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Iran, continua il programma nucleare?

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Migliaia di centrifughe sarebbero state nascoste nel cuore di una montagna

Una notizia che, se confermata, cambia profondamente la valutazione sul programma nucleare iraniano.
Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal, ripresa dal Jerusalem Post e da altre autorevoli testate internazionali, l’intelligence israeliana e quella statunitense ritengono che lo scorso autunno l’Iran abbia trasferito migliaia di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio all’interno del gigantesco complesso sotterraneo scavato nella cosiddetta “Pickaxe Mountain”, il Monte Kolang, nei pressi del sito nucleare di Natanz.

Non si tratta di una semplice struttura sotterranea.

È una vera e propria fortezza scavata nella roccia, costruita a oltre cento metri di profondità e progettata proprio per resistere ai più potenti bombardamenti convenzionali oggi disponibili.

Secondo molti analisti militari, persino le bombe bunker-buster americane potrebbero avere enormi difficoltà a distruggerla completamente.

Perché questa notizia è così importante?

Le centrifughe rappresentano il cuore dell’intero processo di arricchimento dell’uranio. Sono macchine estremamente sofisticate che separano gli isotopi dell’uranio e permettono di ottenere combustibile per uso civile oppure, se l’arricchimento viene portato a livelli molto elevati, materiale utilizzabile anche per un’arma nucleare.

Secondo il Wall Street Journal, il trasferimento sarebbe avvenuto dopo la guerra dei dodici giorni del 2025, quando Stati Uniti e Israele colpirono duramente Natanz, Fordow e Isfahan.

Da allora Teheran avrebbe deciso di mettere al sicuro ciò che rimaneva del proprio programma nucleare, spostandolo in un luogo molto più difficile da colpire.

Attenzione: ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo

È fondamentale distinguere i fatti dalle ipotesi.
Ad oggi non esistono prove pubbliche che dentro Pickaxe Mountain sia già in corso l’arricchimento dell’uranio.

La presenza delle centrifughe, se confermata, non significa automaticamente che siano già collegate, funzionanti o alimentate con esafluoruro di uranio.

Significa però una cosa estremamente seria: l’Iran potrebbe aver preservato la capacità tecnica di ricostruire rapidamente il proprio programma nucleare, mettendolo al riparo da eventuali futuri attacchi.

Ed è proprio questo il motivo della crescente preoccupazione di Israele e degli Stati Uniti.

Il grande problema: nessuno può verificare

L’aspetto forse più inquietante della vicenda riguarda il controllo internazionale.

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) non ha mai potuto ispezionare questo complesso sotterraneo.

Gli ispettori non possono verificare:
se le centrifughe siano realmente presenti;
quante siano;
se siano già installate;
se vi sia materiale nucleare;
se l’arricchimento sia già ripreso.

In altre parole, il mondo è costretto a basarsi sulle informazioni raccolte dalle intelligence occidentali, senza poter disporre di una verifica indipendente.

Perché Pickaxe Mountain fa tanta paura

Questo sito non nasce per caso.
La sua costruzione iniziò nel 2020, dopo il sabotaggio che colpì uno degli impianti di Natanz. Lo stesso governo iraniano annunciò allora che avrebbe costruito una struttura molto più grande, moderna e soprattutto protetta nel cuore della montagna.

Le immagini satellitari mostrano un enorme complesso con ingressi multipli, gallerie profonde, sistemi di sicurezza e infrastrutture imponenti.

Tutto lascia pensare che sia stato progettato per garantire la sopravvivenza del programma nucleare iraniano anche nel caso di futuri bombardamenti.

Ma allora perché non è stato bombardato?

È una delle domande più discusse.

Secondo gli analisti, le ragioni potrebbero essere diverse:
il sito non era ancora completamente operativo;
la profondità rende estremamente difficile distruggerlo;
Stati Uniti e Israele potrebbero aver preferito continuare a monitorarlo piuttosto che colpirlo senza la certezza di eliminarne le capacità.

Lo stesso Donald Trump, pochi giorni fa, ha dichiarato pubblicamente che Pickaxe Mountain è tra i possibili obiettivi militari americani e che Washington continua a monitorare attentamente ogni attività attorno agli ingressi del complesso.

Questa vicenda dimostra una realtà che spesso viene dimenticata: distruggere alcuni impianti non significa necessariamente eliminare un programma nucleare.

Se davvero migliaia di centrifughe sono state trasferite sotto la montagna, come sostengono le intelligence israeliana e americana, significa che Teheran avrebbe scelto di proteggere il proprio patrimonio tecnologico nel luogo più difficile da raggiungere.

Al tempo stesso è importante mantenere il rigore dei fatti:
oggi non esiste una conferma pubblica che dentro Pickaxe Mountain sia già in funzione un nuovo impianto di arricchimento.

Esiste, però, un elemento che preoccupa enormemente la comunità internazionale: un sito profondamente nascosto, non ispezionabile dall’AIEA e potenzialmente in grado di consentire all’Iran di ricostruire, lontano dagli occhi del mondo, una parte essenziale del proprio programma nucleare.

Ed è proprio questa combinazione di segretezza, profondità e assenza di controlli a rendere Pickaxe Mountain uno dei punti più sensibili dell’intero dossier nucleare iraniano.

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