La vicenda Fauci rimbalza in Europa e stigmatizza censura e tracotanza
Il 18 agosto 2026 David Morens, che ha lavorato con Fauci per circa 26 anni ed è stato suo senior adviser al NIAID, ha ammesso di aver partecipato al tentativo di sottrarre documenti governativi alla trasparenza prevista dalla legge.
In una mail del 21 aprile 2021 ha scritto: “I can either send stuff to Tony [Fauci] on his private email or hand it to him at work or at his house”. (Posso mandare le cose a Tony [Fauci] sulla sua email privata, oppure dargliele di persona a lavoro o a casa sua).
Durante l’audizione del 22 maggio 2024 gli fu chiesto se avesse effettivamente inviato materiale COVID all’indirizzo personale di Fauci. La risposta fu: “I don’t remember if I did. I may have…” (Non ricordo se l’ho fatto. Potrei averlo fatto).
Il tema è la trasparenza. Sulla vicenda COVID emerge una coltre di censura, accompagnata da una valanga di menzogne.
Censura e menzogne che riguardano anche la mancanza totale di trasparenza anche in Europa.
Ne è un esempio drammatico la gigantesca operazione commerciale al centro del cosiddetto Pfizergate.
Per capire è necessario ritornare a quanto ho già scritto domenica (https://www.nuovogiornalenazionale.com/fauci-morens-biden-e-il-nazismo-del-terzo-millennio/) ieri in relazione alla CEPI, una delle principali infrastrutture internazionali della pandemic preparedness, nata per accelerare lo sviluppo di vaccini contro minacce epidemiche.
CEPI significa Coalition for Epidemic Preparedness Innovations ed è una fondazione internazionale nata nel 2017, con sede a Oslo per finanziare e accelerare lo sviluppo di vaccini contro epidemie e possibili future pandemie.
Molto interessante il fatto che CEPI nasca al World Economic Forum di Davos nel 2017, con il sostegno iniziale di: Norvegia, Giappone, Germania, Wellcome Trust, Bill & Melinda Gates Foundation. Successivamente sono entrati altri governi e finanziatori.
Il World Economic Forum è stato la sede dell’elaborazione di tutte le follie sistemiche che ci hanno portato al disastro globalista.
La caratteristica fondamentale di CEPI è essere una struttura pubblico-privata internazionale che mette insieme governi, fondazioni filantropiche, industria farmaceutica e ricerca scientifica.
Oggi CEPI dichiara oltre 470 partner globali e fino a 3,6 miliardi di dollari di investimenti impegnati in ricerca, sviluppo e produzione. Quindi non è semplicemente un centro di ricerca: è soprattutto un’organizzazione che mobilita capitale e coordina una rete internazionale di ricerca e sviluppo vaccinale.
Circa l’86% dei finanziamenti complessivi proviene da governi e altri soggetti pubblici, mentre la componente filantropica privata era molto più piccola ma estremamente concentrata: Wellcome Trust e Bill & Melinda Gates Foundation.
CEPI, infrastruttura di risposta preventiva alle pandemie
Il rapporto con Big Pharma è molto stretto. CEPI nasce già con il coinvolgimento di grandi aziende farmaceutiche e biotech, tra cui: GSK, Merck, Johnson & Johnson, Pfizer, Sanofi, Takeda, che offrivano competenze scientifiche, sviluppo e capacità produttiva. CEPI ha inoltre una forte collaborazione con NIH/NIAID.
La cosa più interessante è la trasformazione avvenuta dal 2017 al 2026. CEPI, nata con una missione relativamente circoscritta: sviluppare rapidamente vaccini contro epidemie emergenti, oggi è diventata molto più ambiziosa.
La nuova strategia CEPI 3.0 (2027/2031) punta alla cosiddetta 100 Days Mission: sviluppare e rendere disponibili vaccini contro una nuova minaccia pandemica entro circa 100 giorni dalla sua identificazione. CEPI sta chiedendo 2,5 miliardi di dollari per questa nuova fase.
Quindi CEPI sta contribuendo a costruire qualcosa che potremmo definire: un’infrastruttura permanente di risposta preventiva alle pandemie.
CEPI ha avuto rapporti finanziari e contrattuali diretti con alcune delle aziende che hanno sviluppato i vaccini anti-COVID, mentre con altre il rapporto è stato indiretto o parallelo attraverso governi e altri organismi.
Durante COVID, CEPI finanziò direttamente programmi sviluppati da: Moderna, AstraZeneca/Oxford, Novavax, CureVac, Inovio, Clover Biopharmaceuticals, University of Queensland, University of Hong Kong, Institut Pasteur.
