
“La Francia in assenza di gravità”, così scrive su Le Figaro Nicolas Baverez.
In altri termini la Francia è sospesa nel nulla.
“Alla fine delle elezioni del 2024 – afferma il commentatore di Le Figaro – la Francia resta il malato d’Europa e non ha né un progetto, né istituzioni funzionanti, né forze e base politica per avviarne la ripresa”.
“La Francia – prosegue Baverez – al termine dello scioglimento deciso contro ogni ragione da Emmanuel Macron e di una campagna elettorale sconnessa dalla realtà, si trova collocata in assenza di gravità. A titolo di chiarificazione politica, il nostro Paese cade nell’ignoto, quando dovrà organizzare i Giochi Olimpici, quando la Nuova Caledonia sarà di nuovo in fiamme, quando l’economia è ferma, quando il debito pubblico sarà posto sotto sorveglianza dalle agenzie di rating, mercati finanziari e i nostri partner europei”.
Quadro realistico di una situazione drammatica, resa ancora più drammatica da una possibile crisi istituzionale.
L’ammucchiata anti Le Pen rischia di tramutarsi in un Vietnam. E i francesi, di Vietnam ne sanno qualcosa.
Il Nuovo Fronte Popolare è appena uscito vittorioso dalle elezioni legislative che, come scrive Le Figarò, “una parte del campo presidenziale è già al lavoro per ottenere una maggioranza alternativa nell’Assemblea Nazionale”.
Ospite di France 2 ieri mattina, Yaël Braun-Pivet, ex presidente dell’Assemblea Nazionale, rieletta domenica, ha chiesto la formazione di una nuova “coalizione” di deputati. Cioè “un grande blocco centrale, repubblicano, progressista”.
“[I francesi] non volevano che un gruppo o una forza politica fosse egemone nell’Assemblea nazionale. Ci spingono ancora una volta a lavorare insieme, a trovare vie, compromessi, vie [verso] una coalizione ”, ha detto Yaël Braun-Pivet.
Il presidente del partito Orizzonti ed ex primo ministro Édouard Philippe, che già domenica aveva invitato le “forze politiche centrali” a “promuovere la creazione di un accordo”. Accordo che, ha chiarito, non “si può costruire né con la RRN né con la LFI”.
Yaël Braun-Pivet ieri mattina è stata chiara nel condividere quanto affermato da Édouard Philippe: “Sono d’accordo. Ho sempre detto che dobbiamo davvero essere alleati di persone che condividano i nostri valori e che condividano i nostri obiettivi. Questo non è né il caso della France insoumise, né il caso del Rassemblemant National”.
No a Mélenchon, no a Le Pen. Ricerca di una coalizione di centro, progressista. Per quanto riguarda il Fronte Popolare, un grazie per aver servito la causa della sconfitta di Le Pen e a casa. Alleati stagionali, servitori per l’occasione.


Ovviamente le posizioni che stanno emergendo fanno i conti con il truppone del Fronte Nazionale, accozzaglia messa insieme per contrastare il Rassemblement National, con partiti che non condividono gli stessi programmi.
Secondo i calcoli del quotidiano Le Monde, all’interno del Nouveau Front Populaire, la France insoumise di Jean-Luc Mèlenchon è la più rappresentata con 74 eletti ai quali si aggiungono 3 «dissidenti» del partito. Il Partito socialista avrà 59 deputati e gli Ecologisti 28. Il partito comunista ha eletto 9 parlamentari e Generation.s 5.
E’ chiaro che per costituire una possibile maggioranza chi sarà chiamato a formare il governo (non saranno né Mèlenchon, ne Le Pen) dovrà pescare nel Nouveau Front Populaire, che così entra già in fibrillazione. Anche se già c’è chi guarda a destra.
Nulla più delle immagini dà il senso di cosa è cambiato nell’Assemblea Nazionale francese dal 2017 ad oggi.

Composizione assemblea nazionale francese 2017

Composizione assemblea nazionale francese 2022

Composizione attuale dell’Assemblea Nazionale.
L’area gialla dei macroniani si è andata restringendo, mentre sono cresciute le destre e le sinistre. Trovare un pattuglione centrista che possa governare non sarà facile, salvo che Macron non si inventi un governo tecnico che va a cercare i voti di volta in volta o guardi a destra, ai Repubblicani, mettendosi contro la sinistra.
La prospettiva, infatti, secondo alcuni, è che Macron si allei con la destra moderata.
La destra moderata dei Repubblicani ha portato a casa oltre 60 deputati, che insieme ai 168 del gruppo presidenziale potrebbe offrire a Macron e ai suoi una situazione simile a quella vissuta negli ultimi due anni, in cui il governo non aveva una maggioranza assoluta, ma doveva di volta in volta, per ciascuna riforma, mediare con altri partiti.
Mediazione difficile, visto che sinistra e destra non avranno molta intenzione di collaborare a tenere in piedi la leadership di Macron.
Il ministro dell’interno di Macron Darmanin, comunque, supporta apertamente questa ipotesi: “Il Paese è a destra, dobbiamo governare a destra, senza allearci con il Nuovo Fronte Popolare”, ha detto dopo l’uscita dei risultati.
In effetti se le destre si fossero unite, come fatto dalla sinistra, rappresenterebbero il gruppo principale nel nuovo Parlamento. Il Rassemblement National è quello che ha raggiunto il miglior risultato come singolo partito. Allo stesso tempo, la collaborazione tra macronisti e Repubblicani non si era rivelata affatto funzionale negli ultimi due anni.
La Francia, come scrive Nicolas Baverez, è in assenza di gravità.





