
È guerra. Una guerra vera, aperta, senza più veli o mediazioni, tra Iran e Israele.
E io, come tanti, guardo attonito a ciò che sta accadendo.
Non si tratta più di schermaglie, di minacce a distanza, di tensioni diplomatiche. Qui siamo nel pieno di un conflitto diretto, con morti, macerie e vendette che si rincorrono in una spirale che sembra fuori controllo.
Tutto è esploso in queste ultime ore,ma la tensione è maturata da mesi, da anni. Ora però la guerra è concreta: piovono missili, esplodono edifici,
muoiono civili. La notizia che mi ha colpito come un pugno è che Teheran ha minacciato apertamente Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia:
se proveranno a interferire per fermare i raid iraniani contro Israele, saranno considerati nemici attivi, e quindi bersagli. Le loro basi, le loro navi in Medio Oriente, sono già nel mirino. Non è più un gioco di diplomazia internazionale. È un ultimatum. Nel cuore della notte, una pioggia di missili ha investito Israele. L’Iran ha rivendicato un massiccio attacco con centinaia di missili balistici. Israele parla di meno di 100, ma non cambia molto: il risultato è devastante.
Tel Aviv, la città moderna e vibrante, è stata colpita duramente. Tre morti, almeno 80 feriti, molti dei quali in gravi condizioni. Tra le vittime, una donna di 60 anni trovata morta tra le macerie di un quartiere residenziale, e un uomo di 45 anni, ferito gravemente e deceduto dopo poche ore. Altri ancora potrebbero essere intrappolati sotto gli edifici crollati. In mezzo a tutto questo dolore, arriva la reazione del ministro della Difesa israeliano, Israel Katz: “Se l’Iran continuerà a colpire i civili israeliani, Teheran brucerà”. Un linguaggio senza mezzi termini, durissimo, e fa paura. Non è solo una risposta militare: è una promessa di distruzione totale. Secondo Katz, il leader supremo Khamenei sta condannando il suo stesso popolo, rendendo Teheran bersaglio di una potenziale catastrofe.
E infatti, Israele non ha aspettato. Con una serie di raid aerei mirati, ha eliminato nove scienziati nucleari iraniani, tra cui nomi di primo piano del programma atomico. Persone che da decenni rappresentano le menti dietro lo sviluppo delle armi nucleari. Per Israele,questi erano obiettivi strategici.
Per l’Iran, sono diventati martiri. Una generazione intera di conoscenze scientifiche svanita in un attimo. La ferita non è solo militare, è anche simbolica e identitaria. Ma la rappresaglia non si è fermata lì. Un raid su un edificio a Teheran ha ucciso 60 persone, tra cui 20 bambini. Alcuni avevano pochi mesi di vita. Le immagini mostrate dalla televisione di Stato iraniana, i soccorritori che scavano tra le macerie di un palazzo di 14 piani.
È impossibile restare indifferenti davanti a queste scene. Si parla di carneficina,e in effetti è difficile usare parole diverse. L’Iran ora conta almeno 78 morti, secondo fonti ufficiali, e tra questi anche due alti ufficiali dello stato maggiore iraniano,entrambi generali.
Nel frattempo, i cieli del Medio Oriente sono pieni di droni, caccia, paura. Teheran rivendica l’abbattimento di droni di ricognizione israeliani nella regione di Salmas, al confine nord-occidentale del Paese. Uno scontro che non è più solo tra due Stati, ma che rischia di coinvolgere tutta l’area. La situazione è talmente grave che anche il programma nucleare iraniano è entrato nel mirino. L’impianto di arricchimento di Fordow ha subito danni,seppur “limitati” secondo l’Agenzia iraniana per l’energia atomica. Ma il solo fatto che un sito nucleare sia stato colpito basta a far tremare il mondo. Le implicazioni ambientali, strategiche e politiche sono enormi.
Intanto, fonti iraniane avvertono: gli attacchi non si fermeranno qui.
Gli Stati Uniti sono un bersaglio possibile, concreto. Le basi americane nella regione potrebbero essere colpite nei prossimi giorni. Si tratta, a detta di Teheran, di una guerra cominciata con l’aggressione israeliana e che ora si allargherà: nessuno sarà al sicuro, nemmeno chi pensava di poter restare spettatore. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano è stato chiaro: “Il dialogo con gli Stati Uniti è diventato privo di senso.”
Le trattative sul nucleare si interrompono,perché dicono non si può parlare di pace con chi dà via libera all’attacco del tuo Paese.
Il fragile equilibrio diplomatico che esisteva è andato in frantumi.
E in tutto questo, Hamas esulta. Il suo esponente Izzat al-Risheq ha dichiarato che l’attacco iraniano è stato un successo, che la tanto celebrata Iron Dome e la Fionda di David israeliane non hanno saputo difendere il Paese.
È un messaggio potente, simbolico, per tutti i gruppi ostili a Israele nella regione.
E mentre il mondo sembra sull’orlo di qualcosa di terribile, arriva un appello disperato e umano da Papa Leone XIV. Con parole semplici ma forti, ha chiesto responsabilità,dialogo, pace. Ha condannato ogni minaccia all’esistenza di un popolo, ha ricordato che il cammino della pace si costruisce con la giustizia e il rispetto, non con la vendetta. Io non so come finirà. Nessuno lo sa. Ma so che ogni bambino sotto le macerie, ogni sirena nella notte, ogni scienziato assassinato, ogni bomba che esplode porta via un pezzo di futuro.
E so che, se i governi di questo nostro Pianeta martoriato non li fermeranno ora, se non si ascolta l’appello alla ragione, questa guerra non sarà l’ultima.
Sarà solo l’inizio, che potrebbe arrivare al risultato che prevedeva Einstein: «Non so con quali armi verrà combattuta la terza guerra mondiale,
ma la quarta verrà combattuta con clave e pietre».





