L’etica della robotica
L’episodio dell’AI che è “scappata di mano”, diventando un hacker, sottraendo dati ed informazioni, è episodio che per i media, e dunque per la gente, sembra essere meno importante del teatro di burattini, ormai giornaliero, in Parlamento.
E non è così.
L’AI, tra l’altro l’Open AI, cioè quella disponibile a chiunque su Internet, ha “agito malevolmente”, in autonomia, durante un test, finito decisamente male.
In autonomia: qualcosa che esce dai confini dell’informatica, rischiando non solo di innescare “guerre” con gli apocalittici che rigettano in blocco l’evoluzione dell’AI, ma di mettere in discussione anche i sensati scrupoli di chi invita alla cautela nell’utilizzo di una tecnologia potente e più difficile da controllare.
Fortunatamente il test era eseguito in un ambiente rigorosamente controllato, con capacità di accesso a Internet limitata e controllo dei risultati, proprio per ragioni di sicurezza. E il problema si pone, dunque, senza drammi, che sarebbero stati invece possibili.
Ho virgolettato “agito malevolmente” perché questo è il centro dei problemi da affrontare parlando di AI: se “ha agito” vuol dire che “ha pensato”. E questo sconvolge tante effimere sicurezze.
È invece possibile che abbia semplicemente utilizzato tutte le sue potenzialità, cercando e trovando lo strumento che era necessario per rispondere alla domanda del test e cioè fare hackeraggio. Il risultato non cambia: ma tutto il resto sì, e profondamente.
La stessa Open AI non ha potuto minimizzare più di tanto.
In ogni caso «la sfida non riguarda più soltanto ciò che un modello di AI è in grado di fare, ma la nostra capacità di contenerne e controllarne in modo affidabile le funzionalità» dice uno dei massimi esperti.
Capisco e mi domando perché allora siamo in tanto ritardo su questo. E cosa succederebbe se il “controllo” finisse in mani decisamente non amiche.
Già, perché AI non è solo “qualcosa” nel computer: è nei robot e negli umanoidi, il cui sviluppo va avanti con velocità stratosferica. Entra in qualcosa che regolerà la nostra vita e dalla quale dipenderà la nostra vita.
Qualcuno dia un’occhiata a quali sistemi si stanno “affidando” all’AI. E, magari, rifletta sull’integrazione, che si sta sperimentando, tra AI e chip neurali.
Forse, anche le “tre leggi” di Asimov risulterebbero insufficienti. Ed è quanto dire: perché esse sono la definizione della “etica” della robotica.
L’etica. C’è qualcosa di più filosofico, umano, spirituale di un’etica? E la si pensa per un robot. Un non umano ma umano?
Tutti zitti? No: si discuterà se AI è di destra o di sinistra.





