
La “Grande Idiozia” ha radici certe, inequivocabili, nella ideologia del Clan Clinton, che ha segnato di sé il Partito democratico Usa degli ultimi decenni e del Clan Bush, che ha segnato di sé quella parte del Partito repubblicano denominato Rino (republican in name only). Le due ideologie, venate di estremismo radicale di sinistra e di fondamentalismo religioso cristiano, hanno funzionato con le porte girevoli, dandosi il cambio nel produrre una delle politiche estere più disastrose per l’America e per l’Occidente della recente storia del mondo.
La “Grande Idiozia” ha prodotto guerre montate ad arte, fughe ingloriose, atteggiamenti tracotanti, non accompagnati da reali capacità e potenza.
Ne è un esempio eclatante una delle ultime esternazioni del presidente americano Joe Biden, il quale ha assicurato che gli Stati Uniti sono “la nazione più potente della storia del mondo” e che possono “occuparsi” contemporaneamente delle guerre in Medio Oriente e in Est Europa senza mettere a rischio la proprio difesa.
In un’intervista al programma tv ’60 Minutes’ della Cbs, alla domanda se le guerre in Israele e in Ucraina fossero troppe da affrontare contemporaneamente per gli Usa il presidente democratico ha risposto: “No. Siamo gli Stati Uniti d’America, per l’amor di Dio, la nazione più potente della storia: non nel mondo, ma nella storia del mondo. Possiamo occuparci di entrambi e mantenere comunque la nostra difesa internazionale complessiva”.
“In Ucraina uno dei miei obiettivi – ha aggiunto Biden – è impedire a Putin, che ha commesso lui stesso crimini di guerra, di occupare un paese indipendente che confina con gli alleati della Nato e con la Russia. Immaginate cosa succederebbe ora se riuscisse ad avere successo: avete mai conosciuto una grande guerra in Europa nella quale non siamo stati risucchiati?”.
L’eccezionalismo americano ha evidentemente dato alla testa al commander in chief americano, che parla a proposito degli Usa non solo come di una grande potenza, ma come della più grande potenza della storia del mondo, ovviamente per grazia di Dio, il quale, come è noto, ha assegnato all’America il ruolo di guida del mondo e di faro della civiltà.
Subito dopo aver riscritto la storia, Biden avverte Israele che non deve occupare la Striscia di Gaza. Anche in questo caso, aria ai denti.
Non è pensabile che ci sia un solo politico israeliano che abbia in testa di occupare la Striscia di Gaza. Non avrebbe alcun senso, non solo per le reazioni internazionali, ma anche perché impraticabile. E’ probabile che Israele abbia in testa di entrare nella Striscia, di ripulirla dai tunnel, dai miliziani di Hamas e da tutte le armi presenti, per poi andarsene di corsa.
Mentre Biden conciona, pensando che tutto il mondo sia fatto di poveri allocchi, nel Medio Oriente si muovono attori politici che hanno occupato l’area grazie proprio alle rodomontate americane degli ultimi decenni.
Il ministro degli esteri iraniano Hossein Amirabdollahian da giorni sta facendo il giro dello sciismo militante a cui Teheran fornisce armi, addestramento e denaro. Hossein Amirabdollahian è stato a Baghdad, Beirut, Damasco e a Doha. L’Iran, pertanto, consolida la sua influenza nell’area.
Vladimir Putin ha avuto telefonate con Nethaniahu, con il siriano Bashar El Assad, con Mohammud Abbas, presidente dell’Anp, con Abdel Fatah al Sisi, presidente egiziano e con Ebrahim Raisi, leader iraniano, ponendosi come interlocutore per un cessate il fuoco e per un avvio di trattative per una soluzione politica.
E’ significativo che Nethaniahu, in contemporanea con la telefonata con Putin, abbia negato a Zelensky di andare in Israele. Messaggio chiaro anche agli Usa.
Anche il protagonismo di Putin è un segnale che la “Grande Idiozia” presenta il conto.
Nella logica geopolitica gestita dai clan Clinton e Bush, la Russia ha continuato ad essere il nemico primario, con la conseguenza di un continuo progressivo accerchiamento attuato con l’associazione di Paesi confinanti o ex appartenenti alla sfera sovietica alla Nato. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’idea di associare alla Nato l’Ucraina, mettendo i missili dell’Alleanza Atlantica sotto il naso di Mosca.
Gli Stati Uniti dei Dem e dei Rino hanno creato i presupposti per una guerra per procura a Mosca che, per quanto si può vedere, non ha prodotto alcun risultato concreto, se non un massacro del popolo ucraino, la perdita del Donbass e la distruzione dell’economia tedesca, ottenuta in primo luogo con le sanzioni boomerang alla Russia e con il taglio delle forniture russe del gas a basso costo a Berlino. Frantumato anche l’asse franco tedesco, forse unico risultato positivo per chi ne ha fatto le spese negli anni.
