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INDIA, STORIA DELL’ASCESA DI UNA POTENZA GLOBALE

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Laura Luigia Martini*
Tra i giganti economici asiatici, la Cina ha perso il suo primato lo scorso settembre, superata dall’India secondo l’indice MSCI (Morgan Stanley Capital International), che traccia le performance dei mercati azionari di 24 economie emergenti, come ben sottolinea ISPI in un recente articolo. Un risultato che evidenzia gli importanti sforzi di Nuova Delhi per consolidare e rafforzare i propri risultati finanziari, ma anche le oggettive difficoltà economiche in cui si dibatte la Cina di oggi.
Niente di nuovo sotto il sole in realtà: l’economia indiana è quella che cresce più velocemente tra le prime venti del mondo e lo sviluppo demografico, l’aumento del reddito pro-capite, le riforme economiche, l’evoluzione infrastrutturale, ma anche l’attenzione costante ai settori strategici, dalle telecomunicazioni, ai semiconduttori fino ai veicoli elettrici, fanno dell’India un mercato estremamente attrattivo per le aziende di tutto il mondo.
La storia recente del pianeta ha riportato le questioni geopolitiche in primo piano, i rapporti commerciali si basano sulla fiducia tra Stati e mai prima d’ora l’India è apparsa tanto credibile nella storia, un faro di stabilità e di equilibrio in cui è difficile non ravvisare le caratteristiche tipiche dell’impero britannico di cui è stata la colonia più importante sotto il controllo della Regina Vittoria. E per questo i legami con l’Occidente sono cresciuti costantemente e in modo importante, e i decisori politici occidentali riconoscono la verità storica: l’ascesa dell’India come attore geopolitico e geoeconomico credibile nel ventunesimo secolo.
Ma come siamo arrivati a questo?
Secondo UPB (Union Bancaire Privée), la solida traiettoria di crescita indiana trae beneficio dalla ripresa industriale e dalla domanda interna sostenuta. Basti pensare che le azioni indiane hanno dimostrato un track record ventennale di rendimenti annui del 10-12% (in USD). E la crescita economica del subcontinente asiatico non è destinata a calare, grazie alle politiche industriali e alle alleanze fra Paesi che il Primo Ministro Modi gestisce magistralmente, continuando ad attuare riforme economiche favorevoli al mercato e consentendo in tal modo la trasmissione della crescita economica alla crescita degli utili. La succitata forza dei consumi interni, equivalenti a quasi il 70% del PIL indiano, fa il paio con la crescita a doppia cifra del settore manufatturiero. Tutto ciò considerato, e beneficiando di fattori strutturali positivi, la stima potenziale per la crescita del Paese è molto elevata, pari a circa al 7% nel prossimo decennio.
Nel prosieguo esaminerò i vari fattori che maggiormente hanno impattato sulla realizzazione di questo notevolissimo trend.
Le politiche del governo Modi, meglio note come “Modinomics”, si sono fortemente concentrate sulla liberalizzazione dell’economia e sulla privatizzazione, per cui Modi ha liberalizzato le politiche di investimento diretto estero dell’India, che può ora beneficiarne in settori diversi come la difesa e le ferrovie. Ma le iniziative volte al miglioramento della ricchezza della nazione non sono solo queste. Molto si sta facendo per l’istruzione di un popolo demograficamente così sviluppato, aumentando l’attenzione alle risorse umane e migliorando l’accesso all’istruzione. Molto si sta investendo sulla digitalizzazione del Paese, che dovrà presto raggiungere un’elevata copertura internet, anche nelle zone al momento più disagiate, mentre sul fronte dei capitali, l’obiettivo di trasformare l’India una “Nazione sviluppata” entro il 2047, come dichiarato proprio dal Primo Ministro, richiederà una crescita delle infrastrutture di circa l’8% all’anno. E come non menzionare il “Make in India”? Strategia che mira a una crescita della spesa in conto capitale del 12-14% annuo nel settore manufatturiero e alle multinazionali vengono offerti incentivi interessanti per trasferire le loro attività in India.
Quanto al settore della difesa, l’India è una potenza nucleare e dispone di uno degli eserciti più grandi del mondo, più che altro per motivi di deterrenza, perché l’India non è un Paese con velleità egemoniche, ma il consolidarsi dell’alleanza strategica tra Cina e Pakistan, due potenze nucleari ostili, ha notevolmente alimentato il senso di insicurezza di New Delhi.
Dal punto di vista aerospaziale, non va dimenticato inoltre che l’India nel 2023, con lo storico successo della missione Chandrayaah-3, è atterrata vicino al polo sud della Luna, un successo importante per la scienza e per il prestigio tecnologico del Paese.
Per quanto riguarda invece la politica estera in generale, come ben spiegato dall’Osservatorio economico del Governo italiano, l’India ha optato per il principio del multi-allineamento, ovvero una sorta di autonomia strategica, un bilanciamento tra potenze concorrenti per massimizzare l’interesse nazionale, mantenendo ampi margini di manovra. Se da un lato questo consente al Paese di rafforzare i rapporti con l’Occidente, le relazioni con la Russia sono rimaste solide, per cui le due nazioni sono legate da interessi economici e politici comuni. Ottimi, peraltro, i rapporti con l’Estremo Oriente e non da meno quelli con il Medio Oriente.
L’India è infine membro dell’ONU, del G20 e delle organizzazioni ASEM, BRICS, SCO, SAARC, BIMSTEC e IBSA. Insomma: l’ascesa dell’India sulla scena globale ha portato a un suo maggiore impegno in campo multilaterale. E a questo proposito un’ultima importante riflessione viene suggerita ancora una volta da un articolo di ISPI di qualche mese fa.
Durante il recente vertice dei BRICS a Kazan in Russia, la posizione dell’India ha assunto un rilievo particolare. In questo vertice, persin più che nel G20, si è manifestata con chiarezza la sempre crescente competizione tra Cina e India riguardo la leadership del Sud Globale, oltre ad apparire molto chiaro che l’India è la maggiore democrazia del mondo, ed è riuscita a posizionarsi come potenza-ponte tra il Sud Globale e l’Occidente. I BRICS sono stati un’ottima vetrina in questo senso per il subcontinente asiatico, dal momento che New Delhi punta a presentarsi come una destinazione alternativa agli investimenti occidentali rispetto alla Cina e ad ampliare le sue partnership strategiche con paesi come l’Arabia Saudita, di fondamentale importanza per la diversificazione delle sue importazioni energetiche. E il fatto che l’India partecipi a forum multilaterali, sia occidentali che non occidentali, rafforza quell’immagine di attore geopolitico con elevate capacità negoziali e diplomatiche, capace di rappresentare gli interessi del Sud Globale evitando scontri aperti con l’Occidente, così come nei desiderata di molti paesi dello Sud Globale stesso.
Concludo ricordando che sul piano interno le sfide che il Governo indiano deve affrontare sono ancora molte, dalla creazione dei posti di lavoro, alla riduzione delle disuguaglianze fino a una maggiore attenzione al degrado ambientale. Ma considerati gli impressionanti obiettivi raggiunti e le prospettive future, mi sento confidente che molto verrà fatto anche in questi contesti, perché la determinazione al successo del Paese fa sperare in questo senso e perché “gutta cavat lapidem non vi, sed saepe cadendo”.
* Nuclear Engineer, SDA Bocconi Senior Executive Fellow
 

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