
L’evocativa vignetta è di un disegnatore americano, Robert Minor, pubblicata dal Daily Worker il 27 giugno 1925 con il titolo “Who Is That You All Are Going to Whip, Mr. Legree?” (Chi vuoi frustare, Mr. Legree?). Si può notare dietro la scena la presenza di un soldato sovietico. Ci sembra che a distanza di un secolo, la domanda del titolo e la vignetta siano di grande attualità.

Le grandi potenze – Stati Uniti, Cina, e Russia – hanno dichiarato in modo esplicito di non apprezzare il rovesciamento dell’ordine costituzionale che in Niger dal 26 luglio scorso vede una giunta militare tenere agli arresti il presidente Bazoum con l’accusa di alto tradimento. Su quasi nessun altro tema queste potenze convergono, ma sul Niger, e apparentemente senza consultazioni preventive, concordano anche sulla netta e dichiarata preferenza per una soluzione politico-diplomatica della crisi (che non definiscono “coup”) e sul rilascio del presidente Bazoum. La Cina ha alcuni investimenti importanti in Niger nei settori delle energie fossili (petrolio e uranio). Né la Cina né la Russia hanno una presenza militare diretta o indiretta in Niger. Gli Stati Uniti hanno un’importante presenza militare diretta e indiretta, la seconda nel continente dopo Gibuti, destinata primariamente a compiere azioni e interventi regionali di anti-terrorismo, ma non hanno interessi economici in Niger.’ Significativo che dopo la fallimentare visita della guerrafondaia Victoria Nuland in Niger, il segretario di stato ha nominato una diplomatica molto esperta della regione, Kathleen FitzGibbon, arrivata il 20 agosto con una missione specifica: “sostenere una soluzione diplomatica che preservi l’ordine costituzionale in Niger e l’immediato rilascio del presidente Bazoum, della sua famiglia e di tutti coloro che sono detenuti illegalmente. Rimaniamo impegnati a lavorare con i partner africani, compresa la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS), per promuovere la sicurezza, la stabilità, la governance democratica e lo stato di diritto nel Sahel”[1]. Va sottolineato in rosso e blu che da parte degli americani non c’è parola di Francia e Unione europea! In modo simile recitano anche i comunicati della Federazione Russa e della Repubblica popolare cinese.
Mentre l’Unione europea tace aspettando istruzioni, la Francia, sia nel campo del presidente Macron sia in quello dell’ex-presidente Sarkozy, agita ferocemente venti di guerra, secondo loro perché “la giunta militare non ha futuro”, a sostegno di un intervento armato dell’ECOWAS, cioè delle forze armate della Nigeria con il corollario inutile di una dozzina dei 15 paesi membri. La giunta del Niger ha intimato ai 1500 militari francesi nel paese di lasciarlo entro 30 giorni (la scadenza è il 30 agosto). L’Algeria ha fatto sapere di non concedere alla Francia l’uso dello spazio aereo. Invece il Marocco, dove la Francia ha fatto precipitosamente rientrare il monarca che era assente da mesi, ha subito concesso lo spazio aereo oltre a sconfessare il proprio ministro degli esteri in merito alla richiesta di interesse a unirsi ai BRICS, ma ha liberato 650 prigionieri politici (eh, dal Qatargate sappiamo che in Marocco i diritti umani sono cosa seria e rispettata!)[2]. L’Egitto si è pronunciato fermamente contro ogni intervento militare in Niger, diversamente dalla Mauritania che ha promesso sostegno all’operazione. La Turchia ha espresso solidarietà al “fraterno popolo del Niger”. Dopo Nazioni Unite, Stati Uniti, Unione europea, Russia, paesi africani anche esterni all’ECOWAS come Algeria e Ciad, la Turchia si è detta ieri contraria a un intervento militare che porterebbe “instabilità in molti paesi africani” (parole di Erdogan).
