Proemio: la questione della Contro-Iniziazione
Vi sono libri che non si possono leggere con distacco accademico, poiché il loro oggetto – la spiritualità deviata, l’esoterismo contraffatto, la falsificazione dell’Assoluto – pone il lettore dinanzi a una problematica esistenzialmente urgente ancor prima che teoricamente interessante.
“Vettori della contro-iniziazione – Percorso e destino della spiritualità invertita” di Charles Upton, edito in lingua originale da Sophia Perennis nel 2012 e adesso disponibile al lettore italiano per i tipi di Arŷa Edizioni, a cura di Eduardo Ciampi e con la Prefazione di Flavio Piero Cuniberto, è precisamente uno di questi libri1.
Esso si situa all’intersezione di due tradizioni intellettuali che di rado s’incontrano con tale fecondità: la cosiddetta Scuola Tradizionalista o Perennialista, ispirata all’opera di René Guénon2, insieme a quella, più eterogenea e spesso dottrinalmente meno rigorosa, degli investigatori del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale e delle organizzazioni occulte del potere moderno.
L’operazione di Upton è nobile nelle intenzioni e generalmente acuta nell’esecuzione: egli intende fornire ai ricercatori del secondo campo la profondità metafisica del primo e ai perennialisti la documentazione sociologica e politica del secondo.
Il risultato è un testo di notevole complessità, che richiede un lettore disposto a muoversi con eguale disinvoltura fra la dottrina guénoniana dei cicli cosmici, la storia della Massoneria e dei Templari, la fenomenologia New Age, l’ermeneutica coranica, nonché l’analisi dei programmi di ricerca delle agenzie di intelligence sui fenomeni paranormali.
Il presente scritto si propone di esaminare succintamente il testo di Upton non soltanto nella sua struttura interna, ma soprattutto nel quadro del sistema guénoniano da cui esso deriva e al quale – non sempre senza tensioni – si riallaccia.
I. René Guénon e il concetto di Contro-Iniziazione
Per comprendere Upton, come detto, occorre risalire alla sorgente: René Guénon (1886-1951), la cui opera costituisce la fondazione della metafisica tradizionale nel Ventesimo secolo, elaborò il concetto di “contro-iniziazione” nel suo senso più rigoroso e definitivo nell’opera Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi3, che resta a tutt’oggi uno dei più penetranti tentativi di interpretare metafisicamente la “mostruosa anomalia storica” della modernità insieme a La Crisi del Mondo moderno4.
Nella visione del metafisico francese, la “contro-iniziazione” «risponde a un disegno propriamente “satanico”, cioè tende a sviluppare l’essere in un senso che va a ritroso della spiritualità; quanto alla sua azione generale nel mondo, pretende di andare contro la realizzazione del piano divino, la qual cosa d’altronde è obbligatoriamente illusoria, giacché nulla può opporvisi realmente, e anzi, tutto, volente o nolente, vi contribuisce.
Le cose che riguardano la “contro-iniziazione” sono, d’altronde, quasi inevitabilmente unite alla mistificazione, giacché non possono darsi per quello che sono realmente»5.
Guénon, inoltre, ha chiarito opportunamente come sia certo «che la “contro-iniziazione” cerca sempre di stabilirsi soprattutto là dove vi sono delle possibilità in senso contrario, per cercare di opporsi al loro sviluppo, o ancora dove sono esistiti anticamente dei centri spirituali, al fine di approfittare di quello che possono avere di speciale per favorire la diffusione di influenze psichiche»6.
Per Guénon, la Storia universale si articola secondo la dottrina ciclica dei Manvantara7: il nostro ciclo cosmico, il Kali-Yuga o “età oscura”, è caratterizzato da una progressiva “solidificazione” del mondo, ossia da una dominanza sempre più esclusiva del polo quantitativo dell’esistenza a discapito del polo qualitativo.
La modernità non è semplicemente un errore filosofico o un declino morale: essa rappresenta l’espressione necessaria di una legge cosmica, la manifestazione di ciò che Guénon ha denominato, appunto, “il Regno della Quantità”.
In tale contesto, le influenze spirituali autentiche – legate alla verticalità della Tradizione Primordiale ed alle sue ramificazioni storiche nelle varie tradizioni rivelate – si ritirano progressivamente, creando uno spazio che viene occupato da forze di natura radicalmente differente8.
È su questa base guénoniana che Upton elabora una sistematizzazione ternaria propria, distinguendo tre livelli distinti di opposizione all’ordine tradizionale.
Il primo è ciò che egli chiama Anti-Tradizione, ossia il materialismo, il razionalismo, il secolarismo: forze che negano la dimensione spirituale dell’esistenza e che, per questa stessa ragione, non possono essere veicolo di influenze sottili negative di natura superiore.
Il secondo livello è la Contro-Tradizione, che costituisce la controparte rovesciata della Tradizione autentica: essa non nega il sacro, ma lo inverte, lo parodia, lo trasforma in un suo simulacro maleficato.