CEPI dichiara di aver investito circa 1,5 miliardi di dollari in 14 candidati vaccinali anti-COVID.
Tre dei vaccini sostenuti — Oxford/AstraZeneca, Moderna e Novavax — hanno poi ottenuto WHO Emergency Use Listing.
E Pfizer? Qui la situazione è diversa e molto interessante.
CEPI non finanziò Pfizer/BioNTech nello stesso modo in cui finanziò Moderna, AstraZeneca o Novavax.
Pfizer rifiutò il finanziamento diretto BARDA per il proprio vaccino, scegliendo di finanziare internamente lo sviluppo, mentre BioNTech ricevette un forte sostegno dal governo tedesco e la Commissione europea, guidata dalla tedesca Ursula von der Leyen, stipulò un accordo enorme con Pfizer/BioNTech per 2,4 miliardi di dosi.
Il rapporto CEPI–BioNTech, il rapporto Pfizer–BioNTech e il rapporto politico-istituzionale von der Leyen–Pfizer, non sono la stessa cosa, ma durante e dopo la pandemia convergono nello stesso ecosistema vaccinale.
BioNTech aveva sviluppato la piattaforma mRNA e il candidato BNT162; nel 2020 Pfizer mise a disposizione capacità di sviluppo clinico, regolatorio, produzione e distribuzione globale. La stessa BioNTech descrive oggi Pfizer come partner dello sviluppo del vaccino COVID basato sulla propria piattaforma mRNA.
Le trattative di Ursula con Pfizer e la tedesca BioNTech
BioNTech è un’azienda tedesca. La società ha la sua sede principale a Magonza (Mainz), in Germania, dove è stata fondata nel 2008 dai medici scienziati Uğur Şahin e Özlem Türec.
Già nel novembre 2020 BioNTech e Pfizer annunciavano un accordo con l’UE per 200 milioni di dosi, con opzione per altri 100 milioni.
Il passaggio decisivo arriva nel 2021. Il 20 maggio 2021 la Commissione europea firma il terzo contratto per 1,8 miliardi di dosi: 900 milioni garantite; 900 milioni come opzione; consegne 2021-2023; produzione e componentistica essenziale nell’UE.
Durante le trattative del 2021, Ursula von der Leyen e Albert Bourla, CEO di Pfizer, ebbero scambi diretti di SMS e telefonate.
Il punto è stato successivamente oggetto di un procedimento giudiziario europeo.
Nel maggio 2025 il Tribunale dell’Unione europea ha annullato la decisione con cui la Commissione aveva rifiutato l’accesso ai messaggi richiesti da una giornalista del New York Times.
Il procedimento riguardava precisamente gli SMS scambiati tra von der Leyen e Bourla tra gennaio 2021 e maggio 2022.
Questo è un fatto giudiziario documentato. La sentenza riguarda trasparenza e accesso ai documenti.
Perché quei messaggi sono importanti? Perché la stessa Commissione aveva sostenuto di non possedere i documenti richiesti. Il Tribunale ha ritenuto insufficiente questa spiegazione e ha annullato il diniego.
Successivamente la Commissione ha comunicato che una verifica del telefono e di Signal non aveva trovato i messaggi richiesti; secondo quanto riferito nel 2025, i dispositivi erano stati sostituiti e non esistevano backup disponibili.
Quindi abbiamo una questione di governance e trasparenza, distinta dalla questione scientifica.
CEPI e BioNTech diventano successivamente partner
Dove entra CEPI? Qui la situazione è molto interessante perché CEPI non è semplicemente un finanziatore di Pfizer/BioNTech durante il COVID.
Nel 2020 CEPI costruì un portafoglio di vaccini molto ampio. La sua stessa documentazione indica che investì oltre 1,5 miliardi di dollari in 14 vaccini COVID, sette dei quali successivamente approvati.
Ma Pfizer/BioNTech non risulta tra i principali programmi COVID finanziati direttamente da CEPI.
CEPI stessa, nel settembre 2020, distingueva: AstraZeneca/Oxford candidato sostenuto da CEPI; Moderna candidato sostenuto da CEPI; Pfizer/BioNTech candidato avanzato senza essere indicato come candidato CEPI-funded.
Ma CEPI e BioNTech diventano successivamente partner. Nel settembre 2023
CEPI e BioNTech annunciano una partnership strategica per sviluppare vaccini mRNA contro il vaiolo delle scimmie/mpox.
CEPI mette a disposizione fino a 90 milioni di dollari per lo sviluppo dei candidati BNT166.
Questa volta abbiamo un finanziamento CEPI BioNTech documentato e diretto.
