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Europa prova a entrare nel negoziato, Mosca non riconosce il suo ruolo

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Ancora incerto il peso reale dell’Europa nei futuri equilibri del continente

La visita a Mosca degli ambasciatori di Francia, Germania e Gran Bretagna, il cosiddetto formato E3, avrebbe dovuto rappresentare il primo passo di una rinnovata iniziativa diplomatica europea dopo il vertice di Londra con Volodymyr Zelensky.

Il risultato, almeno sul piano formale, è stato prevedibile.

Il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin ha accusato i tre Paesi di aver perseguito politiche ostili e distruttive nei confronti della Russia, mentre la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha liquidato l’iniziativa sostenendo che l’Occidente continua a parlare di pace imponendo, però, condizioni che Mosca considera inaccettabili.

Dietro lo scambio di dichiarazioni, tuttavia, emerge un problema, chi rappresenta davvero l’Europa quando si parla di una possibile architettura negoziale per la guerra in Ucraina?

Il formato E3 nasce dalla constatazione che l’Unione Europea continua a mostrare difficoltà nel definire una linea unitaria nei confronti della Russia.

Alcuni governi, in particolare nell’Europa orientale e baltica, ritengono prematuro qualsiasi tentativo di apertura verso Mosca proprio nel momento in cui il Cremlino appare sottoposto a crescenti pressioni economiche e militari.

Altri ritengono invece necessario iniziare a costruire fin d’ora un quadro politico per l’eventuale fase negoziale. Francia, Germania e Gran Bretagna stanno cercando di occupare uno spazio che le istituzioni europee non sono ancora riuscite a definire.

Si aggiunge anche il problema che la loro iniziativa non gode di un mandato formale dei Ventisette paesi e, non sembra essere riconosciuta dalla controparte russa come interlocuzione realmente rappresentativa.

Bruxelles continua il dibattito su quale possa essere il formato più efficace per portare la voce europea al tavolo delle trattative. Alcuni osservatori guardano all’E3, altri ritengono più equilibrata una formula allargata, l’E5, che includerebbe anche Italia e Polonia, rafforzando la legittimità politica di qualsiasi iniziativa futura.

Non a caso il commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius ha indicato proprio un nucleo di questo tipo come possibile embrione di un futuro Consiglio di Sicurezza Europeo.

Con Donald Trump sempre più concentrato sulle crisi del Medio Oriente e sulla crescente tensione con l’Iran, le principali capitali europee sembrano voler dimostrare che il continente è pronto ad assumersi una quota maggiore di responsabilità nella gestione del conflitto ucraino.

Il messaggio rivolto alla Casa Bianca appare piuttosto chiaro, se Washington considera la guerra in Ucraina una questione prevalentemente europea, allora l’Europa è pronta a muoversi anche sul terreno diplomatico.

Da questo punto di vista, la missione dell’E3 non va letta tanto per i risultati immediati ottenuti a Mosca, quanto come un segnale politico indirizzato contemporaneamente al Cremlino e agli Stati Uniti.

Alla Russia per ricordare che l’Europa intende rivendicare un ruolo nei futuri assetti di sicurezza del continente. Agli Stati Uniti per dimostrare che il sostegno a Kiev non si limita agli aiuti economici e militari, ma comprende anche la volontà di costruire un percorso politico.

Resta, però, una domanda fondamentale, l’Europa sta davvero costruendo una propria strategia negoziale oppure sta semplicemente cercando di colmare il vuoto lasciato dal progressivo disimpegno americano?

È probabilmente da questa risposta che dipenderà il peso reale dell’Europa nei futuri equilibri del continente.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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