Il terzo e più profondo livello è quello della Contro-Iniziazione propriamente detta intesa come organizzazione occulta che possiede, secondo Guénon, una reale conoscenza esoterica di natura inferiore, derivata da fonti sub-umane, che la utilizza per scopi che coincidono con l’accelerazione della dissoluzione ciclica.
Guénon argomentava che il regno della quantità, giunto alla sua fase terminale, non lascerà il posto a una rinascita spirituale genuina, bensì alla manifestazione di una “contro-tradizione” che invertirà e parodierà sistematicamente la Tradizione autentica.
Questa “grande parodia” finale – polo speculare invertito del sacro – coincide con ciò che le tradizioni abramitiche designano come il “regno dell’Anticristo”9.
Simile architettura concettuale è il fondamento teorico sul quale Upton costruisce il proprio edificio10. Tuttavia Upton – e questo è il punto su cui occorre soffermarsi – non è un semplice divulgatore di Guénon, ma un autore dotato di una prospettiva peculiare, profondamente influenzata dalla sua affiliazione al Sufismo islamico, dalla sua lettura della tradizione cristiana ortodossa (in particolare, la presenza ricorrente nel libro di Seraphim Rose, il monaco ortodosso americano11), nonché da un approccio alla questione escatologica che è più direttamente engagé di quanto Guénon avrebbe probabilmente approvato.
II. I sei caratteri della Contro-Iniziazione secondo Upton
Uno dei contributi più originali di Upton al campo degli studi tradizionalistici consiste nell’aver sistematizzato in sei caratteri distinti la fenomenologia della Contro-Iniziazione.
Questa sistematizzazione, che va al di là di quanto Guénon avesse esplicitamente formulato, merita un esame attento, giacché essa costituisce il fil rouge dell’intero volume ed illumina retrospettivamente molti dei casi particolari che l’autore analizza.
1. Il sincretismo
Il primo carattere è il sincretismo, ossia la dissoluzione delle differenze dottrinali fra le tradizioni rivelate in nome di una presunta unità superiore. Guénon aveva già individuato in questa tendenza – ampiamente rappresentata nella Società Teosofica di Helena Petrovna Blavatsky, analizzata con impietosa precisione nel suo Le Théosophisme: histoire d’une pseudo-religion (1921) – uno dei sintomi più inequivocabili della deviazione spirituale12.
Il sincretismo non è l’universalismo metafisico dei grandi dottori della Tradizione (si pensi all’Ibn ‘Arabī degli Fuṣūṣ al-Ḥikam o al Maestro Eckhart dell’identità dell’anima con la Deità): al contrario, è la negazione di ogni particolarità formale, la riduzione di ogni forma tradizionale a un vago “spirituale” che non impegna più nulla e non trasmette più nulla.
Nel saggio Il sincretismo, Elémire Zolla ha proposto una riabilitazione filosofica del termine, rovesciandone il segno polemico originario: il sincretismo designerebbe la capacità, propria di determinate epoche e temperamenti, di cogliere al di là della divergenza dei significanti l’unità dei significati, secondo una prospettiva metafisica analoga alla geometria proiettiva, in cui tutte le linee convergono nel punto di fuga.
Il fondamento filosofico è individuato nel Fedro platonico, ove Socrate insegna che la parola scritta è «segno di un segno», irrimediabilmente lontana dal significato vivo, trasmissibile solo nell’interiorità viva delle scuole.
Su questo principio Zolla legge come un’unica corrente sotterranea l’Accademia platonica, la tradizione ishrāqī persiana, il Rinascimento fiorentino di Ficino e Pico, nonché il comparativismo settecentesco di Sir William Jones.
Nel pensiero indiano egli ravvisa il modello più coerente: i sei darśana convergono tutti verso la liberazione (mokṣa); e nel non-dualismo advaita gli opposti coincidono così radicalmente da rendere il sincretismo l’unica prospettiva realmente sussistente.
La sintesi conclusiva è offerta dalla filosofia di Toshihiko Izutsu, che situa ogni concetto nei quattro universi metafisici del vedānta, del taoismo, del neoplatonismo e del sufismo, nell’intento di dimostrare come la rete concettuale così ottenuta coincida con la mappa dell’esperienza estatica sciamanica: i significati metafisici sono, in ultima istanza, vissuti nell’estasi13.
La prospettiva di Zolla diverge in modo strutturale da quella di Guénon, tuttavia, il quale distingue con fermezza fra sintesi e sincretismo, ritenendo quest’ultimo un procedimento essenzialmente profano.
Per Guénon il sincretismo non è che una giustapposizione esteriore di elementi eterogenei, privi di un principio unificante interno – una «sorte de “mosaïque” de débris traditionnels» – laddove la vera sintesi procede invece dall’interno, dai princìpi metafisici verso le forme, anziché dalla periferia verso il centro.
