Il regime dei Pasdaran sempre più isolato – Condanna del presidente del Libano agli attacchi iraniani contro obiettivi civili in Kuwait e Bahrein
L’Iran ha annunciato che la sua Marina, ormai inesistente, ha sparato contro navi da guerra degli Stati, costringendole a lasciare l’area e a dirigersi verso l’Oceano Indiano.
Gli USA hanno smentito.
Venerdì la Marina iraniana, ormai fatta di barchini, aveva comunicato di aver sparato “colpi di avvertimento” contro due cacciatorpediniere americane nel Mare dell’Oman.
In una dichiarazione delle forze armate di Teheran, citata dall’agenzia di stampa Irna, si precisa che l’operazione è stata condotta con missili Qadir e droni Shahed contro le unità Ddg-103 e Ddg-87, nell’ambito di attività contro “azioni ostili” e interferenze statunitensi nei confronti di navi commerciali e petroliere iraniane.
Le forze armate iraniane sostengono inoltre che l’azione avrebbe spinto altre unità navali Usa, incluse navi del gruppo d’attacco della portaerei USS George H. W. Bush e la nave d’assalto anfibia Tripoli, a lasciare l’area. Una versione però smentita dagli Stati Uniti.
“Le forze iraniane non hanno attaccato o sparato colpi contro navi della Marina USA – ha comunicato l’US Central Command – un’azione del genere sarebbe una grande violazione del cessate il fuoco”.
Più realistico il fatto che nella mattinata di ieri si sono registrate esplosioni nel porto di Al-Fahal, in Oman, che ha interrotto le operazioni di carico di petrolio greggio a seguito di un’esplosione avvenuta vicino alle banchine di attracco, probabilmente causata da un attacco di droni. A riportarlo è Ynet News, citando la Reuters.
L’attacco arriva pochi giorni dopo quello che ha colpito l’aeroporto di Kuwait City, attribuito a Teheran e condannato prima dal Segretario di Stato americano Marco Rubio e poi dal ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani.
“Questi attacchi sono totalmente inaccettabili e vanno contro ogni tentativo di pacificazione e stabilizzazione della regione – ha dichiarato Tajani incontrando i giornalisti ad Aosta – è indispensabile evitare ogni ulteriore escalation. Rivolgo un appello all’Iran affinché scelga la strada del dialogo e del negoziato. Solo attraverso la de-escalation, nel pieno rispetto della sovranità degli Stati e del diritto internazionale, sarà possibile costruire una pace duratura”.
Tajani ha ribadito la piena solidarietà dell’Italia e la vicinanza del governo alla leadership e al popolo kuwaitiano: “L’Italia – ha aggiunto – è pronta a contribuire alla sicurezza della regione del Golfo, ma insisto: la pace può essere raggiunta solo attraverso il negoziato, bisogna tornare alla politica”.
Intanto, Teheran, sempre in tema di propaganda, ha avvertito gli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che “resistere per 40 giorni alla più grande potenza mondiale, dotata di armi nucleari, non è uno scherzo” e che “il mondo ha compreso la vera potenza della nazione iraniana”.
Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno annunciato di aver colpito alcune postazioni radar iraniane dopo aver abbattuto quattro droni che, secondo Washington, rappresentavano una minaccia immediata per la navigazione civile nello Stretto di Hormuz.
Il Comando Centrale statunitense (Centcom) ha spiegato che i velivoli senza pilota erano stati lanciati in direzione dello stretto strategico e che l’intervento militare è stato condotto per motivi di autodifesa.
Dopo l’abbattimento dei droni, le forze americane hanno preso di mira installazioni radar di sorveglianza costiera situate a Goruk e sull’isola di Qeshm, sostenendo che fossero utilizzate per supportare ulteriori possibili attacchi.
La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Le Guardie Rivoluzionarie hanno dichiarato di aver colpito «basi nemiche» nella regione con missili lanciati per rappresaglia ai raid statunitensi.
In un comunicato diffuso dalla televisione di Stato iraniana IRIB, i vertici militari hanno riferito che diversi obiettivi sono stati centrati, senza fornire ulteriori dettagli sulle località interessate o sull’entità dei danni.
Nelle ore precedenti all’attacco iraniano, Kuwait e Bahrein — entrambi alleati di Washington e sede di importanti installazioni militari statunitensi nel Golfo — avevano diramato allerte preventive per il rischio di possibili incursioni aeree.
L’Iran ha lanciato sette missili balistici contro il Kuwait e il Bahrain, rende noto il CentCom in un post su X, precisando che sei di questi missili sono stati intercettati e il settimo «non ha raggiunto l’obiettivo».
«Non ci sono al momento notizie di vittime fra il personale USA, le notizie diffuse da Teheran secondo cui è stato danneggiato il quartier generale della 5 flotta in Bahrain sono false», si precisa.
I Guardiani della rivoluzione avevano rivendicato di aver colpito «basi nemiche» nella regione in risposta ai bombardamenti americani contro siti radar in Iran, a Goruk e sull’isola di Qeshm.
Fonti militari americane avevano denunciato che in precedenza, sempre nella notte, Teheran aveva lanciato quattro droni verso lo Stretto di Hormuz e che i droni erano stati abbattuti. Esplosioni sono state comunque registrate presso l’aeroporto internazionale di Kuwait City e a Manama, in Bahrain, confermano i corrispondenti dell’AFP.
Gli attacchi ai Paesi sunniti del Golfo rivelano, al di là della propaganda, la debolezza dell’Iran che, usando i droni, cerca in qualche modo di far sentire la sua presenza, ottenendo un ulteriore isolamento nell’area.
Il presidente della Repubblica libanese, Joseph Aoun, ha infatti condannato gli attacchi iraniani contro obiettivi civili in Kuwait e Bahrein e l’attacco all’aeroporto internazionale del Kuwait, definendoli “una violazione della sovranità dei due Paesi e una violazione dei principi del diritto internazionale”.
È quanto si apprende da una nota pubblicata su X dalla presidenza libanese, secondo cui il capo dello Stato ha ribadito la sua solidarietà con il Kuwait e il Bahrein, chiedendo che la regione venga risparmiata dalle conseguenze di questi attacchi al fine di evitare un’escalation.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha esortato il presidente libanese Joseph Aoun – che in un’intervista diffusa venerdì aveva invitato Teheran non «interferire» negli affari interni del Paese – a «salvare» il Libano dal suo «vero nemico», Israele.
«Sulla base delle dichiarazioni del signor Aoun, si potrebbe pensare che l’Iran abbia occupato un quinto del Libano, sfollato un quarto della popolazione libanese e bombardato quotidianamente il Paese. Se il Libano fosse una merce di scambio per l’Iran, avremmo raggiunto un accordo molto tempo fa: salva il Libano dal tuo vero nemico, signor Presidente», ha scritto Araghchi sul suo profilo di X. Aoun aveva spiegato di aver parlato con libanesi di diverse confessioni religiose, compresi gli sciiti, i quali gli hanno confidato di essere stanchi del conflitto.





