Come al solito, il progressismo sedicente di sinistra ha la memoria corta, oppure vive dei riflessi condizionati di una storia del secolo scorso, quando i giovani della Federazione giovanile comunista battevano le mani all’arrivo dell’ayatollah Khomeini, in arrivo dalla Francia, che a lungo lo aveva ospitato, per assumere il potere dopo la fine dell’impero di Reza Palhavi.
Reza Pahlavi, ultimo scià di Persia, fu deposto il 16 gennaio 1979 durante la Rivoluzione Islamica guidata dall’ayatollah Ruhollah Khomeini. La sua fine come sovrano ( mai dimenticare) fu favorita dal democratico Jimmy Carter. L’amministrazione del presidente Usa democratico Jimmy Carter (1977-1981) ebbe, infatti, un ruolo indiretto, ma significativo, nella caduta di Reza Pahlavi.
La minaccia degli ayatollah di distruggere Israele risale agli albori della Repubblica Islamica dell’Iran, fondata nel 1979.
Fin dai primi anni del regime, la distruzione di Israele è stata un obiettivo dichiarato della politica estera iraniana, espressa sia attraverso la retorica ufficiale, sia tramite il sostegno a gruppi come Hezbollah e Hamas.
Khomeini stesso definì Israele come un “tumore” da eliminare, una posizione ribadita nel tempo da vari leader iraniani, incluso l’attuale Guida Suprema, Ali Khamenei.
Nel 2019, il generale Aziz Nasirzadeh, comandante dell’Aeronautica iraniana, dichiarò che l’Iran era “impaziente di combattere e distruggere Israele”.
Questa retorica è stata accompagnata da azioni concrete, come il finanziamento di gruppi terroristici e lo sviluppo di capacità missilistiche e nucleari, percepite da Israele come minacce esistenziali.
L’ayatollah Ruhollah Khomeini iniziò a esprimere minacce contro Israele subito dopo la fondazione della Repubblica Islamica. Khomeini considerava Israele un’entità illegittima e un “tumore sionista” da eliminare, vedendolo come un simbolo dell’imperialismo occidentale e un ostacolo all’unità islamica. Le sue dichiarazioni erano spesso accompagnate da un linguaggio apocalittico, come nel famoso discorso del 1980 durante la “Giornata di Quds” (Gerusalemme), in cui chiamò i musulmani a liberare la Palestina e distruggere Israele.
Queste minacce non erano solo retoriche: Khomeini promosse il sostegno attivo a gruppi anti-israeliani come Hezbollah, fondato negli anni ‘80 con il supporto iraniano, e altre milizie palestinesi. La sua ideologia anti-sionista, basata su una combinazione di islamismo e antimperialismo, è diventata un pilastro della politica estera iraniana, continuata dai suoi successori, in particolare l’ayatollah Ali Khamenei, il quale dichiarò nel 1980: “Israele deve essere cancellato dalla mappa”, una frase che è stata ripresa in varie forme dai leader iraniani successivi.
Se non si parte da qui è perfettamente inutile discutere di qualsiasi cosa inerisca l’attuale situazione di guerra aperta tra Israele e Iran.
Chi ha dichiarato sin dall’inizio che Israele va distrutta, eliminata dalla faccia della terra, è l’Iran degli ayatollah.
La questione all’ordine del giorno è se l’Iran sia o meno in grado di tradurre la minaccia in realtà.
Passiamo la parola agli esperti. Su Parabellum, ottimo canale di analisi militare, Mirko Campochiari ha chiesto a Luca Romano, esperto di atomo e di atomiche, come stiano effettivamente le cose sul nucleare iraniano.
Secondo l’esperto l’Iran sarebbe stato in grado di produrre una bomba dimostrativa entro circa tre mesi, giusto per far capire che aveva quel che serve per entrare nel club di chi ha l’atomica. Per arrivare a produrre bombe atomiche veicolabili su missili in grado di arrivare in Israele probabilmente i tempi sarebbero di un anno e mezzo o due anni.
Ancora una volta all’Iran è stato detto di non marciare verso la costruzione dell’atomica ed è stata intavolata una trattativa, ma gli ayatollah non vogliono sentire ragioni e l’atomica la vogliono avere.
Data la continua dichiarazione di intenti, Israele che dovrebbe fare? Aspettare pazientemente che l’Iran raggiunga non solo l’atomica, ma anche tutto quello che serve per mandarla a segno su Tel Aviv, Gerusalemme, Haifa, ecc.
Israele è un Paese piccolo e non sono necessarie decine di bombe per distruggerlo. Meglio, dunque, prevenire e, date le intenzioni più volte annunciate, fare in modo che l’Iran non sia in grado di colpire.
La soluzione definitiva sarebbe quella di una rivoluzione interna che elimini quel banda di fanatici che hanno sostituito alla dittatura laica di Reza Palhavi quella teocratica degli ayatollah. In ogni caso, meglio evitare che chi ha in testa da sempre di distruggere Israele lo posa fare.
La questione è tutta qui e si chiama sopravvivenza.
Per avere centrali nucleari ad uso civile non è necessario arricchire l’uranio. Se lo arricchisci vuol dire che vuoi costruire la bomba. Se costruisci la bomba vuol dire che vuoi attuare quanto proclami da sempre, ossia distruggere Israele.
Israele sta provvedendo a disarmare l’Iran e a salvare la pelle.
Non è difficile da capire.




