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LA BOLLA PSICO-CULTURALE DELLA GUERRA FREDDA È ESPLOSA

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Di Paolo Raffone

La Guerra Fredda (1947-1991) fu l’ultimo atto del “vecchio mondo”. La Guerra Fredda è tecnicamente terminata quando uno dei due contendenti, l’URSS, si è dissolto pacificamente. Ciò ha reso la contrapposizione tra i due blocchi, USA-URSS, impraticabile perché inutile. La Guerra Fredda era “amministrata” dalle generazioni memori della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, dell’Olocausto, del Colonialismo, della Resistenza e del Nazi-Fascismo. Il dopo Guerra Fredda è stato “amministrato” dalle generazioni viziate dalla pace, dalla ricostruzione, dall’espansione economica, dal benessere e dalle opportunità economiche e sociali – i così detti “baby boomers”. Guidati da un ottimismo messianico, costoro si sono dedicati alla “decostruzione” dell’ordine precedente – politico, sociale, economico, giuridico – in nome dei benefici che “l’innovazione” avrebbe automaticamente prodotto nelle loro collettività, nelle nazioni, negli Stati, e nel mondo. Possedendo una profondità storica pari ad uno zoccolo d’asino – nessuna memoria ma solo la realtà del calpestio quotidiano – costoro hanno elaborato, e ahimè applicato, teorie filosofiche, sociali, culturali, economiche, incentrate sulla “soddisfazione” delle “percezioni” individuali del presente. Il vecchio “cogito ergo sum” era innovativo ma sistemico, invece il “consumismo”, in tutte le sue versioni, non lo è affatto. Distruggendo i “sistemi” nei quali anche la Guerra Fredda era maturata, costoro hanno provveduto a cancellare il passato – considerato inutile orpello – sfruttandone le innovazioni (anche l’Intelligenza Artificiale che era stata concepita negli anni ’30) grazie ad un’insperata disponibilità e diffusione di tecnologie a prezzi sempre più bassi. Costoro sono i figli del “marketing” del dopo guerra – immagini, immaginario, ed estasi psichica – che privilegiava la quantità sulla qualità, il risultato immediato di soddisfazione obliterando le conseguenze sistemiche di medio e lungo termine (sociali, ambientali, e di giustizia, cioè del “giusto”). Ai diritti fondamentali, perché strutturali ed organici, costoro hanno preferito dei diritti effimeri, perché soddisfacenti nell’immediatezza della loro percezione ma non nella realtà del loro godimento nel tempo, creando, purtroppo, un eccesso di procedure il cui effetto è stato di diluire il senso dei diritti stessi. Testimoni controversi del mondo realista sono appena scomparsi centenari. Al loro posto ci sono individui de-formati e incapaci di vedere oltre lo sguardo ideologico riflesso nel presente.

Alla grave crisi finanziaria del 2006, da cui non ci siamo mai veramente ripresi, e alla crisi pandemica da Covid-19, tutt’ora in corso anche se depotenziata, si aggiungono tre guerre militari in corso – Etiopia-Sudan-Regione dei Grandi Laghi, Ucraina, Palestina – e varie crisi di decolonizzazione – dal Sahel a Taiwan – che segnalano che la bolla psico-culturale è esplosa trent’anni dopo la fine tecnica della Guerra Fredda. Una bolla psico-culturale che sta travolgendo istituzioni millenarie come la Chiesa Cattolica – che con Bergoglio non è più centro dell’Occidente ma parte di un tutto diffuso – e nazioni millenaristiche – come Israele e l’Ucraina – e ancora organizzazioni funzionali, come l’Unione europea, la NATO, l’ONU. L’esplosione della bolla psico-culturale della Guerra Fredda è anche accompagnata dall’emergere di sentimenti primordiali di rivalsa, esclusione, discriminazione, e sottomissione. D’altra parte, ignorando la storia della concorrenza (anti-trust), la generazione del dopo Guerra Fredda ha permesso la crescita e il consolidamento di poteri globali neo-sistemici.

