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ISRAELE E PALESTINA, QUANDO L’IPOCRISIA DOMINA

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di Giuseppe Augieri

Non accetto che si consideri Israele sempre e comunque il carnefice, al punto che persino un episodio di terrorismo, brutale, inumano, animalesco nel senso peggiore del termine, finisca per essere messo in un canto per dare spazio all’ indignazione sulle risposte che si stanno approntando. Che vanno anche esse condannate ogni volta che vanno oltre i limiti: perché l’imputato è la violenza, prima di ogni altra cosa. E l’una violenza non scaccia l’altra. Il gioco della causa-effetto, in questi casi, non vale.
C’è, credo, alla base questa sorta di impossibilità a tollerare psicologicamente che Israele possa ricoprire per troppo tempo la figura della vittima. C’è, in alcuni, un blocco mentale che non consente di gestire una verità semplicissima: le famiglie stanate dalle proprie abitazioni e trucidate, i bambini anche neonati decapitati e bruciati, le donne stuprate, gli ostaggi presi per fare da scudi umani, sono una violenza che mai nessuno e niente può giustificare. Che c’entra questo con Israele “fascista e genocida”? Che poi, ma non è importante, sono affermazioni tutte da discutere.
Vedo cortei pro-palestinesi. Se fossero accompagnati da una ripulsa assoluta di Hamas, da una condanna senza appello della sua violenza, li vedrei con favore. Ma non è così. Anche senza cortei, anche senza bruciare le bandiere (non c’è nulla di più fascista di questo gesto), il dibattito culturale – o pseudo tale – si muove sul vecchio confronto oppressore-oppresso, ovvero colonizzatore-colonizzato, categorie spesso rese rigide da ideologismi, prescindendo, alla fin fine, dall’episodio violento. Che così in qualche modo si finisce per giustificare. Mi sembra assurdo che non si sia in grado di riconoscere un abominio morale, anche quando è sotto gli occhi: prima si condanna questo e senza equivoci e poi si passa a discutere di qualsiasi altra cosa.
Quello che più mi dispiace è che questo atteggiamento è soprattutto nei giovani. Che inviterei a leggere – e ringrazio chi me lo ha ricordato – Amos Oz: «Prima dell’olocausto sui muri si scriveva “Sporchi ebrei, tornate in Palestina”. Oggi si legge “Sporchi ebrei, fuori dalla Palestina”».
Starei molto attento a capire cosa questo, pudicamente, vorrebbe coprire.

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  • Redazione

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