L’obiettivo della normativa è assicurare la continuità dei servizi vitali per la società e l’economia dell’Unione Europea
Dal 17 luglio l’Unione Europea compirà un passaggio destinato ad avere conseguenze ben più ampie di quanto possa suggerire una semplice scadenza normativa.
Entro quella data gli Stati membri saranno chiamati a designare le proprie entità critiche, individuando quelle infrastrutture e quei servizi essenziali dai quali dipendono il funzionamento dello Stato, la stabilità economica e la sicurezza dei cittadini.
Da quel momento inizierà una nuova fase, gli operatori interessati avranno dieci mesi per valutare le vulnerabilità dei propri asset, comprese quelle derivanti dagli eventi naturali e climatici, e dovranno predisporre misure capaci di garantire la continuità operativa.
Non possiamo interpretare la Direttiva CER come un semplice adempimento amministrativo, la sua importanza risiede soprattutto nel cambio di paradigma che introduce.
Per decenni la sicurezza di uno Stato è stata associata prevalentemente alla capacità militare, alla solidità delle alleanze e alla difesa dei confini.
Oggi questo schema non è più sufficiente, le crisi degli ultimi anni hanno dimostrato come sia possibile compromettere la stabilità di un Paese senza ricorrere a un confronto militare diretto.
È sufficiente interrompere la distribuzione dell’energia, bloccare le comunicazioni, mettere fuori servizio un’infrastruttura digitale, paralizzare un porto o rendere inutilizzabile una rete idrica per produrre effetti economici, sociali e politici di enorme portata. È questa la logica che ispira la Direttiva CER.
L’Unione Europea prende atto che le minacce contemporanee sono sempre più interconnesse e raramente assumono la forma tradizionale del conflitto armato.
Guerre ibride, sabotaggi, attacchi informatici, campagne di disinformazione ed eventi climatici estremi possono generare conseguenze analoghe, interrompendo servizi essenziali, rallentando l’economia e mettendo sotto pressione le istituzioni.
Gli avvenimenti degli ultimi anni hanno reso evidente questa trasformazione.
Il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, gli episodi che hanno coinvolto i cavi sottomarini nel Mar Baltico, gli attacchi contro le infrastrutture energetiche durante la guerra in Ucraina e la crescente intensità di alluvioni, incendi e ondate di calore hanno mostrato come la vulnerabilità delle reti rappresenti oggi una delle principali fragilità geopolitiche dell’Europa.
In un sistema internazionale caratterizzato da una competizione sempre più intensa tra le grandi potenze, la capacità di garantire il funzionamento delle infrastrutture essenziali diventa parte integrante della sicurezza nazionale.
La Direttiva CER riflette esattamente questa evoluzione. La protezione delle infrastrutture critiche non riguarda più soltanto la prevenzione di atti ostili, ma la capacità dello Stato di continuare a funzionare anche in presenza di crisi simultanee.
Energia, trasporti, telecomunicazioni, acqua, sanità, finanza, infrastrutture digitali e spazio vengono considerati componenti di un’unica architettura strategica, nella quale la vulnerabilità di un singolo elemento può compromettere l’intero sistema.
Particolare rilievo diventa anche la valutazione dei rischi climatici come alluvioni, frane, siccità, incendi e ondate di calore che non sono più considerate esclusivamente emergenze ambientali, ma fattori capaci di incidere direttamente sulla continuità dei servizi essenziali e quindi sulla sicurezza dello Stato.
È una visione che supera la tradizionale separazione tra difesa, protezione civile e tutela ambientale, riconoscendo come queste dimensioni siano ormai strettamente interdipendenti.
Accanto all’evoluzione normativa emerge anche quella tecnologica. La crescente disponibilità di dati satellitari, modelli predittivi e sistemi di intelligenza artificiale sta modificando il modo in cui istituzioni e gestori delle infrastrutture affrontano il rischio.
In questo contesto si inserisce AIRIS, la piattaforma di climate risk analytics sviluppata dalla società italiana Eoliann, che integra dati satellitari, informazioni geospaziali, algoritmi proprietari di machine learning e modelli di analisi del rischio con l’obiettivo di trasformare la valutazione delle vulnerabilità in uno strumento di pianificazione operativa.
Il sistema elabora scenari previsionali ad alta risoluzione con copertura europea fino al 2050, stimando probabilità, intensità e impatto fisico ed economico dei principali rischi climatici sulle reti infrastrutturali.
I modelli sono stati sviluppati e validati confrontandosi con eventi realmente verificatisi e con le mappe delle autorità locali, anche grazie al supporto dell’Agenzia Spaziale Europea, ESA.
Secondo quanto riportato dalla società, gli algoritmi hanno raggiunto un livello di accuratezza fino al 95% nella previsione dei principali eventi climatici registrati in Italia e in Europa.
L’obiettivo è consentire ai gestori delle infrastrutture critiche di individuare gli asset più vulnerabili, stabilire le priorità di intervento, pianificare manutenzioni e investimenti e valutare anche le perdite potenzialmente evitate, trasformando così il dato climatico in uno strumento concreto di supporto alle decisioni strategiche.
La stessa riflessione proposta da Eoliann nella nota che accompagna la scadenza della Direttiva CER coglie un aspetto centrale della nuova impostazione europea, il rispetto della normativa rappresenta soltanto il punto di partenza, vera sfida consiste nel dotare amministrazioni pubbliche e operatori di strumenti in grado di conoscere, con precisione, le vulnerabilità delle infrastrutture, così da passare da una gestione delle emergenze a una pianificazione preventiva, fondata su dati misurabili e scenari previsionali.
La portata della Direttiva CER, tuttavia, va ben oltre gli aspetti tecnologici e gli obblighi di conformità, proprio per assicurare la continuità dei trasporti e preservare quei servizi essenziali dai quali dipende la vita quotidiana dei cittadini.
La nuova normativa europea segna l’evoluzione del concetto stesso di sicurezza. Nel nuovo equilibrio internazionale la solidità di una nazione si misura anche dalla capacità delle sue infrastrutture, dalla capacità di saperle far funzionare anche quando tutto il resto vacilla.
È su questa capacità che si giocherà una parte sempre più importante della competizione geopolitica dei prossimi decenni.