Per Guénon, la confusione tra le forme tradizionali è non soltanto intellettualmente fallace, ma iniziaticamente pericolosa: il mescolare riti appartenenti a tradizioni diverse provoca un conflitto di influssi psichici incompatibili, cosicché il sincretismo diviene lo strumento privilegiato della pseudo-iniziazione e, in ultima istanza, della contro-iniziazione.
La differenza appare, dunque, radicale: ciò che Zolla celebra come apertura metafisica – la capacità di scorgere l’unità dei significati al di là della diversità dei significanti – è per Guénon legittima unicamente a condizione che derivi da una realizzazione effettiva dell’unità principiale, non da un’operazione comparativa condotta “dall’esterno”.
L’uomo che ha raggiunto il centro può praticare indistintamente tutte le forme perché le ha trascese; chi non vi è giunto, ma pretende ugualmente di mescolarle, non compie sintesi ma sincretismo, nella precisa accezione deteriore del termine.
In questo senso la posizione guénoniana non contraddice quella zolliana quanto all’esito metafisico – l’unità principiale di tutte le tradizioni autentiche – ma ne contesta radicalmente il metodo e il punto di partenza14.
Upton mostra con dovizia di esempi come il sincretismo della New Age – e del cosiddetto “movimento interreligioso” nella sua versione deviata – non promuova affatto la comprensione reciproca fra le tradizioni, ma le svuoti invece sistematicamente del loro contenuto iniziatico, rendendole materia plasmabile per finalità estranee alla loro essenza.
La differenza fra la dottrina guénoniana dell’Unità Trascendente delle Religioni – termine peraltro successivamente coniato da Frithjof Schuon – e il sincretismo New Age risiede precisamente nel fatto che la prima presuppone l’integralità di ciascuna forma tradizionale come condizione per ascendere al principio comune, mentre il secondo liquida le forme come ostacoli alla “evoluzione spirituale” collettiva.
2. L’inversione della gerarchia
Il secondo carattere è l’inversione della gerarchia, che Upton interpreta tanto sul piano metafisico quanto su quello sociologico. Sul piano metafisico, si tratta della sostituzione dell’ordine verticale (dall’alto verso il basso, dal Principio alla manifestazione) con un ordine orizzontale o addirittura ascendente dal basso verso l’alto: l’idea, immanentista per eccellenza, che il divino si produca nel processo evolutivo dell’umanità, che esso emerga dalla materia e dalla storia piuttosto che discendere sulla storia come dono della Grazia o della Barakah.
Sul piano sociologico, simile inversione si traduce nella sistematica squalificazione di ogni autorità tradizionale – spirituale, dottrinale, gerarchica – in favore di una presunta “democrazia spirituale” la quale, in realtà, non fa altro che sostituire l’autorevole con il popolare, il rigoroso con il sentimentale.
Guénon aveva analizzato siffatta tendenza con acutezza insuperata nel suo Aperçus sur l’Initiation, in cui aveva mostrato come l’iniziazione autentica presupponga necessariamente una catena di trasmissione verticale e regolare – la silsilah sufica, la catena apostolica cristiana, la filiazione operativa massonica nell’interpretazione guénoniana più favorevole – e come, per contro, qualsiasi auto-iniziazione rappresenti una contraddizione in termini: non già un percorso alternativo ma semplicemente l’assenza di ogni percorso15.
3. L’esoterismo deviato
Il terzo carattere – l’esoterismo deviato – è forse il più sottile ed il più pericoloso. Esso non consiste nella negazione dell’esoterismo autentico, infatti, bensì nella sua appropriazione fraudolenta: nella costruzione di sistemi che adottano la terminologia, i simboli e i riti dell’esoterismo tradizionale, ma li svuotano del loro contenuto soteriologico e li riempiono di un contenuto affatto diverso, di carattere psicologistico, tecnico, o esplicitamente magico nel senso deteriore del termine.
Guénon aveva dedicato a tale fenomeno alcune delle sue pagine più pregnanti negli scritti poi raccolti in Studi sulla Massoneria e il Compagnonaggio (la cui versione francese venne pubblicata postuma nel 1964-65), dove aveva operato una distinzione fondamentale tra la Massoneria come struttura rituale potenzialmente veicolo di una regolare trasmissione iniziatica – nella misura in cui conserva riti di origine autentica e non deformata – e la Massoneria come fenomeno sociologico e politico moderno, che sovente ha trasformato questi stessi riti in strumenti di potere temporale, svuotandoli della loro funzione propriamente iniziatica16.
Upton estende simile analisi, mostrando come il fenomeno dell’esoterismo deviato abbia attraversato nel Ventesimo secolo diverse trasformazioni: dall’occultismo teosofista all’antroposofia steineriana, dalla Wicca neopagana all’utilizzo della ricerca psichedelica da parte delle varie agenzie di intelligence.
4. Prevalenza della trasmissione temporale sulla discesa verticale della Rivelazione
Il quarto carattere, forse il più strettamente guénoniano tra tutti quelli elencati da Upton, riguarda il rapporto fra la trasmissione orizzontale – quella che si trasmette da un essere umano all’altro nel tempo – e la discesa verticale – quella che proviene dall’alto, dall’intelletto puro o da ciò che le tradizioni religiose chiamano Rivelazione.
