L’Islam non protesta e la sinistra strumentalizza la legge Valditara sul Consenso informato
L’educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia il PD e la sinistra la chiamano disobbedienza civile.
A me viene invece in mente una celebre frase, da un testo che la sinistra saccheggia a piacere, secondo il bisogno del momento.
«Chi scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi del mare.»
Non è un’opinione, non è uno slogan da corteo. È il Vangelo di Matteo, capitolo diciotto, versetto sei: la sentenza più dura mai pronunciata da Cristo, riservata a una categoria sola. Chi usa i bambini.
A Budrio, provincia di Bologna, il Comune ha patrocinato un «Piccolo Pride».
Programma ufficiale: laboratorio di illustrazione erotica, definito dagli organizzatori «un ponte verso una nuova consapevolezza nella ricerca del piacere»; mercatino artigianale delle «eccellenze queer ed erotiche» con «sticker zozzi» in vendita.
Ma il bello arriva ora. L’area gioco affidata a Genderlens, associazione specializzata in «infanzia queer e trans», con talk sullo «scardinamento dell’eteronorma».
Tradotto dal gergo militante della sinistra, che crede che gli uomini possano partorire: insegnare ai bambini che la distinzione biologica tra maschio e femmina è un pregiudizio da abbattere e che i ruoli di padre e madre sono costruzioni sociali da demolire. Il tutto in un’area giochi.
I bambini erano presenti. Pensavano, probabilmente, di andare a una festa nel parco. Hanno trovato adulti incaricati di indottrinarli, nello stesso spazio in cui il Comune aveva patrocinato il laboratorio di illustrazione erotica. Ma un bambino non possiede gli strumenti per decodificarlo: lo subisce.
Non distingue un «ponte verso il piacere» da una violazione del proprio spazio. Non sa che cosa sia lo «scardinamento dell’eteronorma»: sa soltanto che gli adulti intorno a lui gli presentano quel materiale come normale.
Questo, nel lessico evangelico, si chiama scandalo: non l’indignazione di chi guarda, ma la pietra d’inciampo messa davanti ai piedi di chi non può evitarla.
Tre giorni prima di quello spettacolo, il Senato aveva approvato in via definitiva il disegno di legge Valditara sul consenso informato. Settantotto voti a favore, trentotto contrari.
Una norma che non sopprime alcun insegnamento, non vieta l’educazione sessuale, non proibisce quella affettiva. Si limita a stabilire che i genitori debbano essere informati e possano rifiutare progetti extracurricolari che prevedano la presenza di attivisti esterni.
Il genitore può dire no. Questo, per la sinistra italiana, è intollerabile.
Elly Schlein ha definito la legge «uno scempio» e ha annunciato la mobilitazione del Partito democratico.
A Genova, il sindaco Silvia Salis ha comunicato che i corsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia proseguiranno, cambiando semplicemente nome all’iniziativa. La legge li vieta in modo assoluto in quella fascia d’età, ma il dettaglio non le interessa.
A Roma, l’assessore alla Scuola Claudia Pratelli ha definito il consenso informato «una clava ideologica» e ha annunciato che il Comune non intende adeguarsi. Cittadinanzattiva si è spinta oltre, invitando esplicitamente alla «disobbedienza civile».
Il paradosso ha la perfezione geometrica dell’incoscienza. Invocano la disobbedienza civile gli stessi che pretendevano il carcere per chi rifiutava il vaccino.
Invocano la libertà di coscienza gli stessi che presentavano leggi regionali per discriminare i medici obiettori.
Invocano il diritto alla protesta gli stessi che si stracciavano le vesti quando, a destra, qualcuno propose la disobbedienza fiscale. La coerenza, evidentemente, non abita nelle sedi del progressismo italiano. Ma il punto non è la coerenza. Il punto è la destinazione.
C’è un silenzio che merita di essere ascoltato.
La comunità islamica non ha speso una parola contro l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia. Eppure, ha sempre il megafono in mano per chiedere la rimozione dei crocifissi dalle aule.
A Padova protesta contro un pupazzo di maiale nella vetrina di una salumeria. A Parigi il suo imam definisce i menu a base di maiale «un atto di esclusione simbolica». A Bologna ottiene tortellini e mortadella in versione halal.
Una religione che vieta la rappresentazione del corpo, che prescrive la separazione tra i sessi fin dall’infanzia, che punisce l’omosessualità, assiste muta mentre attivisti esterni propongono laboratori sul «piacere» e sullo «scardinamento dell’eteronorma» a bambini di cinque anni.
Il rigore coranico, evidentemente, conosce le pause. E le pause coincidono con le convenienze: il Partito democratico ha aperto le proprie liste elettorali ai candidati islamici.
Chi deve la propria rappresentanza politica a un partito non ne contesta la pedagogia. Neppure quando quella pedagogia calpesta ogni principio che la propria fede proclama.
Perché tanta furia contro il consenso informato? Perché la sola ipotesi che un padre o una madre possano esaminare un programma e decidere se il proprio figlio debba parteciparvi scatena una reazione da stato d’assedio?
Perché se un genitore avesse potuto visionare il programma del Piccolo Pride di Budrio prima di portarvi il proprio figlio, avrebbe detto no. Questo è il problema. Il no del genitore è l’unica barriera che sindaci, assessori e associazioni militanti non riescono ad abbattere per via legislativa.
Si osservi la traiettoria con la freddezza che merita. La legge approvata dal Parlamento non sottrae nulla a nessuno. Non chiude corsi, non cancella programmi, non espelle insegnanti.
Restituisce al genitore una facoltà elementare: sapere che cosa verrà proposto al proprio figlio e poter scegliere. Sette giorni di preavviso, materiali consultabili, consenso scritto. Nulla di eversivo, nulla di oscurantista. Una procedura che qualunque democrazia adulta considererebbe ovvia.
Per questo scendono in piazza. Per questo mobilitano i partiti. Per questo invitano alla disobbedienza civile. Per questo cambiano il nome dei corsi per eludere la norma. Non per una libertà negata. Per un accesso impedito.
Duemila anni fa, un uomo che parlava ai pescatori del lago di Tiberiade trovò per questa fattispecie le parole più definitive che la civiltà occidentale abbia prodotto.
Non previde attenuanti, non concesse eccezioni, non ammise il beneficio delle buone intenzioni. Chi scandalizza i piccoli merita la macina al collo e il fondale del mare. Il resto è disobbedienza al Padre.





