Il problema politico di fondo
Talvolta quello che è giusto è anche pericoloso. E si conferma che il giusto non è sempre la soluzione migliore o, comunque, non è scontato che lo sia.
Qui sta la differenza tra etica, morale e politica.
L’attacco alle forze dell’ordine dei no-TAV in Val di Susa e quello meno appariscente che si cerca di celare a Bologna, sono entrambi episodi di una gravità assoluta.
La Lega “rilancia la proposta, sostenuta storicamente da alcuni sindacati delle forze dell’ordine, di introdurre il reato di terrorismo di piazza. Quanto avvenuto in Val Susa è un attacco premeditato eversivo contro donne e uomini in divisa, un atto di squadrismo inaccettabile che ci auguriamo possa finalmente portare le autorità competenti a configurare, per modalità e aggressività, il reato di terrorismo”, si legge in una nota del Carroccio.
Tecnicamente, la proposta non fa una piega. L’attacco contro strutture dello Stato, accompagnato da dichiarazioni di lotta allo Stato, sono terrorismo: non c’è dubbio.
Sul metodo anche: “Si è verificata una escalation di azioni di guerra” dice il questore di Torino.
«È in atto una guerra, cercano il morto» dicono alcuni agenti.
E riappaiono collegamenti internazionali di altre stagioni.
Dunque, sarebbe giusto procedere su questa strada. Ma è pericolosissimo: bisogna riflettere a fondo.
Provvedimenti che hanno solo l’apparenza di efficacia e, però, segnano “straordinarietà” legislative, ma solo quelle, possono essere dannosi oltre che inutili.
Perché, alla base di tutto, c’è un problema politico, prima di ogni altro. Ignorarlo significa fallire ogni tentativo.
Io reputo, infatti, che le attuali ipotesi di reato previste dal codice penale siano sufficienti a punire, con determinazione, questi atti di guerriglia. Riconoscendoli, però, come tali, senza se e senza ma: ed è questo il punto.
Se vi sono aree che prendono le distanze da quanto accaduto solo in modo epidermico, peggio ancora con un “sì, ma…”, anche indiretto, è nei confronti di esse che bisogna intervenire: politicamente e in maniera estremamente ferma. Per capire a che gioco vogliono giocare.
Se qualcuno parla di condanna senza se e senza ma… ma ricorda che questo Governo non ha fatto alcuna riforma; se Schlein dice cose che fanno rimpiangere il suo precedente lungo roboante sostanziale silenzio; se persino chi condanna dichiara che quello che è accaduto «non è esercitare il diritto di manifestare. È delinquenza» derubricando il tutto come se quelle violenze fossero solo atti criminali, non c’è legge che tenga.
La convinzione che il focus non sia quello che Violante ha sintetizzato in «bisogna smantellare la rete paramilitare organizzata, radicata in molte città italiane» annullerebbe ogni sforzo.
E poi c’è il particolare buonismo della magistratura.
Intanto, Vannacci si frega le mani.
Il no del sindacato di polizia all’utilizzo dell’esercito, proclamato solennemente qualche mese fa, è oggi ripetuto con minore determinazione.
Mi trattengo dall’esprimere giudizi: ma faccio due più due.





