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Come dobbiamo insegnare? Perché ormai la lezione frontale non va bene

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lezione frontale

Le nuove frontiere della pedagogia: la lezione frontale un modello didattico inadatto per l’incapacità di docenti e famiglia di creare un ambiente educativo in cui riconoscere, gestire e trasformare il conflitto

Me la immagino la gente normale davanti a questo cartello, fissa a chiedersi cosa sarà, in che cosa consisterà ‘sta fantomatica lezione frontale: “come può un professionista scegliere un’azione a così alto gradiente di pericolosità sociale”?

Quale astruso vantaggio disciplinare potrebbe mai compensare il rischio di trasformare un alunno in un potenziale assassino?

Care persone normali, innanzitutto permettetemi di esternare la mia invidia per il fatto che vi guadagnate il pane in un ambito professionale sicuramente meno offeso del mio dalle elucubrazioni di una pletora di “esperti”, ma passiamo repentinamente al quid della questione: mettiamo che vogliate imparare a suonare la chitarra.

Tendenzialmente, andrete da un tizio che è un insegnante certificato, a meno che non vogliate andare a risparmio o non abbiate buone referenze per altre opzioni.

Il tizio in questione:

– vi metterà davanti a un pentagramma, vi traccerà le sette note, vi dirà il significato degli altri segni che vi compaiono;

– vi metterà in mano una chitarra stando attentissimo a che la impugnate in modo corretto;

– vi farà vedere lui, sulla sua chitarra, la corretta esecuzione dei primi semplici movimenti;

– vi farà sentire quanto suona bene;

– vi correggerà quando sbagliate;

– vi guiderà e vi accompagnerà nell’esecuzione dei primi accordi;

– vi darà degli esercizi teorici e pratici da fare a casa;

– controllerà che abbiate memorizzato le nozioni della lezione precedente, monitorando le vostre difficoltà, correggendo gli errori, e via dicendo.

E voi, a patto che non siate proprio negati o non abbiate le giuste motivazioni, progredirete. A meno che non vogliate fermarvi a La canzone del sole, sappiate che per suonare bene la chitarra ci vogliono concentrazione, impegno e disciplina.

Tutto questo giro di chiacchiere, cari amici normali, è la lezione frontale. Si chiama così perché colui (o colei) che deve insegnare qualcosa si mette, 94 volte su cento, di fronte a chi è lì per imparare.

Può essere sia individuale che di gruppo e funziona benissimo anche con discipline a base teorica come la matematica, la fisica, la biologia, il diritto o la letteratura italiana. Ogni disciplina ha sviluppato i suoi principi e i suoi percorsi, in questo modo tramandiamo le conoscenze da circa settemila anni.

Grazie alla lezione frontale abbiamo raggiunto grandi risultati.

Ora veniamo alla situazione odierna.

1. Siamo prigionieri di una pletora di pazzi.

2. Questi pazzi sono ammanicatissimi e foraggiatissimi da grandi interessi privati.

3. Tali poteri privati sono ben determinati a far sì che la gente non capisca letteralmente più nulla e non sappia fare qualcosa.

Consumatori compulsivi, operatori generici, precari e intercambiabili nella corsa a ribasso del mercato del lavoro.

Dato questo quadro, noialtri sfigati che insegniamo per mestiere siamo bombardati da più di vent’anni da un fuoco di fila istituzionale, accademico, mediatico, editoriale, culturale atto a sbatterci davanti l’idea che la lezione frontale è un dispositivo fascista, trasmissivo, passivizzante, che non mette l’alunno al centro del processo educativo [cfr. “tutto ruota intorno a te”].

L’alunno deve imparare da sé perché si sa, la società corrompe (primitivismo roussouano artatamente adulterato), il nuovo insegnante deve essere un “facilitatore dell’apprendimento”: esistono tecniche ingegneristico-pedagogiche dai roboanti nomi inglesi atte a trascendere il fascismo in una lezione paritaria, partecipata, attiva, divertente, stimolante e così il pargolo non ti si annoia né ti si affatica. Sarà un consumatore felice e soddisfatto.

Per un miliardo di ragioni che non sto qui a dire, oggi siamo davanti al fatto che molti pargoli hanno poca pazienza, faticano a mantenere la concentrazione per più di un quarto d’ora e, in qualche caso, hanno seri problemi anche con l’impegno, la disciplina e l’educazione. D’altronde, a noialtri ci vedono come dei falliti, e vagli a dar torto.

Va da sé che chiunque volesse continuare a insegnare ancora qualcosa, ovvero chiunque volesse provare a fornire gli strumenti cognitivi e critici in grado di liberare le persone dalle gabbie del presente (anche solo suonando una chitarra), ecco costui diventa, di fatto, fascista.

E siccome il fascismo evidentemente non bastava, da oggi, stante le dichiarazioni di un pedagogista, sappiamo di essere diventati potenziali forgiatori di aggressori e di violenti.

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