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Le reali ragioni degli attacchi di Trump alla Premier Meloni

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attacchi di Trump alla Premier Meloni

Mentre Donald pressa per investimenti in armi dell’Italia, Giorgia ribadisce la sovranità nazionale

Il vertice NATO in Turchia è stato l’ultimo atto di incontro/confronto tra il Presidente Trump e la nostra Presidente Giorgia Meloni.
Ormai, è molto chiaro che la tattica di Trump con Giorgia Meloni sia quella di dissacrare la sua figura di donna e di Presidente.

Entrambe le cose sono assolutamente gravi e da censurare.

Il rispetto che si deve a una donna è mille volte più alto di quello che si deve a un Presidente come Trump, che mostra, in modo ondivago, un’impostazione politica degna di un elefante in un negozio di cristalli di Boemia.

Nulla di più esplicito è l’attacco alla persona che il Presidente Trump ha fatto alla Premier Meloni, quando, postando una foto estrapolata da un contesto d’incontro, ha espressamente scritto che ci sarebbe voluto un “ordine restrittivo”.

Un atteggiamento inaccettabile tra persone comuni e grave tra capi di Stato.

Denigrare la persona per denigrare il ruolo e, quindi, il Paese che rappresenta.

Tutto questo inaugura relazioni alterate rispetto a quelle che siamo stati abituati ad avere nei decenni precedenti.

Trump, in effetti, ha distrutto i rapporti diplomatici dei vari Paesi, ha scombinato le carte, ha messo in ridicolo uomini e donne di Stato per il solo piacere di farlo.

È un atteggiamento che non può e non deve essere tollerato, ma ignorato, come ha ben fatto Giorgia Meloni.

La Presidente ha deciso di non dar credito alle provocazioni e alle offese personali e di recarsi al summit NATO di Ankara senza timori e reverenziali.

Trump è stato battuto con eleganza e garbo, quello che lui non ha per nulla.

In questo contesto, riteniamo che l’attacco a Giorgia Meloni non sia  finalizzato a un discredito personale, ma a mettere sotto assedio l’Europa e i capi di Stato che non hanno accettato con favore certe affermazioni del Presidente americano.

La NATO non è casa propria dell’America e non è una società in cui gli USA sono dei “padroni” e gli altri dei “sudditi”. Idea, questa, che pervade il Donald in modo ripetitivo.

Nelle relazioni tra Stati c’è il rispetto dovuto ai rappresentanti che è quello  dovuto ai loro cittadini: tutti i popoli e tutte le nazioni hanno e devono avere pari dignità.

Questo principio basilare appare del tutto sconosciuto all’Amministrazione del Presidente Trump e al Presidente.

Una cosa è certa: i rapporti di pura forza basati in modo particolare sulle armi portano solo venti di sciagura, di povertà e di profonda crisi tra i popoli.

Ma osa effettivamente vuole Trump dall’Europa e dall’Italia?

Vuole un impegno almeno del 5% del PIL di ogni Paese per un riarmo totale.

L’Europa post COVID e in piena guerra Ucraina – Russia non ha molti soldi da impiegare.

La stessa Germania non ha aderito a questa idea con “l’entusiasmo” che il Presidente Americano avrebbe desiderato.

La Meloni, non solo non ha acconsentito, ma ha anche detto ad Ankara che il riarmo, se avverrà, sarà fatto in linea con le previsioni di aggiustamento di bilancio in altri settori quali, ad esempio, sanità e istruzione.

Come è giusto che sia, la Meloni ha precisato che ogni decisione sugli investimenti in armi è questione di carattere nazionale e non può e non deve afferire a interessi dell’America.

La Premier ha posto una questione di diritto internazionale e di sovranità nazionale che Trump non solo non ha gradito, ma che, forse, nella sua logica dei rapporti di forza, non ha nemmeno capito.

La Presidente ha tenuto ferma la sua decisione e ha ribadito che la NATO ha un ruolo che passa dal rispetto dei Paesi membri.

Ecco il motivo per il quale Trump l’ha attaccata personalmente: voleva farle saltare i nervi.

Il silenzio sull’ultima uscita ha mandato in tilt Trump e ad Ankara la Meloni ha ribadito il concetto.

La sovranità nazionale è salva.

Trump se ne deve fare una ragione; gli Stati e i popoli si rispettano.

Trump vuole un riarmo dei Paesi occidentali per compiacere le industrie delle armi americane.

Ormai, la logica su cui si muove è molto chiara: il profitto per chi ha appoggiato ed appoggia la sua amministrazione.

Un’idea economicistica del potere che, invece, dovrebbe essere al servizio del bene dei popoli.

Una condotta non solo deplorevole, ma altamente illegittima, alla quale possono mettere freno solo il Congresso e le elezioni di medio termine, nelle quali ci si augura che la democrazia americana riprenda in mano le redini, limitando la deriva autoritaria e, per certi versi, dittatoriale di Trump.

Autore

  • Massimo Rossi

    Massimo Rossi, laureato in Giurisprudenza, assistente volontario in Procedura Penale, Dottrina Generale del Processo e Teoria Generale del Processo anni 1990/2005 presso l'Università degli Studi di Siena. Dottorato di ricerca in Procedura Penale presso l'Università di Genova. Avvocato. Ha pubblicato diversi lavori giuridici in riviste specializzate e ha partecipato come autore in varie pubblicazioni giuridiche collettanee. Relatore in convegni di carattere nazionale e istituzionale anche nelle sedi parlamentari. Dal 1994 al 1997 ha svolto funzioni di Vice Procuratore Onorario presso la Procura di Siena. Già consulente della Presidenza della Prima Commissione Parlamentare sulla morte del dott. David Rossi ed estensore unitamente ad altri consulenti della relazione finale nel 2022. Attualmente è docente a contratto presso l'Università di Firenze in Procedura Penale con insegnamento presso la Scuola Nazionale dei Sottufficiali dell'Arma dei Carabinieri.

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