
Oggi più che mai si sta evidenziando come nell’occhio del ciclone stiano entrando in crisi le espressioni di rappresentanza dei corpi intermedi della società economica e civile, tradizionali canali storici, nel passato definiti da un costante impegno progettuale e politico.
La scelta del congresso della socialdemocrazia europea fatta a Bad Godesberg ha rappresentato un pilastro di storia che è ruotato attorno all’economia e alle società civile in termini di rappresentanza reale .
Oggi guardando i fatti evidenti, una corretta analisi mi porta a sostenere che il gruppo dirigente del sindacato in Italia e in Europa ha fallito su tutto il fronte, a partire dal piano di ascolto e di lettura della realtà .
Recuperare il rapporto diretto del mondo del lavoro e il rapporto con gli iscritti al sindacato non può che passare anche dal rinnovo di alcune regole elementari a partire dall’annuale adesione della delega come elemento imprescindibile di un passaggio di verifica anche del gruppo dirigente .
La burocratizzazione che accentra risorse non può che rappresentare un serio segnale di rilassamento di rappresentanza a discapito di forme attive di partecipazione contrattuale propositiva .
Lo dimostra pure la povertà di dibattito del livello raggiunto del gruppo dirigente sindacale nazionale, confuso anche nel loro ruolo più elementare di rappresentanza e ridotto sui temi decisivi, come la tutela della salute sui posti di lavoro, a rincorrere le dinamiche della moda cioè agli “influencer “. Povertà di dibattico che segnala tutta la carenza di iniziativa propositiva sui posti di lavoro.
Lo Stato appalta al sindacato servizi sottolineando così solo un ruolo di becera burocrazia e un penoso timbro di avvallo passivo.
Possiamo metterci a fare l’elenco a tutto tondo a partire dal salario minimo.
Quello che è preoccupante è che principalmente è venuto a mancare e “il sensore” che socialmente rivela saggiamente in anticipo gli effetti di reazioni comportamentali fuori controllo politico e sociale.
Proviamo a ragionare ?
Il fallimento della politica socialista- liberale, in tutta Europa, avvenuta nei paesi caratterizzati da regole di democrazia e mercato, sta nel fatto che non si voluto costruire alleanze politiche per esportare i diritti basilari – ovvero il welfare socialdemocratico, ma si è limitata ad esaltare le alleanze spurie sul piano internazionale per esportare con le armi la democrazia e, in contemporanea, in Europa accerchiare il welfare con “ottimati cooptati” , per affermare la centralità della finanza e quindi la verticalizzazione della produzione, dove esistevano opportunità date da storiche condizioni di schiavitù.
L’esaltazione della strategia della globalizzazione senza regole ha rappresentato una trappola i cui effetti si evidenziano in una moltitudine di campi e lo schema è esclusivamente centrato sulle logiche esclusive di monopolio in tutti i campi produttivi e di servizio logistico.
La conclusione è che questa strategia ha prodotto multipli effetti devastanti tanto nelle istituzioni dei paesi europei e una automatica ricaduta nella vita dei partiti e nei sindacati, per non parlare del mondo confindustriale, che ormai rappresenta esclusivamente il mondo dei servizi pubblici.
L’effetto eclatante sarà, a breve, perché è fuor di dubbio che ci sarà, una degenerazione e uno spostamento elettorale irrazionale oggi non definibile nella sua pesante portata .
La Francia e di certo oggi un teatro dove tutte le dinamiche regressive sono in campo con effetti politici economici e culturali multipli .
Registrarlo non basta. Servono regole e politiche che vadano oltre l’emergenza.
Quel che resta certo, oggi ,ma lo sarà anche domani, riguarda il tema dei diritti civili e delle leggi di mercato che andrà sempre più contestualizzato e coniugato con la questione centrale del tema delle materie prime, in quanto strategiche e collegate ad uno sviluppo armonico doveroso.
Oggi tutto si sta incendiando perché non esiste la presunta mediazione fra finanza e mondo cattocomunista cooptato, perché, se vogliamo dirla tutta, la delocalizzazione produttiva rappresenta l’accettazione della mancata trasparenza negli indirizzi strategici. Questa è stata la fonte del procurato disagio dei giovani e non solo dei giovani e oggi il tutto si traduce in violenza fuori controllo.
Quello che è mancato è l’autorevolezza dei ruoli e con esso l’accettazione di analisi farlocche come la questione del CO2, la cui opera di salvezza del mondo era esclusivamente legata alle politiche di lotta pianificata senza consenso dai burocrati dell’Europa
Con questa impostazione e visione sostanzialmente derivata da una pianificazione sovietica sono venuti meno tutti i ruoli di un gioco istituzionale e rappresentanza sociale, che resta pur sempre l’architrave di un progetto centrato su uno schema di democrazia .
Sul campo si intravedono solo fantasmi e piagnistei ,ma questi non sono risorse utili sono esclusivamente ulteriori passività che ostacolano .
E in tempi di guerra e senza materie prime il dovere sarebbe quello che illusionisti e ottimati cooptati che hanno come missione di perseguire un progetto di svuotamento dei ruoli delle rappresentanza intermedia della società sociale economica e democratica dovrebbe umilmente porsi la ragionevole decisione di scansarsi .
La regola primaria che dovrebbe valere per tutti in una società democratica che alla base di ogni avvenimento e avvicendamento decisionale resta l’obbligo del consuntivo e la verifica è l’elemento dirimente .





