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Guerra Iran – USA: andamento dei mercati in questi mesi

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andamento dei mercati

Wall Street segna nuovi record storici e il petrolio inizia a scendere

Mentre televisioni, analisti e social network continuano a discutere di bombardamenti, missili e rischio di escalation, i mercati finanziari stanno raccontando una storia molto diversa.

E, come spesso accade, sono proprio i mercati ad anticipare gli scenari futuri.

L’analisi elaborata da OpenIndustria sull’andamento dell’S&P 500 e del Brent tra febbraio e giugno 2026 mostra un dato sorprendente: durante le fasi più intense del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, Wall Street ha subito correzioni limitate, mentre appena sono emersi segnali di tregua o negoziato gli investitori hanno accelerato gli acquisti.

Il momento peggiore

Tra il 28 febbraio e il 30 marzo si registra la fase più critica:

• S&P 500 da circa 6.860 a 6.720 punti (-2%);
• brent da circa 78 a 107 dollari al barile (+37%);
• minacce sullo Stretto di Hormuz;
• coinvolgimento degli Houthi;
• timori per il 20% del petrolio mondiale che transita nel Golfo Persico.

Il 30 marzo rappresenta il punto di massima tensione. Gli investitori iniziano a prezzare uno scenario di guerra regionale allargata.

La svolta

L’8 aprile arriva il primo cessate il fuoco condizionato e la riapertura parziale di Hormuz.

Da quel momento il mercato cambia completamente lettura:

• S&P 500 da 7.050 a oltre 7.600 punti;
• Guadagno superiore all’8% in meno di due mesi;
• Nuovi massimi storici il 16 aprile;
• Petrolio che smette di salire e successivamente inverte la rotta.

Il messaggio è chiaro: gli investitori ritengono improbabile una guerra lunga capace di compromettere stabilmente le forniture energetiche globali.

Il dato più interessante: il petrolio

Il Brent raggiunge il massimo a circa 110 dollari al barile il 5 maggio.

Poi accade qualcosa che pochi osservatori si aspettavano:

• 29 maggio: memorandum preliminare di pace;
• 12 giugno: Trump sospende gli attacchi e annuncia un accordo imminente.

Risultato:

• brent da 110 a 89 dollari
• calo di quasi 20 dollari al barile
• riduzione di circa -19% in un mese

Un movimento enorme che riflette il venir meno del premio di rischio geopolitico.

Non hanno scommesso sulla vittoria di una parte, ma sulla convinzione che nessuno degli attori coinvolti abbia interesse a bloccare realmente il commercio energetico mondiale o a trasformare il confronto in una guerra regionale permanente.

Per questo motivo, mentre il dibattito pubblico parlava di Terza Guerra Mondiale, Wall Street segnava nuovi record storici e il petrolio iniziava a scendere.

In geopolitica esiste una regola antica: quando il denaro continua a entrare nei mercati e il petrolio smette di salire, spesso significa che gli investitori vedono già la fine della crisi prima dei governi, dei giornalisti e degli analisti televisivi.

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