Nella Tradizione autentica, la trasmissione orizzontale è necessaria ma secondaria: essa è il mezzo attraverso cui la discesa verticale diventa accessibile all’uomo concreto, situato nello spazio e nel tempo.
Nella Contro-Iniziazione, la trasmissione orizzontale si autonomizza e si assolutizza: il lignaggio, la filiazione, la “tradizione” intesa come catena di maestri e discepoli diventa fine a se stessa, sganciata da qualsiasi riferimento a un principio trascendente che la fondi e la legittimi.
Upton scorge in tale fenomeno la radice del problema templare – e qui il suo discorso si fa storicamente delicato – e di buona parte dell’occultismo europeo dei secoli XVIII e XIX, in cui si assiste a una proliferazione di “iniziazioni” e “consacrazioni” che si trasmettono indefinitamente ma che non possono trasmettere nulla di essenziale in quanto non hanno più nulla di essenziale da trasmettere.
5. La riduzione della religione all’utilitarismo e dell’esoterismo alla tecnica
Il quinto carattere – la riduzione della religione al puro utilitarismo e dell’esoterismo alla tecnica – colpisce al cuore una delle tendenze più caratteristiche della modernità spirituale: la trasformazione della preghiera in tecnica di rilassamento, della meditazione in strumento di performance cognitiva, del rito in evento terapeutico.
Ciò che si potrebbe definire “prometeismo spirituale” – l’idea che l’uomo possa, attraverso tecniche appropriate, impadronirsi di forze soprannaturali e piegarle al servizio dei propri fini – è precisamente questa riduzione dell’atto spirituale a procedura strumentale.
L’analisi di Upton in questo campo è particolarmente acuta quando si occupa del fenomeno della ricerca psichedelica sponsorizzata dall’intelligence americana (progetto MKUltra e derivati) come tentativo di replicare artificialmente stati alterati di coscienza analoghi a quelli prodotti dalla via contemplativa, ma senza la dimensione purificatrice, senza la disciplina ascetica, senza il contesto dottrinale che soli possono garantire l’integrità e la sicurezza di tali stati.
Il risultato, documentato dall’autore con riferimenti precisi, è stato non la liberazione delle potenzialità spirituali dell’uomo, ma piuttosto la sua esposizione a livelli del mondo sottile che, senza le protezioni appropriate, producono non già illuminazione ma dissoluzione psichica.
6. L’applicazione aberrante delle norme della via individuale all’evoluzione collettiva
Il sesto e ultimo carattere è, per molti versi, il più sottile: esso consiste nel trasferire le categorie proprie della via spirituale individuale – il progressivo superamento dell’ego, l’espansione della coscienza, la realizzazione dell’Uno – all’intera collettività umana considerata come soggetto di un’evoluzione spirituale cosmica.
Questa trasposizione, apparentemente generosa e inclusiva, produce in realtà una conseguenza paradossale: poiché la via individuale richiede la morte simbolica dell’ego personale, la sua applicazione collettiva si traduce nella morte dell’individuo come tale; ossia, nella sua dissoluzione in una totalità organica gestita da chi si arroga il ruolo di guida dell’“evoluzione spirituale dell’umanità”.
Upton mostra come questa struttura ideale sottenda movimenti apparentemente diversissimi fra loro: certi aspetti del transumanesimo, dell’ecologismo nella sua versione più radicale (quella che riduce l’uomo a parassita del pianeta da eliminare piuttosto che a custode responsabile della Creazione), nonché di alcuni orientamenti del movimento “interfedi” nella loro deriva collettivista.
Il comune denominatore è sempre la medesima negazione dell’irriducibilità della persona e del suo rapporto verticale e diretto con il Principio trascendente.
III. Guénon, il Teosofismo e la diagnosi della pseudo-religione
Una delle sezioni più efficaci del libro di Upton – e una di quelle in cui la sua dipendenza critica da Guénon risulta più visibile e più feconda – è quella dedicata al movimento teosofico e alle sue varie derivazioni.
Guénon aveva consacrato a questo tema il suo primo grande lavoro polemico, il già rammentato Le Théosophisme, un’opera di straordinaria acribia documentaria che rimane insuperata come demistificazione sistematica del movimento fondato da Madame Blavatsky.
La tesi guénoniana è rigorosa: il Teosofismo non è semplicemente un sincretismo superficiale o una credulità in buona fede. Esso è il risultato di un’operazione deliberata di falsificazione della dottrina orientale per scopi che il metafisico francese ritiene incompatibili con qualsiasi aspirazione spirituale autentica.
