Home Opinioni LA DIFESA DELLA MAGISTRATURA: QUANDO L’ARRINGA DIVENTA PIÙ PERICOLOSA DELLA REQUISITORIA

LA DIFESA DELLA MAGISTRATURA: QUANDO L’ARRINGA DIVENTA PIÙ PERICOLOSA DELLA REQUISITORIA

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di Achille Nobiloni

Tutto vero quello che dice Ferrarella sul Corriere della Sera di ieri l’altro, ma come sempre in Italia (l’osservazione non è rivolta a lui) dobbiamo buttarla in caciara su tutto e alzare su ogni cosa un polverone ideologico e strumentale che si prolunga per giorni sui media e nella politica rubando tempo ed energie a questioni ben più importanti.

Non che il ruolo dei magistrati non sia importante ma se ne potrebbe discutere in modo più semplice e lineare e risolvere tutto in pochi minuti… e invece no, sono ormai giorni che non si può più vedere la televisione o leggere un giornale senza imbattersi in polemiche inutili e dannose.
In realtà quella del giudice è una professione importante e prestigiosa che offre anche grande soddisfazione e a volerla esercitare bene è quasi come una missione e come tale impone anche qualche piccola rinuncia.
Per esempio, come uno che voglia fare il sacerdote sa bene che per la religione cattolica (cosa che mi sembra incomprensibile) non può sposarsi così un magistrato (cosa che mi sembra ovvia) dovrebbe sapere che per essere credibile non dovrebbe andarsene in giro a sbandierare le proprie idee politiche.
Dice: ma così si limitano le libertà personali di chi svolge il ruolo di magistrato!
Ma – mi viene spontaneo ribadire – non è che per essere credibile (e quindi affidabile) un magistrato debba rinunciare ad avere delle proprie idee politiche o debba rinunciare ad esercitare il proprio diritto di voto, deve solo evitare di manifestarle pubblicamente: a votare ci va comunque e di politica può liberamente discutere con gli amici a cena a casa sua… al contrario del prete che per essere credibile non solo non può sposarsi ma la sera dopo cena non è neanche libero di intrattenersi con un’amante in una garçonnière al riparo da occhi indiscreti.
Infine che senso avrebbe una separazione dei poteri dello Stato in cui i magistrati fossero liberi di scendere in piazza a manifestare contro i politici e politici potessero impunemente e pubblicamente criticare le sentenze dei magistrati?
Dice: ma quanto sopra è proprio quello che i politici fanno sfacciatamente da tempo in tantissime occasioni molte delle quali l’articolo del Corriere della Sera ha così efficacemente elencato!
E allora cosa vogliamo fare, rispondere dicendo che se i politici criticano i magistrati i magistrati sono liberi di andare alle manifestazioni contro i politici? Un po’ come quando i 5 stelle rispondevano a chi li criticava dicendo: “E allora il PD?”?
A me sembra che questo tipo di difesa della magistratura sia controproducente perché tende a metterla sullo stesso piano dei politici e anzi finisce proprio col tirare l’acqua al mulino dei politici… gioco peraltro pericoloso perché il funzionamento della magistratura è regolato dalle leggi e le leggi le fanno i politici che generalmente sono più abili dei magistrati a presentarsi all’opinione pubblica distorcendo e strumentalizzando la realtà.
Che poi manifestare contro Salvini sia quasi un dovere civico è cosa che mi trova pienamente d’accordo ma come il sacerdote non può andare in vacanza con l’amante (che anzi non dovrebbe proprio avere) così il magistrato dovrebbe tenere per sé le proprie idee politiche (che invece è libero di avere)!

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  • Redazione

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