Oltre alla situazione di pochi individui che sono i più ricchi del mondo (l’1% che detiene l’80% della ricchezza) costituendo un “trust” della ricchezza concentrata che travalica gli Stati di appartenenza, è molto preoccupante che negli ultimi dieci anni la concentrazione di “potere” nelle mani di pochi “proprietari” di tecnologie avvenga senza alcun intervento degli Stati. Lontani sono i tempi (1911) quando la Corte Suprema degli Stati Uniti emise la drastica e seminale sentenza riguardo la fine del monopolio della Standard Oil dei Rockefeller. Oggi, più che l’energia fossile, rimasta croce e delizia della Commissione geopolitica di Ursula von der Leyen, sono le tecnologie la nuova fonte di “potere”. Mentre l’esito del processo legislativo europeo per l’approvazione del “AI Act” è ancora incerto – il primo caso al mondo di una legislazione che intende inserire criteri etici nello sviluppo e utilizzo dell’intelligenza artificiale – il dipartimento europeo per la tutela della concorrenza – pietra miliare del Mercato Unico europeo – tace rispetto a Elon Musk e alla sua Starlink che da sola possiede oltre il 50% dei satelliti mondiali (ad oggi 4500 ma che Starlink proietta a oltre 40.000 nei prossimi anni)[1]. Un “potere” esistenziale e neo-sistemico, come si è visto nella guerra in Ucraina, nelle tensioni a Taiwan, e finanche nella guerra in Palestina.

E ancora, alla civiltà del “Cogito” si è stata sostituita quella dell’”Imago”, contribuendo ad una disastrosa deriva dei sentimenti guidati dalle emozioni momentaneamente generate. La CNN ne fu il precursore con la “guerra in diretta” in Iraq 1991 e poi nella ex-Jugoslavia 1991-1995. In tempi più recenti, stiamo vivendo la stessa situazione di orientamento dell’opinione pubblica con le ‘Imago” diffuse dalle parti (per carità nessuna “fake news”!) nelle guerre in Ucraina e in Palestina. Dell’”Imago Mundi” prima babilonese e poi rinascimentale non resta nulla più. All’alba del Rinascimento scriveva il cardinale Pierre D’Ailly: “Immagine del mondo non significa solo mappe. La civiltà umana è il frutto del dialogo, degli scambi culturali”. Cinque secoli più tardi (1911), C.G. Jung comprese il dramma psicologico dell’”Imago” e scrisse che si trattava di uno “schema immaginario” (rappresentazione o immagine inconscia) un prototipo inconscio che orienta in maniera specifica il modo in cui il soggetto percepisce l’altro, ne orienta cioè le proiezioni. Questo carattere squisitamente soggettivo e “fantasmatico” è la cifra del XXI secolo.

Mentre la COP28 si è trasformata in una depotenziata passerella di proclami e promesse, ma più concretamente nella plastica rappresentazione del “potere” dei proprietari di energie fossili, la breve “Imago” americana della tregua “umanitaria” in Palestina è stata sostituita dalla ripresa delle ostilità. Una “Res” contro la “Imago”, secondo le parti coinvolte. Questa volta, una resa dei conti non più solo tra le undici formazioni di resistenza palestinese di Gaza e Israele, ma anche degli Hezbollah libanesi e degli Huthi yemeniti contro Israele, senza dimenticare le numerose altre formazioni che in Siria e Iraq attaccano giornalmente le posizioni e le truppe americane. Due giorni fa, durante la riunione ministeriale dell’OSCE a Skopije, i tre paesi baltici e la Polonia si nono rifiutati di partecipare perché il ministro degli esteri russo, Lavrov, era presente grazie al permesso di sorvolo offerto da Turchia, Grecia e Macedonia del Nord in deroga alle sanzioni dell’UE. Situazione simile si è ripetuta alla COP 28 dove il riverbero della guerra in Palestina ha portato alcuni rappresentanti istituzionali a lasciare la conferenza perché era presente Israele, mentre altri hanno scelto il pietismo d’occasione portando una squadra di pediatri per assistere i bambini di Gaza. Mentre la realtà continua ad essere orribilmente reale con una ratio di 1:15 civili uccisi rispettivamente da palestinesi e israeliani, emergono storie agghiaccianti grazie a vari servizi di giornalismo investigativo delle testate israeliane 972mag.com e Local Call (membro del gruppo transnazionale justvision.org) dove lavorano insieme giornalisti ebrei e arabi.

Che la bolla psico-culturale della Guerra Fredda sia esplosa si evince dai fatti riportati[2]. Nessuno sa cosa fare e purtroppo si affida alle tecnologie di intelligenza artificiale che, non avendo coscienza alcuna, identificano centinaia di obiettivi al giorno a Gaza freddamente denominati “power targets” (“matarot otzem”), cioè “obiettivi di potere” (ndr di Hamas) che possono essere tutte le infrastrutture civili, come le case, le scuole, gli ospedali, ecc…. Il governo e le forze armate israeliane, di cui molti riservisti, eseguono i compiti contro i “power targets”. Un danno materiale e psicologico che resterà per decenni tra le popolazioni israeliane e palestinesi. Un danno che non garantisce né la sicurezza né la pace per nessuno.

