
di Paolo Falconio*
Il titolo di questo articolo è tratto dalla conclusione a cui giunge George Friedman, analista di lungo corso americano, trasversale e molto introdotto. Il perché è evidente se si esce dalla narrativa e dalla Geopolitica per bambini (buoni contro cattivi).
Cerchiamo di guardare le cose per come stanno. Anche se Trump ha rilasciato recentemente una dichiarazione che esprime dubbi sulla possibilità di una pace in ragione dell’odio reciproco tra Putin e Zelenski, la postura americana di cessazione degli aiuti rimane (il pacchetto approvato ieri è ben lontano nei numeri dai precedenti, e non è in grado di incidere sul conflitto). L’ Europa è un bluff, perché non ha più molto da dare e deve ancora consegnare gli aiuti promessi in precedenza essendo gli stessi ancora nella fase della produzione. Inoltre, tutti i programmi di riarmo, compreso quello più importante, ossia quello tedesco, sono programmi di lungo periodo. Lo stesso REARM Europe ha una end date al 2030.
Morale: se gli USA rimarranno sulle loro posizioni (e secondo Friedman vi rimarranno) l’Ucraina non avrà aiuti esterni sufficienti.
Oggi l’Ucraina dispone ancora di una capacità militare considerevole, ma in una guerra di attrito, come è quella ucraina, questa capacità verrà sempre meno. In ogni caso non ha le capacità necessarie per riconquistare i territori occupati e annessi con riforma costituzionale alla Federazione Russa.
In molti citano Clausewitz “la guerra è la continuazione della politica”, in pochi lo hanno letto perché diceva anche che la guerra deve avere un obiettivo politico altrimenti si trasforma in guerra fine a stessa, in altre parole in una guerra senza fine.
Mi sfugge l’obiettivo politico che insegue Zelenski, a meno che non abbia intenzione di alzare la posta con un gesto eclatante come potrebbe essere in ipotesi un attentato alla giugulare dei vertici russi, ammesso che ne abbia la possibilità. Come non si può escludere che gli ambienti più estremi che lo hanno sostenuto non gli permettano una qualsiasi pace. Di converso Putin non può accettare una pace che non possa presentare al suo popolo come una vittoria. In ogni caso i russi al momento hanno l’iniziativa e secondo fonti ucraine sono pronti a scatenare una nuova offensiva (sempre che non sia già iniziata). Difficilmente poi le guerre finiscono in primavera o in estate.
Per le ragioni sopra esposte, ritengo che Friedman abbia ragione. La guerra è finita, ma continueranno i morti.
*Member of the Consejo Rector de Honor and lecturer at the Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)





