
LA DITTATURA DEI TERRAPIATTISTI
Briganti, papponi, cornuti e lacchè. Soprattutto lacchè, al servizio dei briganti. Ecco: l’invettiva, purtroppo, sembra l’unico genere letterario in grado di incorniciare l’indecente adunata romana dei terrapiattisti blu, pronti a ragliare in favore dell’attuale stomachevole Unione Europea, terrorizzata dalla comparsa dello spettro della pace.
Patetici, lividi, forse anche pericolosi: i nani europei, i cavalieri neri dell’euro-rigore, oggi si aggrappano ai carri armati dell’ultima emergenza inventata di sana pianta, ovvero la minaccia del bieco impero slavo, pur di non allentare la presa sulle rispettive, traballanti poltrone.
L’euro-burocrazia in sintesi, pescando tra i sinonimi? Lutto, paura, ristrettezza, menzogna, intimidazione, sciagura. Impoverimento, precarietà, regressione sociale. Il debito pubblico, lo spread? Scomparsi, di fronte agli 800 miliardi evocati per gli armamenti, a spese del contribuente.
Infiniti, gli orrori targati Bruxelles: i tagli alla spesa pubblica, la demolizione del welfare, il boom della disoccupazione, l’insicurezza sociale. E inoltre la sostituzione etnica, le gretinate climatiche, il falso green obbligatorio e accessibile solo ai ricchi.
Cosa mancava, ancora? Facile: il terrore russo, recitato in modo farsesco già ai tempi della guerra fredda e ora riesumato dalla più remota preistoria del fantasy.
Russi e americani potrebbero raggiungere un’intesa per fermare le armi in Ucraina?
Terribile: isolati e scaricati dal resto del mondo come vecchi pazzi, i velenosi eurocrati invocano una Somma Disgrazia Emergenziale che, ancora una volta, possa salvare la loro squallida “democratura” tecnocratica. Ridicoli cialtroni, mezze calzette, avanzi di galera. Brocchi e comparse, sul set del peggiore dei film. Vantano l’esclusiva di una democrazia che non esiste più: qualunque governo eletto, infatti, deve attenersi all’agenda dei Superiori nascosti. E se qualcuno prova davvero a infrangere la dittatura, come in Romania, viene brutalmente messo alla porta.
Cos’altro aggiungere, a questo menù nauseabondo? Il popolo entusiasta. I terrapiattisti pronti a scendere in piazza, a migliaia, per applaudire gli araldi della sfiga, della rassegnazione al peggio inteso come punizione divina.
Impressionante, il lignaggio dei capipopolo. Ex comunisti, che ora cianciano di democrazia. Ex rivoluzionari in ciabatte, da tempo accomodatisi nelle ZTL e nei giornali che appartengono a rinomati produttori di armamenti. In cattedra, girotondini di ieri e di oggi. Con contorno di degni intellettuali e scrittori, attori e cantautori. Che lezione, gente. Che emozioni. E soprattutto: che coraggio.
Ricorda qualcosa, tutto questo? Sì, purtroppo. Dopo il terrapiattismo finanziario e la sanguinosa fiction del terrorismo “islamico”, cinque anni fa – insieme al terrapiattismo climatico – esplose il più micidiale dei terrapiattismi, quello sanitario. Momenti memorabili: lockdown, coprifuoco, apartheid. Memorabili anche i corifei del maleficio, gli spaventapasseri ministeriali e i professori del ricatto onnipresenti in Tv, persino nel ruolo di cantanti. Incombe una catastrofe? Meraviglioso! E che dire, appunto, del pueblo unido? Io resto a casa, andrà tutto bene.
Riecco dunque la muggente, ottusa violenza psicologica della maggioranza beota che si autoproclama virtuosa, dunque autorizzata a discriminare i dissidenti. È l’eterna maggioranza inguardabile, che scende in piazza per omaggiare i portavoce del peggior potere. Leccapiedi di talento, patrocinati dal mainstream e sempre scodinzolanti, di fronte alla Voce del Padrone.
Oggi arrivano a trattare come un rozzo teppista il presidente degli Stati Uniti. Ieri, del resto, reggevano la coda ai sacerdoti della grande magia nera sanitaria. E il popolo terrapiattista, ancora e sempre, applaude con entusiasmo i suoi carnefici.