Intanto, l’African Union ha deciso di sospendere il Niger dall’organizzazione. Decisione istigata politicamente visto che per le altre simili situazioni, in Chad, Mali, Guinea e Burkina Faso non sono state adottate misure del genere. Mali, Guinea e Burkina Faso hanno comunicato che qualsiasi intervento militare contro il Niger sarà “interpretato come un’aggressione ai loro paesi”. L’ECOWAS, che aveva inviato una missione di negoziatori in Niger, ha ritirato la delegazione dichiarando che “la proposta della giunta nigerina di massimo tre anni di transizione verso il ritorno al quadro costituzionale sono inaccettabili”. Il comando US AFRICOM da Stoccarda fa sapere di aver approntato piani per l’evacuazione di tutti i militari americani e delle attrezzature dal Niger “in caso di necessità”. Il Regno Unito ha chiuso l’ambasciata in Niger e il Belgio ha evacuato i restanti 130 cittadini belgi. L’Italia tace, nonostante la presenza in Niger di circa 350 militari italiani e di un numero imprecisato di civili. Dall’ambasciatore italiano Emilia Gatti non si sa nulla (pubblicamente) e il sito dell’ambasciata tace sulla situazione corrente[3]. Immagini ferme al sostegno italiano del dicembre 2022 per il presidente Bazoum. Non una parola di più! Si tratta di una sofisticata strategia fondata su informazioni che a noi mancano? Chissà, ma qualcuno farebbe bene a dire qualcosa…
Eppure, un rispettato esperto di analisi strategica, Gianandrea Gaiani di Analisi Difesa, scrive il 22 agosto alle 22:45 che “La progressiva escalation della crisi tra la giunta golpista del Niger e alcune nazioni vicine riunite nella Comunità’ Economica dell’Africa Occidentale (CEDEAO/ECOWAS) sembra scivolare verso la guerra”. Il 18 agosto il commissario dell’ECOWAS per gli Affari politici, della sicurezza e della pace, Abdel-Fatau Musah, ha dichiarato che i capi di stato maggiore dell’ECOWAS hanno concordato la data dell’invasione del Niger, ma non l’hanno resa pubblica. Le ipotesi più credibili prevedono una forza d’intervento di circa 25 mila uomini composta da circa 18/20 mila nigeriani affiancati da contingenti a livello reggimento di Benin, Costa d’Avorio e Senegal con possibili contributi minori da altre nazioni aderenti all’organizzazione. I movimenti in varie basi aeree della regione, oltre che gli spostamenti e le concentrazioni di truppe del Niger, sembrano confermare l’imminenza di un evento bellico. Come Analisi Difesa ha già evidenziato sottolineando il rischio di un “effetto boomerang” dell’intervento militare dell’ECOWAS, i golpisti sembrano riscuotere ampi consensi tra la popolazione e negli ultimi giorni si sono registrate a Niamey alcune manifestazioni a sostegno della giunta oltre ad un copioso reclutamento di volontari (si parla di 50.000 uomini)[4].
Da questa ricostruzione, appare abbastanza evidente che il disperato presidente Macron sta portando la Francia ad agire da sola, con la Nigeria, in un attacco armato in Niger. Sembra proprio la riedizione della tragedia franco-inglese in Libia nel 2011, della quale paradossalmente l’ex presidente Sarkozy va fiero[5]. Beato lui! Ma l’Italia? Resta muta? Non sarebbe il caso di interporre l’interesse nazionale italiano alle velleità guerriere e interessate della Francia? Mattarella e Meloni non possono continuare a far finta di nulla. Il papa ha parlato: “la fermezza è un bene, la rigidità è brutta”[6].
Ma evidentemente i nostri vertici istituzionali si sono fermati alle verità (americane) del Crisis Group[7] che ha stilato un rapporto accettabile sebbene con alcune importanti omissioni.
Primo, Bazoum è uomo del Fezzan libico, un arabo, il primo arabo presidente del Niger. Bazoum è percepito come “colonizzatore” vista la storia della sua stirpe rispetto ai neri del Niger. Inoltre, Bazoum è tradizionalmente contro i Tuareg, che in tutto il Sahel sono una forza trans-nazionale importante, autonoma e con precise e legittime rivendicazioni (ignorate e represse dagli occidentali). I Tuareg gestiscono da sempre i traffici nel deserto collegando il centro-sud dell’Africa con il nord arabo, ma i gruppi terroristici Jihad, collegati agli arabi del nord e ai corrotti politici e militari del sud ne hanno ridotto lo spazio economico. Tutto il nord del Niger sopravvive grazie all’economia informale dei Tuareg, che sono molto rispettati. Inoltre, Bazoum è di chiara formazione francese e questo lo rende poco credibile. Infatti, al primo turno non ha vinto affatto, restando ad un livello poco distante dall’opponente. Il secondo turno lo ha visto vincitore, ma la credibilità del risultato è discutibile.
Secondo, la principale risorsa nigerina, l’uranio, fino al 2014 era prelevato dalla Francia gratuitamente (in base a un diritto coloniale stabilito nel 1922 e continuato dopo l’indipendenza del 1960). Dopo il 2014, la Francia ha versato solo il 5% del valore minerario estratto in Niger. Invece, gli accordi cinesi per l’uranio (potenziamento estrattivo), per il petrolio (potenziamento estrattivo e pipeline verso il Benin), e la diga sul fiume Niger a 70km nord di Niamey sono stabiliti in modo molto più equo (circa 30% al Niger e senza condizioni). Questi accordi cinesi possono permettere al Niger di ridurre la dipendenza budgetaria estera (oggi oltre il 55%) e quindi politica, anche rispetto alla vicina Nigeria che dipende dall’acqua del fiume Niger. Oggi il Niger importa quasi tutta l’energia elettrica dalla Nigeria che sfrutta il fiume, mentre con la diga avrebbe una sua capacità autonoma di produzione.
