La mutazione genetica del dominio dei mari sotto stretta osservazione dei Paesi lungimiranti
In qualche modo la questione Stretto di Hormuz, se diventasse un cappio alla gola, si potrebbe superare.
La società di logistica degli Emirati DP World, con sede a Dubai, ha infatti intenzione di realizzare un nuovo porto e un terminal container sulla costa orientale del Paese: in questo modo Dubai riuscirebbe a ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz.
Il progetto è qualcosa che non costa poco, ma interessa molti Paesi arabi che da tempo (almeno mezzo secolo, ma soprattutto dal 2016) stanno valutando il rischio di un diktat iraniano sul transito delle merci.
Perché è da tempo che la situazione in Medio Oriente, mentre gli europei dormono e gli italiani addirittura ronfano, è sotto attenzione di chi è interessato alle conseguenze geopolitiche della mutazione genetica del dominio dei mari.
Per noi va di moda: “Ha stato Trump”. Più facile.
L’approdo, per questa nuova possibile anche se per ora ipotetica nuova via dei combustibili, potrebbe essere il porto di Trieste.
Per quanto riguarda il petrolio e il gas, già oggi questo terminal italiano alimenta di gas e petrolio la Germania e altri Pesi europei grazie alla rete di oleodotti transfrontalieri che collegano il Porto di Trieste con i Länder tedeschi e della Baviera e del Baden- Württemberg.
E già ora il suo ruolo nella “Via del cotone” (individuandolo come «scalo del Friuli Venezia Giulia nell’India-Middle East-Europe Economic Corridor – IMEC»), è considerato uno dei principali progetti destinati a ridisegnare le rotte commerciali tra Asia ed Europa.
Perché offre la possibilità di «una rete logistica resiliente, capace di offrire percorsi alternativi in caso di crisi geopolitiche o interruzioni delle principali rotte marittime.».
L’infrastruttura triestina, già dunque fondamentale per garantire la sicurezza energetica e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento per l’Italia e per i Paesi che la circondano, se questo progetto di Dubai andasse in porto, si troverebbe in una situazione di ulteriore privilegio.
Magari fare qualche intesa, per non dire accordo, prima di altri non è sbagliato, rendendo concrete le “promesse” di Legacy Expo 2020 Dubai. Bello, ma solo sulla carta.
Lo so che sembro parlare in lingua aliena. Indico sigle sconosciute e riporto fatti che non sono nei radar dell’informazione diffusa. E certo: che gossip si può fare su questo.
Se invece di fare gli spiritosi per qualche viaggio di Meloni nei Paesi arabi e, magari, sulle “vacanze” di Crosetto a Dubai, si fosse ragionato su questa ed altre vicende analoghe, oggi si capirebbe qualcosa in più delle chiacchiere di portierato.
E l’ipotesi, non dico certezza ma almeno ipotesi, che un lavoro di politica internazionale sia in corso affiorerebbe. Perché quest’ipotesi non è senza riflessi.
Si comincerebbe a ragionare, per esempio, su cosa significa l’ipotetico spostamento del baricentro economico dei trasporti di combustibile dai porti del Sud Italia e quelli molto più a Nord. E si preparerebbe un controllo vero su cosa fa questo Governo, anche per le prospettive che apre nel bene e nel male.
Perché così si fa politica, se questa fosse nell’interesse del Paese.





