nell’oblast di Donetsk, mentre la pressione militare russa sul fronte orientale si intensifica. Sullo sfondo, il conto alla rovescia per l’atteso faccia a faccia tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader del Cremlino Vladimir Putin, previsto per domani ad Anchorage, in Alaska, conferisce a ogni mossa sul campo un valore negoziale.

La guerra in Ucraina, iniziata con l’invasione russa del 24 febbraio 2022 e ormai entrata nel suo quarto anno, vive una fase di grande fluidità. Diplomazia e operazioni militari si intrecciano in una partita ad alto rischio, dove la conquista di un villaggio o il taglio di una strada possono diventare moneta di scambio al tavolo delle trattative.

Vertice in Alaska: due visioni inconciliabili

Secondo fonti statunitensi, l’obiettivo dichiarato di Washington ad Anchorage sarà ottenere una tregua immediata per congelare le ostilità e avviare negoziati. Mosca, invece, punta a consolidare le conquiste territoriali per arrivare al vertice in una posizione di forza.

Il portavoce del ministero degli Esteri russo, Aleksei Fadeev, ha ribadito che i territori annessi sono “parte integrante della Federazione” e che la Costituzione russa impedisce di discutere la loro restituzione. Parole che confermano come per il Cremlino non esista alcun margine su Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, le quattro regioni parzialmente occupate e unilateralmente annesse nel 2022. Dal canto suo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riaffermato che l’integrità territoriale del Paese non è negoziabile e che nessuna decisione può essere presa senza il coinvolgimento diretto di Kiev. “Senza l’Ucraina al tavolo, è impossibile raggiungere un accordo”, ha sottolineato.

Il fronte del Donetsk: evacuazioni e nuove conquiste

Sul terreno, la situazione resta critica. Il governatore del Donetsk, Vadym Filashkin, ha annunciato l’evacuazione obbligatoria delle famiglie con bambini da Bilozerske e da una decina di altre località a rischio. La decisione riguarda circa 1.150 minori e riflette la crescente preoccupazione per la sicurezza dei civili in aree vicine alla linea del fronte. Mosca ha comunicato di aver preso Nikanorovka e Suvorovo, due centri minori ma strategicamente utili per consolidare la propria presenza a nord-ovest di Pokrovsk, una città chiave per il controllo dell’intero settore.

Pokrovsk, obiettivo sensibile

Pokrovsk è da mesi nel mirino dell’esercito russo. La città rappresenta un nodo logistico fondamentale: chi la controlla può influenzare i rifornimenti verso Kramatorsk e Sloviansk, cuori pulsanti della difesa ucraina nel Donbass.

Le unità russe che operano nell’area sono composte da piccoli gruppi di fanteria leggera, ben riforniti tramite droni e con piani di movimento studiati in dettaglio. La tattica è quella di penetrare le linee sfruttando punti deboli e avanzare lentamente ma con continuità, approfittando della “porosità” della difesa ucraina.Per contenere questa pressione, Kiev ha inviato sul posto il Primo Corpo d’armata Azov della Guardia Nazionale, erede della nota Brigata Azov, tra le unità più esperte e determinate dell’esercito ucraino.

Rischio di sfondamento

Negli ultimi tre giorni, i progressi russi a nord hanno aperto la possibilità di un’azione a tenaglia verso ovest, mirata a tagliare la strada Dobropillia–Kramatorsk. Un simile sviluppo isolerebbe un ampio contingente di truppe ucraine in una sacca difficile da difendere.

L’analista Yaroslav Trofimov del Wall Street Journal ha parlato di un potenzial sfondamento catastrofico” se Kiev non riuscirà a stabilizzare la linea del fronte. Un’eventuale caduta di Dobropillia prima del vertice di Anchorage darebbe a Mosca un vantaggio politico immediato, rafforzando la sua posizione negoziale.

L’arma dei droni e la guerra di logora

Parallelamente, la Russia ha registrato un nuovo record nel numero di droni lanciati in un singolo giorno, segnale della crescente centralità di questi sistemi nella guerra di logoramento in corso. Oltre alla capacità di colpire obiettivi militari e infrastrutture, i droni stanno diventando strumenti di ricognizione tattica indispensabili per guidare l’artiglieria e le infiltrazioni di fanteria.

In sintesi,

il Donbass si conferma il fulcro dello scontro,non solo militare ma anche diplomatico. Ogni metro conquistato o perso nelle prossime ore potrebbe influenzare direttamente le posizioni al vertice tra Trump e Putin.

Sul terreno, intanto, civili e soldati continuano a vivere in una realtà scandita dal rumore dei droni, dalle sirene di allarme e dalla costante incertezza del domani.

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  • Redazione

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