di Sergio Ansuini
Chi ha ascoltato il discorso del Presidente Trump a Davos ha la conferma che il mondo ha voltato pagina. Il globalismo, scaturito dalla convinzione di un’arrogante idea di vittoria geopolitica totale e definitiva, è concluso. Con lui finiscono anche le organizzazioni multilaterali che lo sostengono e un’ideologia dominante che impregna la società occidentale. Sarebbe ingenuo pensare che la cultura, che è da sempre un supporto del potere, possa restare estranea al crollo di questo sistema. Anni di indirizzo hanno permeato non solo le posizioni apicali, ma anche una gran parte di quelle dove le cose vengono effettivamente fatte.

Il pendolo, quando viene spinto troppo da un lato, poi torna sempre indietro con violenza e supera ampiamente il punto di mezzo. Inoltre è difficile pensare che tutto si evolva senza sussulti dolorosi. Gli USA hanno indirizzato per decenni la nostra via culturale ed artistica ed ora sono scossi da questa violenta reazione imposta dalla nuova amministrazione ed appoggiata dalla maggior parte della nazione. Se è vero che New York e Londra sono le città delle gallerie d’arte, è altrettanto vero che Washington, con i suoi musei nazionali, è il cuore del polo culturale. Dobbiamo guardare la capitale per capire la portata dello scontro globale e della sua componente artistico-culturale. L’amministrazione repubblicana ne ha capito l’importanza e la spinta per il ritorno del pendolo è poderosa.
Non c’è un blando e momentaneo cambiamento dei vertici nella logica dello spoil system, ma un riallineamento totale, compresa la parte operativa burocratica. Viene denunciato un clima di intimidazione che favorisce la paura di perdere il posto di lavoro. Per terremotare un sistema ideologico-politico consolidato sono messe in atto opzioni forse eccessive come la creazione del DOGE, che taglia lavori in ambito federale, la presenza di una “milizia” come l’ICE con la sua carica di deterrenza, per arrivare poi ai pattugliamenti muscolari delle strade ad opera delle Guardie Nazionali. Sono state lanciate sfide costituzionali.

(Smithsonian National Museum of Natural History)
Marco Rubio guida il luogo dove sono custoditi i documenti presidenziali e la “Dichiarazione d’Indipendenza”. Con l’ordine esecutivo del 27 agosto 2025 si “ripristina la verità” e si rimuovono “ideologie improprie”. L’azione è di contrasto alle “ideologie corrosive”, ai tentativi di “riscrivere la storia” e di “promuovere la vergogna nazionale”, cioè al programma woke di mettere al centro della storia la schiavitù, lo sterminio degli indigeni e la difesa delle minoranze. È previsto un grande giardino nazionale con le statue di 250 Eroi Americani.
Sono lontani i tempi quando Kim Sajet chiamò gli artisti di colore Kehinde Wiley e Amy Sherald per realizzare i ritratti di Barack Obama e della moglie. Donald Trump ha preso il controllo della Smithsonian Institution. Jason Moran, direttore artistico per il jazz del Kennedy Center for the Performing Arts, Kim Sajet, direttrice della National Portrait Gallery, Carla Hayden, Librarian of Congress, Colleen Shogan, Archivist of the USA, ed altri sono stati allontanati più o meno volontariamente.

(Pierre Huyghe, Untitled (Human Mask), 2014)
L’ideologia mondialista ancora pervade l’Occidente e vediamo la maggior parte dei curatori che organizzano mostre ed esposizioni con un orientamento forte e determinato che pone barriere al pensiero libero. L’arte purtroppo è coinvolta con la politica e dobbiamo assistere alle reprimende del ministro russo Sergej Lavrov, che sottolinea la distanza che l’Italia sta prendendo dall’arte russa, con dichiarazioni come: “L’Italia è uno dei pochi Paesi che annulla le tournée concordate con i nostri cantanti lirici, come quelle di Ildar Abdrazakov”, ed a questa si aggiungono altre intolleranze artistiche.
Tutto è ancora in divenire. Siamo all’inizio di un movimento epocale con nuovi paradigmi che non sappiamo ancora dove ci porteranno. Da decenni gli Stati Uniti, nell’arte e nella cultura, sono la nostra mosca cocchiera. Siamo ancora al battito d’ali di una farfalla che potrebbe portare a noi un uragano.
La Nascita di Venere (Sandro Botticelli – Firenze 1445 – 1510)
Se osserviamo l’arte contemporanea e la paragoniamo a quella rinascimentale percepiamo una cupezza oscura. Questi sono i nostri tempi. Speriamo che questa oscurità, che è specchio del sentire d’oggi, si trasformi nella luce della speranza.
Nel 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, la Casa d’Aste Sotheby’s presenta una settimana, dal 24 al 27 gennaio 2026, di aste con arte ed oggetti americani.

Charles Peale Polk (1767-1822), George Washington, olio su tela, 91,4 × 70,5 cm, eseguito intorno al 1790-1793. Stima 400.000-600.000 $.