
di Vito Schepisi
Robin Hood alla rovescia o Sancho Panza scudiero di Don Chisciotte? (la Corte dei Conti smaschera “Giuseppi”)
Il populismo, come l’ignoranza, come la faccia tosta e come l’ostinazione nel sostenere le narrazioni (proditorie?) farlocche trovano sempre un limite.
Questa volta il limite è nella logica dei numeri che, a differenza delle parole e delle argomentazioni astratte, devono rigorosamente rispettare la logica aritmetica.
Accade così che Conte, assimilatore autoritario d’un Movimento nato per l’antipolitica, che con il suo padre putativo Grillo s’era mosso sui palchi della comicità, integrando la protesta con l’effetto del populismo volgare, diviene un politicante come tanti che gioca coi numeri e con i sistemi di raccolta del credito politico e persino col voto di scambio.
Non siamo ai livelli della “scarpa sinistra prima del voto e destra dopo” del Comandante Achille Lauro nella Napoli negli anni 60, ma nella città partenopea (e non solo) il M5S di Conte aveva fatto lo stesso il pieno dei voti con i due effetti speciali: “Reddito di Cittadinanza e “Superbonus 110%”.
Un costo eccessivo (cifre che complessivamente superano i 180 miliardi di Euro) per un Paese con un debito pubblico da impennata dell’ottovolante.
Lo scontro politico sui numeri è durato fino a questi ultimi giorni: un lungo e continuo scontro tra chi ha esaltato il regalo di Conte ai privilegiati, agli speculatori e alla criminalità, e chi invece ne ha denunciato gli sprechi ed i danni.
Non trattandosi di investimenti strutturali, sono cadute, anzi precipitate, le asserzioni che “i regali” di Giuseppe Conte potessero costituire contributi stabili alla crescita del PIL.
Hanno rappresentato, invece, un debito secco per le casse dello Stato.
Un debito che ricade già sulle spalle dei contribuenti e che per gli ultimi esercizi finanziari ha già limitato la spesa sociale dell’Italia.
“Tra le cause dell’aumento del rapporto debito/Pil, salito al 135,3% – lo mette nero su bianco il Presidente delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti Enrico Flaccadoro – ci sono i risvolti per cassa del Superbonus”.
Non lo dice più (come fa dal primo momento) soltanto chi osserva i numeri e conosce l’aritmetica, ora lo dice anche la magistratura contabile, certificando il pesante danno al Paese.
Il reddito di Cittadinanza, risultato un premio gratuito ai fannulloni, alla malavita ed ai truffatori, con il Superbonus 110% che ha favorito una minima percentuale di proprietari di casa, gli speculatori e sempre la malavita, hanno creato un enorme buco nelle casse dello Stato.
Hanno allargato spaventosamente quel debito pubblico, di suo già ipertrofico, non facendo mancare l’assalto criminale per le truffe e le speculazioni a danno dello Stato.
Un balzo enorme del debito che ha sacrificato la spesa dell’Italia, costretta poi, coi conti fuori controllo, a contenere quegli interventi sociali che, invece, sarebbero stati utili a creare più equilibrio nei servizi, per la qualità e per il sostegno ai bisogni delle sacche d’indigenza.
Un debito che pagano tutti gli italiani, benché sia più sentito da coloro che più sono in difficoltà.
Conte ha fatto il Robin Hood alla rovescia e, lanciatosi come Don Chisciotte, s’è rivelato un po’ come Sancho Panza.
Un debito che lascia invece indifferenti coloro che vivono fuori della legalità e della responsabilità civica, cioè coloro che incassano sempre e non pagano mai, grazie ai campioni del più becero populismo all’italiana.
Usare il debito pubblico, per favorire criminali e truffatori per qualche voto in più, è stata, però, l’azione più spregevole che si potesse inventare a danno dell’Italia.
Poi da uno che si è poi autoproclamato l’avvocato del Popolo!
La farsa di negare le responsabilità degli atti di Governo compiuti, benché criminali, purtroppo, consente ai peggiori politicanti populisti di continuare a prendere per i fondelli gli elettori.
Si spera che prima o poi prevalga il concetto di chi sbaglia paga e che sia un principio valido per tutto e tutti: dal conduttore del tram, ai magistrati; dai medici, ai politici che fomentano la violenza; da chi impedisce la continuità d’un servizio pubblico, a chi malversa con la pesa pubblica; dall’uso del populismo politico per carpire la buona fede degli elettori, a chi antepone l’interesse privato nella gestione della spesa pubblica.
Solo con l’equilibrio, col senso dello Stato, col rispetto delle Istituzioni, col prevalere della Democrazia, con la tolleranza e col rispetto delle opinioni di tutti, sarà ancora possibile recuperare le conquiste di Libertà e di Civiltà che il Popolo Italiano ha contribuito ad acquisire.