I “Mahatma” della Blavatsky non sono Maestri dell’Adyar: essi sono, nella migliore delle ipotesi, essenze psichiche del mondo intermedio (quello che le tradizioni islamiche, soprattutto in area iranico-sciita e akbariana, chiamano ‘ālam al-khayāl e le tradizioni neoplatoniche το μεταξύ17) presentate come guide spirituali di rango cosmico; nella peggiore, comunicazioni deliberatamente prodotte e manipolate da chi intendeva creare uno strumento di deviazione spirituale su scala mondiale. Da qui, anche la sua denuncia della spiritualità invertita che si annida nel cosiddetto “spiritismo”18.
Upton eredita simile diagnosi e la approfondisce. Egli nota che il movimento teosofico – e le sue derivazioni (Antroposofia, Agni Yoga, Alice Bailey e, infine, l’intera galassia new age) – presenta una struttura interna coerente che non è quella di un errore casuale ma quella di una sistematica inversione dei valori tradizionali: il principio della gerarchia rovesciato nell’idea di una “Evoluzione”, che procede inevitabilmente verso il meglio; il principio della discesa verticale del Sacro invertito nell’idea di un’“ascesa” dell’umanità verso la divinità per proprie forze; il principio della discontinuità qualitativa fra le tradizioni rivelate capovolto nell’idea di un’unica “Saggezza Antica” di cui esse sarebbero varianti culturali.
La pseudo-iniziazione agisce esattamente come una vaccinazione difettosa: inocula nell’aspirante spirituale una quantità sufficiente di elementi tradizionali autentici per provocare in lui l’illusione dell’immunità, ma non sufficiente a produrre la reale protezione; e, nel frattempo, lo rende impermeabile alla trasmissione autentica.
Questa metafora illumina una dinamica fondamentale: la Contro-Iniziazione non è semplicemente assenza di iniziazione, ma iniziazione sostituita, che produce uno stato spirituale più pericoloso dell’ignoranza semplice giacché si accompagna alla certezza soggettiva dell’acquisizione.
IV. La Massoneria fra iniziazione e deviazione
Nessun tema è più delicato, nel campo degli studi tradizionali, di quello della Massoneria. E nessun autore lo ha affrontato con maggior sottigliezza e maggiori rischi di Guénon, che dedicò alla questione numerosissimi scritti, poi raccolti nei due volumi degli Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage pubblicati postumi nel 1964-65, recentemente ripubblicati in edizione bilingue19.
La posizione guénoniana sulla Massoneria viene spesso fraintesa, sia da parte sia dei suoi detrattori sia di certi suoi ammiratori frettolosi. Guénon non era un apologeta della Massoneria tout court, né tanto meno un suo critico aprioristico.
La sua tesi è strutturalmente più complessa: la Massoneria operativa del Medioevo – legata alle corporazioni di costruttori di cattedrali gotiche – era veicolo di una trasmissione iniziatica autentica, derivata da fonti precristiane (il Compagnonaggio) e quindi integrata nell’ambito della civiltà cristiana medioevale.
La trasformazione della Massoneria da operativa a speculativa, sancita ufficialmente dallo scisma del 1717 con cui venne fondata la Gran Loggia di Londra e Westminster, rappresenta per Guénon un punto di svolta ambiguo: da un lato, la conservazione formale dei riti e dei simboli; dall’altro, lo smarrimento progressivo del loro contenuto operativo e la loro reinterpretazione riduttiva in chiave morale, filosofica, o politica20.
Guénon riteneva che la catena di trasmissione non fosse stata necessariamente interrotta dalla trasformazione speculativa – i riti conservano una efficacia indipendente dalla comprensione intellettuale che ne hanno i loro celebranti – ma che essa fosse seriamente compromessa e, in talune obbedienze, definitivamente perduta21.
In risposta alla tesi evoliana del “sovversivismo” massonico, egli affermava esplicitamente: «Non possiamo seguirlo su questo punto e ci rammarichiamo che si sia astenuto dallo studiare più a fondo la questione delle origini, giacché avrebbe potuto rendersi conto che si tratta effettivamente di un’organizzazione iniziatica autentica, che ha solamente subito una degenerazione; l’inizio di questa degenerazione è, come abbiamo sovente affermato, la trasformazione della Massoneria operativa in Massoneria speculativa, ma non si può parlare qui di discontinuità: anche se vi fu uno “scisma”, la filiazione non viene interrotta per questo e resta legittima malgrado tutto; la Massoneria non è un’organizzazione fondata agli inizi del XVIII secolo e, per giunta, l’incomprensione dei suoi aderenti e persino dei suoi dirigenti non altera in alcun modo il valore intrinseco dei riti e dei simboli di cui essa rimane la depositaria»22.
Ciò che interessava al metafisico francese, semmai, era la possibilità di una rettificazione: ovvero, l’idea che un Massone di buona volontà e di adeguata preparazione intellettuale potesse “riattivare” la valenza iniziatica dei simboli attraverso la loro corretta interpretazione secondo i principi della Tradizione.