Valga l’esempio della Grecia, dove l’impoverimento è una triste realtà e dove le regole del lavoro, nel più vile silenzio del sindacato europeo, rasentano il servaggio della gleba.
La guerra in Ucraina ha sfiancato i Paesi dell’Unione Europea, già sottoposti alla follia delle politiche green di importazione americana, volute dalla finanza, dai miliardari sedicenti filantropi e dalle follie della sinistra radicale del Partito democratico.
Il risultato è quello di avere un’Europa debole, frantumata, imbelle, ossia un alleato disarmato e incapace di svolgere una qualsiasi azione coordinata e, al contempo, di aver gettato la Russia nelle braccia della Cina, la quale ha anche assunto un ruolo nel Medio Oriente, stringendo legami con i Paesi arabi e mediando i rapporti tra sciiti e sunniti.
Putin, ora, entra in scena come possibile attore di mediazione al di là delle ciance di Biden, sempre più sospeso in una bolla muscolare immaginifica che poco ha a che fare con la realtà.
A tentare di recuperare il recuperabile ci prova l’ebreo Blinken, segretario di Stato, che gira come una trottola tra le capitali del Medio Oriente, tentando di avere una posizione mediatoria che è sfuggita di mano.
Il fatto è che non c’è un piano per un futuro tra palestinesi e israeliani, al di là di quello che è ormai diventato solo un titolo: due popoli e due Stati.
Un piano lo aveva abbozzato Trump, ma Biden lo ha immediatamente messo da parte, avendo in testa di di riprendere i rapporti con l’Iran, dopo aver guastato quelli con l’Arabia Saudita.
Sabato il Cairo ospiterà un vertice internazionale per parlare di un possibile progetto di pace.
Non vi è dubbio che qualsiasi vertice dovrà tenere conto di attori come la Russia e la Cina, ormai ben presenti in Medio Oriente, così come in Africa, la qual cosa mette ulteriormente in discussione la politica Usa nei confronti di Mosca.
La Cina che ha gestito il riavvicinamento tra Riyadh e Teheran è in questo momento l’attore «nuovo» e ha preso chiaramente posizione ai favore dei palestinesi.
Non basta schierare due portaerei e spiegare al mondo, ritenuto un mondo di allocchi da imbambolare, che gli Usa sono la potenza mondiale più potente nella storia del mondo (poteva anche aggiungere della galassia) per trasformare il metaverso, nel quale vivono i Dem Usa, nella realtà.
La realtà è che si deve mettere in campo una seria azione diplomatica che tenga conto dell’intera ragnatela dei rapporti di forza, eliminando la propaganda idiota e l’uso delle varie entità sovranazionali, ormai impotenti, per abbindolare le masse.
In questo scenario fatto da Hamas, come regalo di Teheran a Russia e Cina, “l’Europa geopolitica – come scrive il Foglio -, che aspirava a diventare un attore globale grazie all’unità e determinazione mostrate durante la guerra della Russia contro l’Ucraina, è evaporata in appena una settimana”.
La risposta israeliana a Gaza ha creato una profonda spaccatura ai vertici delle istituzioni dell’Unione europea e tra gli stati membri.
La presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, ha espresso un sostegno incondizionato a Israele.
Dall’altra parte, Josep Borrell ha sottolineato in più occasioni la volontà di evitare l’escalation e condannato l’assedio di Gaza.
Per mettere un po’ d’ordine e ritrovare un equilibrio, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, è stato costretto a convocare un vertice straordinario dei leader, tenutosi ieri, e a negoziare una dichiarazione comune dei ventisette.
Dietro alle dichiarazioni del momento si agitano differenti linee di rapporti. In particolare la sinistra cosiddetta socialista europea è da sempre legata sia agli sciiti, ossia a Teheran, sia ai palestinesi, sia alla Cina.
Josep Borrell, l’argentino iberico che si occupa, purtroppo per noi, della diplomazia dell’Unione Europea, ha reso evidente la spaccatura verticale che divide l’Unione Europea e che non può che riflettersi sulla sua incapacità a svolgere un ruolo qualsiasi nello scontro geopolitico in atto.
Rimane, come sempre, in piena attività la linea dei finanziamenti ai palestinesi, i cui progetti, che valgono all’incirca il 10 per cento, rimangono attaccati a chi li fa, ossia a referenti europei di Bruxelles, mentre nessuno controlla cosa se ne faccia chi riceve il resto.
Sempre più difficile, per la coalizione che governa l’Unione, esprimere una qualsiasi politica che abbia un senso, salvo continuare ad esprimere idiozie a raffica, l’ultima delle quali è costringere gli agricoltori italiani a ridurre le produzioni di grano e di riso perché producono C02. Cosa diremo all’Ucraina? Che per entrare nell’Unione Europea dovrà fare a meno del grano perché è un pericolo per il clima?
Che ce ne facciamo dell’Unione Europea?
La “Grande Idiozia” presenta il conto.





