La Deriva Politica Americana
di Paolo Falconio *
La teoria del complotto secondo la quale Trump sia nelle mani del Cremlino, merita una
particolare attenzione, perché è alla base di molte scelte politiche, ivi compresa la scelta di
sostenere l’Ucraina con una postura molto aggressiva.
Ad esempio il Presidente della Commissione intelligence della Camera, Adam Schiff, ha affermato nel 2020 che gli USA
sostenendo l’ Ucraina possono combattere la Russia ”laggiù” e non nel territorio degli USA.
Tutto ha origine con la campagna di Hillary Clinton del 2016, dove hanno assunto una società
chiamata Fusion GPS, che ha sua volta ha ingaggiato Christopher Steele, un ex agente segreto
britannico, per scrivere un dossier falso su una vasta cospirazione tra Trump e il Cremlino.
In sostanza Trump cospirava con il Cremlino, in qualità di agente russo, ricattato da sex tapes.
Inutile raccontare tutti i risvolti e come è stato strumentalizzato questo dossier, qui basti dire
che il dossier è stato dichiarato falso, ma la narrazione di un Trump spia del Cremlino
sopravvive (io stesso ho parlato con dei newyorkesi che mi dicevano che non solo Trump è un
agente russo, ma che ha i pulsanti per il lancio dei missili russi sul tavolo della Casa Bianca).
Questa vicenda è alla base di un odio montante verso la Russia che di fatto ha contribuito alla
situazione di oggi e ciò porta ad un’altra considerazione che forse è ancora più preoccupante.
Da Bill Clinton in poi la politica americana estera è stato un riflesso della politica interna
e questo è un serio problema non solo per noi, ma soprattutto per gli USA stessi, peraltro questo
mondo internodale (ossia dove non solo le superpotenze, ma anche le medie potenze
riacquistano spazi di manovra) e anarchico ne è la testimonianza.
Per non essere frainteso, il livello di analisi e di HUMint che possiedono gli Stati Uniti è il più raffinato al mondo, tuttavia la
politica non si affida più a loro, ma a think tank completamente impermeabili a suggerimenti esterni e autoreferenziali.
Ciò porta Washington ad essere una zattera nell’ oceano, priva di qualsiasi cognizione dell’ “altro” e purtroppo con un atteggiamento imperiale anche verso gli
alleati. L’esempio del Giappone è calzante, uno degli alleati migliori che gli USA abbiano mai
avuto. Una Nazione che non chiede spiegazioni quando si alza in volo un AF15 Eagle, né che
carico porta.
Una nazione che si è autoinflitta una stagnazione economica decennale (a cui è sopravvissuta) su richiesta degli USA.
Ebbene ad una delegazione del Giappone arrivata negli USA recentemente, la prima cosa che gli è stata detta è “cosa ci avete portato?”. Si comprende
che siamo quasi alla logica del tributo e la cosa più grave è che i giapponesi hanno chiesto”che
cosa volete?”e la delegazione americana non ha saputo rispondere in modo coerente.
Quanto scritto non perviene dall’agenzia di stato russa, ma dal NY Times (sul Russiagate), da
consiglieri dell’ intelligence all’epoca vicini a Kissinger e da Chas Freeman (ex ambasciatore
ed ex assistente del Segretario alla Difesa) e purtroppo i risultati di questa deriva politica
parlano da soli.
*Member of the Consejo Rector de Honor and lecturer at the Sociedad de Estudios Internacionales
(SEI)