Upton accoglie simile posizione, sviluppandola però in una direzione più esplicitamente critica. Il suo argomento principale è che la Massoneria moderna – soprattutto in quelle obbedienze maggiormente legate alla cultura illuminista e alle correnti libertarie del Diciottesimo secolo – sia divenuta non semplicemente un contenitore di riti ormai privati di contenuto, ma addirittura un vettore attivo di quella che Guénon definiva “contro-tradizione”: non la negazione della spiritualità, dunque, ma certamente la sua parodia sistematica. Upton nota simile processo culminare in quei riti che hanno mescolato elementi massonici tradizionali con alchimia, cabala ermetica e magia cerimoniale in un amalgama che non possiede più nulla della sobrietà simbolica delle origini operative.
Questa analisi è storicamente fondata – la storia interna della Massoneria degli alti gradi risulta effettivamente intrecciata con movimenti occultistici di varia natura – tuttavia rischia di risultare troppo unilaterale.
Ciò che manca, in Upton, è una considerazione adeguata della variabilità interna al fenomeno massonico: esistono obbedienze e logge che hanno conservato una seria attenzione al simbolismo e alla pratica contemplativa, le quali non possono venire semplicemente accomunate alle degenerazioni occultiste che tanto Upton quanto Guénon criticano a ragione.
Considerazioni conclusive: il discernimento come virtù intellettuale
Giunti al termine di questo percorso critico, s’impone una valutazione complessiva che non sfugga alla duplice responsabilità dello studioso: riconoscere il valore genuino di un’opera e, nel medesimo tempo, indicarne con franchezza i limiti metodologici e dottrinali.
Il contributo di Charles Upton al campo degli studi tradizionalisti è, in larga misura, autentico e prezioso. La sua capacità di muoversi con disinvoltura fra piani analitici assai eterogenei – la metafisica guénoniana dei cicli cosmici, la storia delle organizzazioni occultistiche, la fenomenologia del New Age, la teologia escatologica cristiana e islamica – produce una sintesi rara, che permette di scorgere connessioni strutturali tra fenomeni che un approccio accademico convenzionale tende a isolare in compartimenti stagni.
La sistematizzazione in sei caratteri della Contro-Iniziazione rappresenta, in particolare, un contributo originale che va al di là di quanto Guénon avesse esplicitamente formulato, offrendo strumenti concettuali utili per orientarsi nell’ambiente spiritualmente caotico della contemporaneità.
I limiti dell’opera sono altrettanto reali, tuttavia, e occorre affrontarli. Il primo è di ordine metodologico: in quale misura è legittimo interpretare fatti storici acclarati attraverso una griglia metafisica che è, per sua natura, non falsificabile?
La risposta più onesta è che ciò costituisce un problema irrisolto in tutta la letteratura tradizionalista, da Guénon a Schuon a Nasr, e Upton non fa eccezione. La metafisica tradizionale fornisce una chiave interpretativa di straordinaria potenza, ma non offre criteri empirici per distinguere le sue applicazioni legittime da quelle eccessivamente estese: ogni fenomeno che si presti a una lettura negativa può essere incorporato nella narrativa della Contro-Iniziazione; e la narrativa stessa rischia di acquisire, nel peggior caso, i tratti di una visione paranoica della Storia.
Il secondo limite riguarda la tensione fra la prospettiva guénoniana – fondamentalmente indifferente all’escatologia personale, interessata alla metafisica pura più che alla teologia rivelata – e quella di Upton, profondamente radicato nella tradizione islamica e simpateticamente orientato verso quella cristiana ortodossa, il quale tende a introdurre nel quadro guénoniano elementi di escatologia personale che non sempre vi si integrano senza attrito; con il risultato di un’ibridazione teoricamente non del tutto risolta fra metafisica ciclica di sapore vedantico e prospettiva escatologica di matrice abramitica.
Il quesito che il libro – e, più in generale, l’intera tradizione degli studi sulla Contro-Iniziazione inaugurata da Guénon – lascia infine aperto è quello del discernimento: come si riconosce, in concreto, la spiritualità deviata da quella autentica? Come si distingue il sincretismo deteriore dall’universalismo metafisico genuino, come si differenzia l’esoterismo deviato dalla trasmissione iniziatica regolare?
Guénon aveva risposto a tali domande privilegiando criteri formali: la regolarità della catena di trasmissione, la coerenza dottrinale con i princìpi metafisici universali, la presenza di riti di origine non riducibile alla semplice iniziativa umana. Upton vi aggiunge criteri sostanziali: la presenza o assenza di una reale trasformazione interiore, la tendenza a liberare o a vincolare il praticante, l’orientamento verso il trascendente o verso il potere temporale.
Entrambi i set di criteri risultano certamente necessari ma non sufficienti; e la loro applicazione rimanda sempre a un giudizio prudenziale che non può essere completamente formalizzato. In questo senso il libro di Upton non appare soltanto un’analisi della Contro-Iniziazione, ma anche un invito al discernimento: a quella virtù intellettuale e spirituale che le tradizioni designano con nomi diversi e che consiste nella capacità di distinguere il Reale dall’Apparente, il Sacro dal Sacrilego, la luce dall’ombra che ne imita la forma.
