
di Raffaele Romano
Dalla seconda guerra mondiale in avanti c’è stata una guerra sottotraccia fra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna su chi guidasse l’Italia. Addirittura, nel mio ultimo libro “Il Pci visto dalla CIA” pubblico molti report top secret nei quali si evidenzia il ruolo di Londra. Ruolo svolto sia nel costruire che nel finanziare Mussolini affinchè agisse da avamposto alla rivoluzione bolscevica del 1917. Successivamente decise di eliminarlo a Dongo nel 1944 con suoi partigiani infiltrati all’interno delle Brigate Garibaldi, quelle guidate dal Pci, in contrasto con gli americani, a loro volta infiltrati con altri partigiani che avrebbero scoperto questo antico e solido legame.
Tale operazione consentì ai comunisti filo inglesi di potersi prendere il famoso “oro di Dongo” che Mussolini stava per portare in Svizzera e di cui ho trovato sia i percorsi che i soggetti coinvolti. Ma l’imprimatur a vantaggio della Gran Bretagna lo si ebbe, poco dopo, quando l’intelligence di Londra affiancò a un Togliatti presumibilmente consenziente il colonnello Ralph Merryl. Di costui mi riservo in un prossimo articolo di rivelare la vera italica identità ma chi lo desiderasse sapere subito acquisti il mio libro e lo scoprirà.
Ralph Merryl fu messo dagli anglo americani nel potente Psychological Warfare Branch, l’organismo che concedeva i permessi per poter pubblicare ed assegnare la carta per la stampa dei primi giornali dell’Italia liberata, e da Togliatti a dirigere l’Unità a Milano. Inoltre fondò il 15 gennaio 1945 la famosa prima agenzia giornalistica italiana l’ANSA.
Da lì in avanti è partito ma si è fortemente irrobustito, nella seconda repubblica, il sacro rito della “Mantilla Rossa” che i toreri agitano ai tori prendendo per il naso gli italioti. Due esempi su tutti: il primo è stato il solito refrain con cui hanno risparmiato, solo inizialmente, 30 milioni sui vitalizi mentre hanno buttato ben 170 miliardi in bonus edilizi. Il secondo è l’assoggettamento ad una delle 100 vere caste italiane: le case editrici dove a Torino sfoggiano ed agitano la “Mantilla” dietro alla quale ci sono numeri impietosi che solo pochi come me vi fanno vedere. Alla fiera dei libri, il plurale è d’obbligo, a Torino ci sono presenti la bellezza di 1.037 espositori che, in vario modo, gestiscono, in modo indiretto, ben 124 premi letterari sparsi nella Penisola. Ma nessuno vi dice che nel 2022 l’Istat ci informa che in Italia sono usciti 86.174 nuovi libri. Una marea che trasformerebbe gli italioti in scrittori. Se dividiamo i 60.000.000 di italiani per gli 86.174 libri pubblicati si hanno da leggere 696 libri pro capite all’anno. Il che vuol dire che nessuno li legge e che servono solo ad alimentare, molto verosimilmente, le entrate delle case editrici.
Siamo alla frutta! L’altro giorno alla Camera è andata in onda “la fine”. La fine dell’Italia che, in 30 anni, ha bruciato tutto quanto era stato fatto dal 1945 al 1993. Si è vista la signora Schlein leggere un testo scritto, verosimilmente, da qualcun altro da cui ha tirato fuori il “nulla” al di là delle solite offese in una guerriglia senza senso sull’antidoto “antifascista”, Magi con un lenzuolo bianco che fingeva o era uno dei veri fantasmi della politica. Mancava all’appello, solo per ora, la signora Rita De Girolamo che molto probabilmente trattava con Giuseppi Conte il suo prossimo ingresso in Parlamento. Lo scadimento a cui sono giunti è incredibile. Ma, per chi non se ne fosse ancora accorto, in questi giorni si stanno costruendo le basi su cui si poggeranno gli equilibri internazionali dei prossimi 40 anni con tutte le conseguenze economiche del caso.
Nel mentre la sedicente classe dirigente nostrana si accapigliava in aula, i signori Emmanuel Macron, Keir Starmer, Friedrich Merz e Donald Tusk con Volodymir Zelensky decidevano, in collegamento telefonico con Donald Trump, gli sviluppi ed i piani sulla crisi Ucraina visto lo smacco di Putin al mancato incontro in Turchia. Quindi la Gran Bretagna, la Francia, la Germania, la Polonia, gli Stati Uniti e l’Ucraina decidevano sull’oggi e sul futuro. E l’Italia? Si era autoesclusa!
La compagnia dei “volenterosi”, piaccia o non piaccia, deciderà comportamenti ed azioni sui quali si tracceranno le linee di sviluppo dei prossimi decenni e la nostra auto esclusione non ci gioverà per correggere e/o migliorare decisioni in quanto non siamo entrati nella cabina di regia. E non si venga a prendere in giro nessuno con la scusa dell’invio di soldati che nessuno ha mai posto concretamente sul tavolo di cui, eventualmente, forse se ne sarebbe parlato solo dopo la fine della guerra, che è ancora di là da venire. Niente al mondo avrebbe vietato di partecipare e poi, se e quando fosse giunto il momento, si sarebbe potuto prendere anche una strada diversa. Aver tentato solo un’intesa in solitaria con Trump nell’illusione di avere un rapporto privilegiato e la costante ambiguità coi partner europei si è dimostrata una strategia illusoria che ora ci si riversa contro. Con la sciocca speranza di intessere un rapporto privilegiato con Washington ha, alla fine, isolato Roma su tutti i tavoli e non ci ha portato proprio nulla in cambio. Il nostro autoisolamento si è dimostrato pienamente velleitario con un sottofondo di ambiguità che, ormai, ci contraddistingue da molti decenni. Meloni, per mantenere in piedi la sua maggioranza, ha ceduto a Salvini che tiene un occhio a Mosca e l’altro a Washington accentuando, ancor più, lo strabismo dell’inconsistenza politica.
Purtroppo, e questa è la tragedia di questo paese, non ci sono alternative. Infatti dalla parte opposta della barricata c’è un manipolo di “sciamannati” che sta cercando un mitico e sconosciuto a tutti “campo largo” che non si sa cosa sia. Nel frattempo non decidendo siamo fuori da tutto per poi lamentarci se la prossima Angela Merkel di turno fra qualche anno, ci farà pagare un ulteriore conto visto che come sempre non decidiamo rimanendo a metà del guado.
Tutti gli altri popoli coi loro leader, alla fine, “decidono” noi aspettiamo per saltare, a piè pari, sul carro del vincitore. Bisogna prendere atto che, piaccia o meno, non abbiamo in nessun schieramento giocatori/trici in grado solo di partecipare a questa esiziale “Champions”. Nel sottolineare il “partecipare” voglio intendere che non chiedo né alla Meloni e né alla Schlein di vincere ma riconosco che non sono nemmeno in grado di giocarla.





