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IN EUROPA L’AUTO FUORI CONTROLLO SBANDA E LA CINA SORRIDE

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Il giornalista della Verità Tobia De Stefano, da sempre molto attento ai numeri, riprende quanto i giornali internazionali da tempo riportano sul settore dell’auto, centro nevralgico della politica attual.

Numeri chiari, che brutalmente si impongono a confronto con le scriteriate strategie del green deal della UE della baronessa Ursula .

Con crudezza e efficacia, i numeri testimoniano come una forma di “precoce autolesionismo “ su un settore strategico come quello dell’auto in Europa abbia portato ad un’implosione tutte le grandi case automobilistiche .

Una questione quella della produzione della auto, che in Europa riguarda un’intera economia e molti milioni di persone: un sistema politico condiviso e un sistema produttivo che erano il cuore e volano della socialdemocrazia e della partecipazione dei lavoratori nel mondo dell’impresa.

Conseguentemente ad una narrazione dogmatica e ampiamente drogata dal mondo della comunicazione, il mondo sindacale, con le sue sigle e bandiere, si è fatto incantare e raggirare, dimostrando una superficialità nei suoi massimi dirigenti, tanto da porsi la domanda sul come e con quali criteri vengono selezionati.  

La questione, va ben ricordato, riguarda anche il welfare .

E veniamo al cuore del problema nella sua cruciale crudezza.

Il dato più significativo riguarda la strategia produttiva cinese, che impone i suoi obbiettivi con ben dieci anni di anticipo sulla produzione di auto elettriche, in una realtà dove l’energia elettrica è prodotta quasi esclusivamente con il carbone, quindi inquinante.

La priorità ecologista “affermata “ nella sola Europa, contemporanea ad una delocalizzazione produttiva irrazionale verso la Cina di Xi Jinping, e all’accesso dei cinesi nel Wto, senza una visione strategica sul tema del mercato delle materie prime e di politica energetica basata su fondamentali stabili e duraturi nel tempo, ha prodotto un cortocircuito che ha colpito in primis l’autorevolezza di un istituzione burocratica anchilosata e centralizzata come la UE e di risulta tutti i paesi che si sono basati su politiche ideologiche lontane dalla realtà fattuale .

La politica dei bassi salari, perseguita per favorire l’esportazione usando anche la chiave di un’immigrazione selvaggia e fuori controllo ha fatto da collante in tanti paesi Europei.

Serve oggi procedere con un atteggiamento dove la politica recuperi i cardini fondamentali di una realtà che è stata manipolata dall’ubriacatura di burocrazie farlocche e dirigistiche.

Se facciamo un serio “esame di realtà “, fuori dall’ottica degli “ottimati “che hanno prodotto usando il pretesto ecologico un mix letale sul settore dell’auto e non solo, non possiamo non costatare che la lettura dei numeri dell’economia cinese indica un futuro che rischia di andare a caratterizzarsi su una filosofia dove i giochi si svilupperanno sempre più su una irrazionale concorrenza sleale .

Piaccia o meno, ma in primis va recuperato un obbiettivo dove al centro deve ritrovarsi un principio dell’autorevolezza delle istituzioni dei vari paesi che compongono l’Europa attraverso un’armonia centrata sul principio di una logica federale politica vera e di lungo respiro strategico.

La logica della “Locomotiva Tedesca “  fatta di pretesa obbedienza e presunto ordine disciplinare in tutti i campi istituzionali ,va sottoposta ad una radicale revisione. Sono i fatti che lo impongono ,piaccia o meno ,ma la realtà impone un adeguata responsabilità .

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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