L’opera di Upton offre al lettore uno strumento prezioso per coltivare siffatta virtù: non una risposta definitiva, ma una mappa delle insidie. Il che è, forse, quanto di più onesto e di più utile un libro su questo tema possa ragionevolmente ambire ad essere.
Note
1 Cfr. Charles Upton, Vectors of the Counter-Initiation: The Course and Destiny of Inverted Spirituality, Ghent (NY), Sophia Perennis, 2012, trad. it. Vettori della Contro-Iniziazione. Percorso e destino della spiritualità invertita, Prefazione di Flavio Piero Cuniberto, A cura di Eduardo Ciampi, Genova, Arŷa Edizioni, 2026.
2 Si veda la collana “L’Anello d’Oro” dell’Associazione Culturale Logos, affermatasi ormai come l’edizione di riferimento ufficiale per le opere di René Guénon, pubblicate in versione bilingue originale-italiano, sul testo dell’ultima edizione rivista dall’Autore (L’Anello d’Oro – A. C. Logos).
3 Cfr. René Guénon, Le Règne de la Quantité et les Signes des Temps, Paris, Librairie Gallimard, 1950 [1ª edizione: 1945], trad. it. Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Edizione bilingue originale-italiano, Milano, A. C. Logos, 2023.
4 Cfr. René Guénon, La Crise du Monde moderne, Paris, Librairie Gallimard, 1946 [1ª edizione: Paris, Éditions Bossard, 1927], trad. it. La Crisi del Mondo moderno, Edizione bilingue originale-italiano, Milano, A. C. Logos, 2023 [traduzione della 1ª edizione: Milano, Editore Ulrico Hoepli, 1937-XV].
5 René Guénon, Fragments doctrinaux, Toronto, Rose-Cross Books, 2013, trad. it. Frammenti dottrinali. Epistolario inedito, Milano, Luni Editrice, 2015, p. 401.
6 Ivi, p. 408.
7 Sull’argomento si consulti Gaston Géorgel, Les Quatre Âges de l’Humanité (Exposé de la Doctrine Traditionnelle des Cycles cosmiques), Milan, Arché, 1976 [1ª edizione: Besançon, Éditions Servir, 1949], trad. it. Le quattro età dell’umanità. Introduzione alla concezione ciclica della storia, Nuova Edizione, Rimini, il Cerchio iniziative editoriali, 2022 [1ª edizione: 1982].
8 Cfr. René Guénon, Le Règne de la Quantité et les Signes des Temps cit., Chap. XXXVIII: “De l’antitradition à la contre-tradition”, trad. it. pp. 222-227.
9 Ivi, Chap. XXXIX: “La grande parodie ou la spiritualité à rebours” e Chap. XL “La fin d’un monde”, trad. it. pp. 228-234 e 235-238.
10 Non a caso, l’opera è il naturale completamento del precedente lavoro di Charles Upton, The System of Antichrist: Truth and Falsehood in Postmodernism and the New Age, Hillsdale (NY), Sophia Perennis, 2001.
11 Cfr. Hieromonk Seraphim Rose, Orthodoxy and The Religion of the Future, Platina (CA), St. Herman of Alaska Brotherhood, 1979 [1ª edizione: 1975]. Opera fondamentale per la critica ortodossa del New Age; la citazione «in our time Satan has walked naked into human history» ricorre in Upton come cifra della situazione escatologica contemporanea ripresa dalla p. 234 di Rose: «Satan, it would seem, is now entering naked into human history». Si veda anche Eugene (Fr. Seraphim) Rose, Nihilism: The Root of the Revolution of the Modern Age, Platina (CA), St. Herman of Alaska Brotherhood, 1994, trad. it. Nichilismo. Le radici della rivoluzione dell’età moderna, Milano, Servitium Editrice, 1998.
12 Cfr. René Guénon, Le Théosophisme: histoire d’une pseudo-religion, Paris-Grenoble, Éditions Didier et Richard, 1930 [1ª edizione: Paris, Nouvelle Librairie Nationale, 1921], trad. it. Il Teosofismo: storia di una pseudo-religione (2 voll.), tradotto e curato da Calogero Cammarata, Carmagnola (TO), Edizioni Delta Arktos, 1987.
13 Cfr. Elémire Zolla, Il sincretismo, Napoli, Alfredo Guida Editore, 1986.
14 Cfr. René Guénon, Orient et Occident, Paris, Les Éditions Véga, 1948 [1ª edizione: Paris, Payot, 1924], Chap. IV “Entente et non fusion”, trad. it. Oriente e Occidente, Milano, Luni Editrice, 1993, Cap. IV “Intesa e non fusione”, pp. 164-183; Id., Aperçus sur l’Initiation, Paris, Les Éditions Traditionnelles, 1946, Chap. VI “Synthèse et syncrétisme” e Chap. VII “Contre le mélange des formes traditionnelles”, trad. it. Cenni sull’Iniziazione, Edizione bilingue originale-italiano, Milano, A. C. Logos, 2023, Cap. “Sintesi e sincretismo” e Cap. “Contro la commistione delle forme tradizionali”, pp. 35-39 e 40-44; Id., Le Règne de la Quantité et les Signes des Temps cit., Chap. XXXVI “La pseudo-initiation”, trad. it. Cap. XXXVI “La pseudoiniziazione”, pp. 205-214.
