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UniCredit sfida Berlino

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UniCredit sfida Berlino

Il libero mercato finisce dove inizia la Germania?

Quando una banca tedesca compra all’estero si chiama integrazione europea. Quando una banca italiana prova a entrare nel cuore della finanza tedesca diventa improvvisamente un problema nazionale.

È questo il messaggio che emerge dalla durissima reazione di Commerzbank all’offerta di UniCredit.

La banca tedesca ha infatti contestato i dati diffusi dall’istituto guidato da Andrea Orcel sul livello di adesione all’OPS e si è rivolta direttamente alla BaFin, l’autorità federale di vigilanza finanziaria tedesca, chiedendo verifiche e accertamenti.

Una mossa che va ben oltre la normale dialettica tra due istituti e che apre una questione politica ed economica di enorme rilevanza per tutta l’Europa.

La banca italiana vale tre volte quella tedesca.

I numeri raccontano una realtà spesso ignorata nel dibattito pubblico. UniCredit ha chiuso il 2025 con utili superiori ai 10 miliardi di euro, uno dei migliori risultati della sua storia.

La capitalizzazione di mercato supera i 90 miliardi di euro. Commerzbank vale invece circa 30 miliardi e ha registrato utili per circa 3 miliardi.

In altre parole, la banca italiana oggi vale in Borsa circa tre volte il principale istituto commerciale tedesco coinvolto nell’operazione. Un dato che fotografa anche il diverso stato di salute delle due economie.

C’è un dettaglio che merita di essere ricordato. Durante la crisi finanziaria del 2008/2009 Commerzbank venne salvata grazie a circa 18 miliardi di euro di denaro pubblico tedesco. Ancora oggi Berlino mantiene una partecipazione significativa nell’istituto.

È, quindi, difficile sostenere che si tratti esclusivamente di una normale operazione di mercato.

Quando entra in gioco Commerzbank entra in gioco anche una parte della strategia economica tedesca.

L’Europa delle regole… per gli altri!

Lo abbiamo visto in passato con energia, telecomunicazioni, industria e infrastrutture.

Oggi il copione sembra ripetersi nel settore bancario.

L’eventuale integrazione tra UniCredit e Commerzbank darebbe vita a uno dei maggiori gruppi bancari europei, con oltre 1.500 miliardi di euro di attivi e una presenza strategica nei principali mercati del continente. Non si tratta, quindi, soltanto di una scalata bancaria.

Si tratta di capire se l’Europa del XXI secolo sarà costruita su regole uguali per tutti oppure continuerà a funzionare come un sistema nel quale alcuni Paesi possono acquisire mentre altri devono chiedere il permesso.

Per l’Italia questa vicenda rappresenta un test di maturità economica. I prossimi mesi daranno una risposta che andrà ben oltre il destino di Commerzbank.

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