Recensione del testo a cura di Margherita Parigini, Michele Spatafora e Daniele Stroppolo
Espressione più alta della vocazione “plurale” della letteratura, la saggistica si è affermata nel mondo della critica contemporanea.
Irrompe sulla scena culturale novecentesca al termine della ventata nichilista o, meglio, come reazione al nuovo nullismo dei primi decenni.
Reazione che si rivelerà particolarmente feconda nel riconoscimento di posizionamenti autoriali liberi, sdoganati, ai confini dell’anticonformismo.
Il libero arbitrio, la necessità stilistica, la parte costitutiva più libertaria, contribuiscono alla nascita del saggio come prodotto autentico, da contrapporre a una letteratura ancora troppo paludata, nonostante le varie sperimentazioni che subì nei primi anni del ventesimo secolo.
Sul piano qualitativo, il fenomeno costruisce il suo registro intellettuale che attraverserà i tempi lunghi della società e dei moduli culturali, riuscendo a contaminare, a ibridare, a compenetrare, aree difformi della tradizione.
L’opera, appena pubblicata da Quodlibet, è la storia di questo “dominio” culturale attraverso tredici contributi di figure della narrativa e della critica.
Il lettore ci potrà trovare Gadda, Croce, Montale, Morante, Calvino, Pasolini, Levi, Rossanda, per citare i più famosi.
Ognuno con un proprio approccio diverso, con una cifra culturale diversa, con una formazione precisa e univoca.
La forma del saggio nel Novecento italiano
Problemi, stili, figure
A cura di Margherita Parigini, Michele Spatafora e Daniele Stroppolo
Quodlibet Studio. Stilistica e storia della lingua letteraria





