
Karl Kraus, giornalista, commediografo, scrittore satirico, scrisse: “Gli uomini politici raccontano bugie ai giornalisti e poi credono a quello che leggono”.
Oggi, più che mai, lo scrittore satirico boemo è di attualità.
Quanto afferma Kraus vale tanto più per le guerre in corso, dove la cortina di bugie è tale da superare la nebbia in Val Padana.
Se, però, andiamo oltre la cortina, possiamo vedere, con una certa chiarezza, cosa sta accadendo.
Proviamoci con l’ausilio di immagini.
Partiamo dal fatto che ad abbattere i missili e i droni di Teheran oltre a Usa, Gran Bretagna, Francia e, ovviamente Israele, c’era anche la Giordania.
Questo è il primo elemento del quadro che emerge dalle nebbie, in quanto ha direttamente a che fare con la riaffermazione di uno schieramento sunnita che sta dalla parte di Israele, grazie agli Accordi di Abramo e all’interesse che accomuna Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Giordania e Israele in relazione alla Via del Cotone ( vedi riga rossa sulla cartina 1).

Una via che parta dall’India, raggiunge il Mar Arabico, approda sulle coste degli Emirati, attraversa Arabia Saudita e Giordania e arriva in Israele, al porto di Haifa, da dove prosegue per i porti del Mediterraneo (vedi nel dettaglio nella cartina 2).

Alternativa alle Vie della Seta, quiandi alla Cina, alleata di Teheran, la Via del Cotone è invisa all’Iran in quanto evita qualsiasi possibilità iraniana di controllare i colli di bottiglia, come sta facendo ora all’imbocco del Mar Rosso, allo stretto di Bab el Mandeb, per il tramite degli Huthi yemeniti che bloccano le navi, costringendole a circumnavigare l’Africa.

Il regime teocratico vuole rafforzare la “Mezzaluna sciita” tra Iraq, Siria e Libano, per garantirsi un corridoio che consenta a Teheran l’accesso al Mediterraneo.
Non a caso l’Iran è presente in Siria, in Iraq (anche grazie alle disgraziate guerre dei Bush) e, soprattutto in Libano, dove gli Hezbollah controllano direttamente parte del territorio libanese.
Un’alleanza come quella della Via del Cotone, con lo sbocco su un porto israeliano, inibisce il progetto di proiezione iraniana e una presenza iraniana in Libano, tramite gli Hezbollah, rappresenta una minaccia costante per un porto, come quello di Haifa, che costituirebbe lo sbocco della Via del Cotone verso i porti europei.
Non dobbiamo dimenticare che un’estensione all’Arabia saudita degli Accordi di Abramo, con la normalizzazione dei rapporti con Israele, darebbe a Riad la copertura atomica contro l’Iran e rafforzerebbe l’ombrello di sicurezza che potrebbe essere dato dagli Stati Uniti.
Il confronto tra Iran e Israele sta mettendo alla prova gli schieramenti e, a quanto pare, quello tra Paesi sunniti e Tel Aviv sembra reggere, nonostante il vulnus del 7 ottobre, con il quale la longa manus di Teheran, ossia Hamas, ha tentato di sollevare gli arabi contro Israele provocandone una risposta come quella che è in atto a Gaza.
La realtà è che lo schieramento regge e che l’Iran deve continuamente alzare la posta della provocazione, salvo essere confinata e accerchiata, con la possibilità che il regime imploda.
Anche i rapporti con il vicino turco, infatti, sono per l’Iran poco idilliaci. C’è rivalità in Iraq, a Sinjar. Ci sono problemi al nord e la Turchia, coprendo Hamas, ha tentato e tenta di strappare all’Iran l’egemonia sul mondo musulmano, secondo una logica di panislamismo che connota la strategia di Ankara.
Ankara e Teheran, in buona sostanza, sono su fronti opposti riguardo a possibili nuovi equilibri nel Medio Oriente.
Dietro al conflitto (meglio: ai conflitti) si muovono gli interessi di Cina e di Mosca, ma in posizione defilata.
L’attacco iraniano, reso inutile dagli Iron Dome (Cupola di ferro) ha restituito a Israele l’immagine di inattaccabilità che era stata lesa dall’attacco di Hamas del 7 ottobre.
Come si può vedere, oltre la cortina di bugie di varia natura e specie, dette dai politici e rilanciate dai giornalisti, ai quali poi credono i politici, come diceva Kraus, c’è la realtà di prove tecniche di schieramento.