Non è così che salviamo il mondo e l’umanità! Non è così che si salva Israele!

E’ stupefacente che l’Unione europea e i suoi 27 Stati membri che dal 2019 hanno adottato un piano “globale” europeo basato sul sostegno attivo alla società civile, alle sue organizzazioni di promozione e difesa dei diritti umani, alla indefettibile e strategica necessità di sostenere l’espansione della democrazia nel mondo, rimangano silenti, incapaci di parlare e di agire. La posizione adottata dall’UE non è la sola. Anche centri studi collegati al Consiglio Atlantico hanno pubblicato nel maggio 2023 un “manuale” d’azione per sostenere la “Quarta ondata democratica” nel mondo[3] che, nella sostanza, è la glorificazione e l’estensione delle rivoluzioni colorate e dei cambi di regime. Queste idee d’azione sono state applicate nel caso dell’Ucraina, della Georgia e in molti paesi del Nord Africa, ma mai in Israele. Eppure, sarebbe giusto prendere atto che Israele è fragile ed ha bisogno di aiuto perché è giusto che esista come paese democratico, libero e in pace. Ciò non sarà possibile se la sua valida e vitale società civile sarà fagocitata, come in parte è già avvenuto negli ultimi due decenni, da una cultura autoritaria d’odio, vendetta e sopraffazione interna ed esterna. Possibile che nessuno nei dipartimenti dell’UE abbia avuto un rigurgito contro una trasmissione della TV pubblica israeliana che mostra dei bambini ebrei che cantano “dobbiamo sterminarli tutti”[4]? Raccapricciante considerando la storia del popolo ebraico e ciò che ha subito. Se, oltre alla retorica sulla Shoa, gli europei vogliono davvero il bene per Israele devono intervenire subito imponendogli un consistente programma di sanzioni contro l’autoritarismo, l’odio etnico e religioso, e l’autocrazia messianico-religiosa al governo insieme ad un vasto programma di sostegno alla società civile, per i diritti umani e la democrazia. Non farlo significa accettare che Israele sarà uno Stato molto diverso da quello che finora è esistito e significa condannare la sua popolazione a vivere per decenni in condizioni di oppressione e autoritarismo.

Non dimentichiamoci, noi europei, che Israele esiste perché quei cittadini europei di fede ebraica sono stati costretti ad andarsene. Non fu un accidente della Storia!

Negli anni passati, esponenti di importante calibro politico – tra gli altri, Marco Pannella, Silvio Berlusconi, Emma Bonino – prospettavano che Israele potesse divenire membro dell’UE. Considerando la foga da allargamento dell’attuale leadership europea – che è riuscita persino ad immaginare e proporre che l’Ucraina, la Moldova o la Georgia siano candidati credibili – perché non offrire concretamente a Israele la stessa opportunità? L’Ue riconosce i confini dello stato ebraico antecedenti al 1967 e non riconosce in nessun modo come territori israeliani le Alture del Golan, Gerusalemme Est e l’intera Cisgiordania (Giudea e Samaria per gli ebrei). In passato, Israele non ha mai manifestato l’intenzione di presentare la sua candidatura per diventare Stato membro dell’UE, perché non poteva accettare di sottostare alla giurisdizione di una Corte di Giustizia che l’avrebbe obbligato a lasciare lo speciale rapporto con gli Stati Uniti in favore di quello con stati europei che mai l’hanno difesa attivamente. Ma dopo il 7 ottobre le condizioni geopolitiche sono cambiate… Nonostante i calcoli elettorali di Biden che ha bisogno del voto ebraico, non è garantito che in futuro gli Stati Uniti possano continuare la politica di “sostegno militare illimitato e di esenzione dalle responsabilità” garantita finora ad Israele.

                                                                                                                                                                                            

 

[1] https://www.nytimes.com/interactive/2023/07/28/business/starlink.html

[2] https://www.972mag.com/mass-assassination-factory-israel-calculated-bombing-gaza/

[3] https://www.atlanticcouncil.org/in-depth-research-reports/report/fostering-a-fourth-democratic-wave-a-playbook-for-countering-the-authoritarian-threat/

[4] https://www.aljazeera.com/program/newsfeed/2023/11/21/israeli-state-tv-video-shows-children-singing-about-gaza

 

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  • Redazione

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