15 Cfr. René Guénon, Aperçus sur l’Initiation cit., Chap. VIII “De la transmission initiatique”, trad. it. pp. 45-52.
16 Cfr. René Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage (2 voll.), Paris, Éditions Traditionnelles, 1964-65, trad. it. Studi sulla Massoneria e il Compagnonaggio (2 tomi), Edizione integrale riveduta e ampliata, bilingue originale-italiano, a cura di Giovanni Dellavedova, Torino, Harmonia Mundi, 2024 [1ª edizione: Milano-Barcellona, 2016].
17 Sia il μεταξύ neoplatonico sia lo ʿālam al-khayāl funzionano come spazio rituale e visionario in senso tecnico. La teurgia giamblichea opera nel piano demonico-intermedio; il sulūk (cammino iniziatico) sufico si orienta attraverso stati visionari localizzati nel ʿālam al-khayāl. In entrambi i casi, il piano intermedio non è semplicemente descritto dottrinalmente, ma abitato dall’atto iniziatico. La convergenza più profonda è forse questa: ambedue le tradizioni riconoscono che l’accesso al Principio non avviene per salto immediato, ma attraverso una modulazione progressiva che richiede un piano dove il sensibile è già spiritualizzato e lo spirituale è ancora percepibile: uno spazio di soglia che è insieme condizione di possibilità dell’esperienza mistica e dell’articolazione cosmica. A differenza di quanto avviene nel Neoplatonismo, nel pensiero di Platone il μεταξύ (“l’intermedio”) non è un concetto univoco. Platone non riduce i vari μεταξύ a un unico principio. Non v’è, in lui, una “teoria generale dell’intermediario” che unifichi il demonico, il matematico, il cosmologico. La filosofia platonica lascia questi piani in una tensione produttiva, non sistematizzata, tant’è che nei dialoghi esso appare in molte forme. Sull’argomento si veda Alfredo Franchi, Note al Metaxý nei dialoghi di Platone, in Id., Ritornare alla meraviglia. Origine e declino della filosofia, Siena, Edizioni Cantagalli, 1999, pp. 289-296 [1ª edizione: Note al Μεταξύ nei dialoghi di Platone, in “Stillae temporis. Annuario 1983/84 del Liceo-Ginnasio «Enea Silvio Piccolomini» di Siena”, Febbraio 1984, pp. 117-129].
18 Cfr. René Guénon, L’Erreur spirite, Paris, Marcel Rivière, Éditeur, 1923, trad. it. L’Errore spiritistico, Edizione bilingue originale-italiano, Milano, A. C. Logos, 2023.
19 Cfr. René Guénon, Articoli (1909-1916), 2 tomi, Edizione bilingue originale-italiano, Milano, A. C. Logos, 2023; Articoli (1917-1927), Edizione bilingue originale-italiano, Milano, A. C. Logos, 2023; Articoli (1928-1932), Edizione bilingue originale-italiano, Milano, A. C. Logos, 2023; Articoli (1933-1935), Edizione bilingue originale-italiano, Milano, A. C. Logos, 2023; Articoli (1936-1938), Edizione bilingue originale-italiano, Milano, A. C. Logos, 2023; Articoli (1939-1946), Edizione bilingue originale-italiano, Milano, A. C. Logos, 2023; Articoli (1947-1950), Edizione bilingue originale-italiano, Milano, A. C. Logos, 2023; Recensioni. Libri, 2 tomi, Edizione bilingue originale-italiano, Milano, A. C. Logos, 2023; Recensioni. Riviste, Edizione bilingue originale-italiano, Milano, A. C. Logos, 2023.
20 Sull’argomento si veda Jean Barles, Histoire du schisme maçonnique anglais de 1717. Création de la Grande Loge de Londres, Préface de Guillaume Barles, Présentation de Jean-Pierre Bayard, Paris, Guy Trédaniel Éditeur / Éditions de la Maisnie, 1990 [saggi originali pubblicati su “Les Archives de Trans-en-Provence”, IV Année, N. 18 (Juillet 1931) – X Année, N.66 (Décembre 1937)], trad. it. Storia dello scisma massonico inglese del 1717. Fondazione della Gran Loggia di Londra, Introduzione di Jean-Pierre Bayard, San Donato (MI), Edizioni PiZeta, 2000.
21 La questione è stata affrontata anche da Jean Baylot, La voie substituée. Recherche sur la deviation de la Franc-Maçonnerie en France et en Europe, Préface de Marius Lepage, Paris, Dervy-Livres, 1985 [1ª edizione: Liège (Belgique), Les Éditions BORP, 1968].
22 René Guénon, Recensioni. Riviste cit., p. 197 (ma traduzione dello scrivente).