Terzo, l’UE ha negoziato la costruzione di un gasdotto sud-nord dalla Nigeria (passando offshore da Costa d’Avorio, Liberia, Sierra Leone, Guinea, Guinea Bissau, Gambia, Senegal, Mauritania) arrivando in Marocco[8]. Questo taglierebbe fuori i paesi del Sahel dove ci sono stati, non a caso, i colpi di stato. Invece, esisteva un progetto di gasdotto molto più corto Nigeria-Niger-Algeria-Sicilia che per motivi politici è stato accantonato[9]. Se queste sono le premesse del fantomatico “piano Mattei”, non stiamo messi bene. Il nostro interesse nazionale è sacrificato sull’altare della fedeltà atlantica e della genuflessione alla Francia. Prepariamoci a qualche milione di migranti di cui l’Italia si dovrà fare carico.
Tuttavia, sull’operazione militare sostenuta dalla Francia a dall’ECOWAS-Nigeria restano dei dubbi. Il primo è che la Nigeria, nonostante i grandi interessi della francese Total nel delta del fiume Niger, era e resta un grande paese anglofono dell’Africa. Il secondo è l’ambiguità del linguaggio diplomatico americano che potrebbe nascondere altre intenzioni. D’altra parte la visita della Nuland e la nomina della FitzGibbon non indicano un’assenza di strategia americana. La disponibilità del presidente della Nigeria, che è anche presidente dell’ECOWAS, ad eseguire un intervento militare in Niger stride con i numerosi avvertimenti che ha ricevuto dal suo Senato (che ha votato contro) e dai capi tribù e religiosi delle regioni confinanti con il Niger che si sono espressi con preoccupata contrarietà. Finanche dei membri dell’intelligence militare della Nigeria hanno espresso dubbi, sui media locali, quanto alla praticabilità di un intervento militare in Niger. Quindi, considerata la questione dei sorvoli richiesti dalla Francia, sembra piuttosto essere una resa dei conti tra la Francia e i ribelli militari della giunta del Niger (educati dagli americani). Un eventuale intervento militare della Nigeria rassomiglierebbe maledettamente allo scontro fratricida che dal 2014 le operazioni coperte volute dalla Nuland hanno portato in Ucraina. Come in Ucraina si tratta di una guerra intra-slava e fratricida, anche tra Nigeria e Niger saremmo confrontati allo stesso scenario. I grandi ceppi etnici (e religiosi) del nord della Nigeria sono gli stessi di quelli del popoloso sud del Niger, con molte relazioni familiari transfrontaliere, rapporti economici e culturali.
Sorge una domanda del tutto teorica.
La strategia della Nuland in Ucraina è stata all’apparenza anti-russa ma nella sostanza è e resterà anti-Germania, e quindi anti-UE (ricordiamo le gentili parole della signora Nuland: “F….K EU”). Potrebbe essere che anche nel caso africano si replichi quella strategia, all’apparenza anti-giunta del Niger ma nella sostanza anti-Francia e quindi anti-UE. Un fallimento francese nell’operazione militare in Niger, dopo i risultati mediocri in Libia e il fallimento già acclamato in Mali, porterebbe a conseguenze inimmaginabili in Francia, sul piano politico e su quello della pace sociale. Gli americani, occupati dalle loro elezioni, starebbero alla finestra e dietro le quinte (magari agitando qualche gruppo jihadista). Lo hanno già fatto in Libia nel 2011 e fino al febbraio 2022 in Ucraina.
[1] https://ne.usembassy.gov/arrival-of-ambassador-kathleen-fitzgibbon-to-niger/
[2] https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2023/08/22/niger-lalgeria-nega-alla-francia-il-proprio-spazio-aereo_99494e53-967f-44fd-98ad-2bcc49767786.html
[3] https://ambniamey.esteri.it/ambasciata_niamey/it/
[4] https://www.analisidifesa.it/2023/08/tamburi-di-guerra-in-niger/
[5] https://www.lefigaro.fr/politique/nicolas-sarkozy-nous-avons-besoin-des-russes-et-ils-ont-besoin-de-nous-20230816
[6] https://www.rainews.it/video/2023/08/il-papa-allangelus-la-fermezza-e-un-bene-la-rigidita-e-brutta-e-prega-per-niger-e-ucraina-384c31ea-b537-4a28-86e5-280515643b64.html
[7] https://www.crisisgroup.org/africa/sahel/niger/tentative-de-coup-detat-au-niger-eviter-la-confrontation-armee
[8] https://www.vanguardngr.com/2023/06/4-more-countries-sign-up-for-25bn-nigeria-morocco-pipeline-project/;
[9] https://presskit.it/2023/08/02/niger-problemi-gasdotto-arrivare-sicilia-attacco-alleuropa/





