L’operazione con cui il Mossad pianificava di rovesciare il regime iraniano
A cura di Agenzia Nova
L’agenzia di intelligence israeliana Mossad aveva pianificato di rovesciare il regime della Repubblica islamica dell’Iran attraverso i combattenti curdi.
È quanto riferisce l’emittente “Channel 13”, dopo che ieri il quotidiano statunitense “New York Times” ha rivelato che Israele si è impegnato in uno sforzo pluriennale per reclutare l’ex presidente iraniano ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad e riportarlo poi al potere.
Secondo “Channel 13”, nell’ambito di un’operazione denominata “Il gatto con gli stivali”, il Mossad aveva pianificato attacchi israeliani contro le postazioni del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica (i pasdaran) lungo il confine tra Iran e Iraq.
Secondo il rapporto, gli attacchi erano stati concepiti per aprire la strada ai combattenti curdi nella regione del Kurdistan iraniano, per consentire loro di avanzare nel nord-ovest dell’Iran.
L’intelligence israeliana si aspettava che migliaia di giovani curdi si unissero ai combattenti, dando vita a un movimento di massa in grado di raggiungere potenzialmente Teheran. S
econdo il piano del Mossad, una volta raggiunto questo obiettivo, un movimento di protesta di massa con milioni di manifestanti avrebbe fatto cadere il regime degli ayatollah.
Lo scorso giugno, all’inizio della guerra dei dodici giorni, Israele e Stati Uniti avevano lanciato pesanti attacchi contro le forze di sicurezza iraniane – inclusi funzionari del regime, basi militari, sistemi missilistici, stazioni di polizia e siti delle forze paramilitari Basij – nel nord-ovest dell’Iran, nel tentativo di agevolare l’avanzata dei curdi.
Tuttavia, secondo l’emittente israeliana, fughe di notizie ai media, pressioni da parte della Turchia e la diffidenza degli stessi curdi avrebbero indotto gli Stati Uniti a fermarsi.
L’offensiva curda sarebbe stata quindi uno degli elementi chiave del piano israeliano che prevedeva che l’ex presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad tornasse al potere.
Secondo quanto riferito ieri dal “New York Times”, Israele avrebbe condotto per anni un’operazione di intelligence volta a rendere Ahmadinejad una possibile figura di riferimento per un cambio di regime a Teheran.
Il piano avrebbe avuto il proprio culmine alla fine di febbraio di quest’anno, nei primi giorni della guerra in Iran, con un’operazione volta ad allontanare da Teheran l’ex presidente, allora sotto stretta sorveglianza nella capitale iraniana, per poi favorirne l’ascesa al vertice.
Il piano, secondo il quotidiano, sarebbe tuttavia fallito. Il 28 febbraio un raid aereo israeliano ha colpito la residenza di Ahmadinejad, prendendo di mira le sue guardie del corpo e un veicolo blindato.
Secondo quattro alti funzionari iraniani, dopo l’attacco un’autovettura nera avrebbe prelevato l’ex presidente, allontanandolo rapidamente dalla scena.
Funzionari statunitensi e iraniani a conoscenza dell’operazione hanno riferito al “New York Times2 che il veicolo sarebbe stato guidato da agenti del Mossad, che avrebbero condotto Ahmadinejad in un rifugio segreto in territorio iraniano.
L’ex presidente, tuttavia, sarebbe rimasto turbato dall’operazione di salvataggio e disilluso rispetto al piano israeliano, lasciando il rifugio in circostanze rimaste poco chiare.
Ahmadinejad non è più apparso in pubblico fino a lunedì scorso, quando ha preso parte al corteo funebre della guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei.
Secondo quattro alti funzionari iraniani, l’ex presidente si troverebbe ora in stato di fermo, sotto la custodia del ramo dell’intelligence del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (i pasdaran), dopo che Teheran avrebbe scoperto gran parte dei suoi contatti con Israele.
Secondo il “New York Times”, il tentativo di reclutamento di Ahmadinejad sarebbe stato una priorità tale per Israele che l’allora capo del Mossad, David Barnea, si sarebbe recato personalmente a Budapest nel 2024 per incontrarlo, in occasione di una conferenza sui cambiamenti climatici organizzata dall’Università Ludovika per la pubblica amministrazione.
Il rettore dell’ateneo, Gergely Deli, ha dichiarato in una recente intervista di aver agito, nell’invitare l’ex presidente iraniano, come uno “strohmann”, termine tedesco traducibile come prestanome.
Ahmadinejad sarebbe tornato a Budapest nel giugno del 2025, pochi giorni prima dell’inizio del conflitto tra Israele e Iran, per una visita che sarebbe servita da copertura per incontri con agenti dell’intelligence israeliana.
Il quotidiano statunitense ha riferito inoltre che Israele avrebbe segretamente versato somme di denaro ad Ahmadinejad per alloggio e viaggi, e che agenti israeliani lo avrebbero incontrato all’estero in diverse occasioni.