Nel 2024 il salto diventa ancora più grande. Nel maggio 2024 CEPI e BioNTech ampliano la partnership.
CEPI si impegna fino a 145 milioni di dollari per sostenere la struttura BioNTech di Kigali, Rwanda, destinata a ricerca, sviluppo clinico e produzione di vaccini mRNA.
E c’è un elemento strategico notevole. In caso di emergenza epidemica, BioNTech dovrebbe destinare fino alla metà della capacità produttiva dello stabilimento alla produzione di vaccini per la risposta all’emergenza, subordinatamente alle autorizzazioni regolatorie.
Questa è esattamente la logica della: CEPI 100 Days Mission cioè sviluppare un vaccino contro un nuovo patogeno entro circa 100 giorni dal riconoscimento della minaccia.
Il business dei vaccini
Qui la questione diventa molto più interessante.
Possiamo individuare quattro flussi economici diversi.

Qui nasce il vero business commerciale dei vaccini.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato l’Mpox (vaiolo delle scimmie) Emergenza di Sanità Pubblica di Rilevanza Internazionale (PHEIC) in due occasioni (nel 2022 e nel 2024).
L’Mpox si trasmette quasi esclusivamente per contatto stretto e prolungato (pelle a pelle o fluidi corporei), rendendo la diffusione della catena di contagio molto più lenta e circoscritta.
La dichiarazione di emergenza dell’OMS serve ad attivare fondi internazionali e coordinare le risorse sanitarie verso i Paesi più colpita (in particolare nell’Africa subsahariana).
Ovviamente in Italia è subito partito il tam tam delle virostar, il che da una parte del pubblico e della critica è stato percepito come un prolungamento dell’allarmismo o una ricerca di visibilità mediatica.
Infatti, uno degli effetti indotti della macchina della salute, è la visibilità delle virostar, che fanno fortuna sui media.
Il punto più interessante: CEPI non è soltanto “ricerca”
Guardando la struttura attuale, CEPI sta evolvendo verso qualcosa di più ampio.
La strategia CEPI 3.0 punta su tre elementi: vaccini, piattaforme tecnologiche, reti produttive.
E oggi CEPI chiede 2,5 miliardi di dollari di nuovi finanziamenti per la propria strategia.
Questo significa che la preparedness non viene concepita soltanto come: “prepariamo un vaccino”, ma costruiamo preventivamente una rete mondiale di piattaforme tecnologiche, laboratori, capacità produttive e finanziamenti che possa essere attivata quando compare un nuovo patogeno.
È un modello molto diverso dall’industria farmaceutica tradizionale.
La questione von der Leyen e la trasparenza
Qui abbiamo una relazione diretta politico-commerciale: von der Leyen rapporto diretto con Boula, negoziazione diretta, Commissione europea, Pfizer/BioNTech, 1,8 miliardi di dosi, mercato europeo.
E il fatto che il Tribunale UE abbia censurato il rifiuto della Commissione di fornire i messaggi rende questa una vicenda di trasparenza istituzionale realmente documentata, non una teoria.
La domanda è: quanto denaro pubblico europeo e americano è entrato nello sviluppo della tecnologia mRNA di BioNTech/Pfizer prima del contratto europeo, quali brevetti sono stati coinvolti, quali finanziamenti NIH/BARDA hanno ricevuto Pfizer e BioNTech, e quanto ha guadagnato ciascuna delle due società dal contratto UE?
La questione Von dr Leyen è del tutto simile a quella che si è posta negli Usa con Fauci per quanto riguarda le confessioni di David Morens e rientra in un comportamento che unisce politicamente le due sponde dell’Atlantico.
Non è a caso che il Dem Joe Biden abbia graziato preventivamente Anthony Fauci, il quale oggi non risponde alle domande del Congresso e risulta colpevole di aver occultato o distrutto documenti e che lo stesso comportamento sia adottato da Una Commissione che è sostenuta da socialisti, verdi e Ppe.
Negli USA Kennedy, Maga, l’Amministrazione Trump stanno facendo emergere il bubbone del Covid e del business sanitario.
E qui si innesta l’avvertimento all’Unione Europea di J. D. Vance a Monaco del 14 febbraio 2025, il quale ha detto con estrema chiarezza che “la minaccia che più mi preoccupa per l’Europa non è la Russia, non è la Cina, non è nessun altro attore esterno. Ciò che mi preoccupa è la minaccia interna, l’allontanamento dell’Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali, valori condivisi con gli Stati Uniti d’America.
Mi ha colpito il fatto che un ex commissario europeo, apparso di recente in televisione, si sia mostrato entusiasta dell’annullamento delle elezioni da parte del governo rumeno. Ha avvertito che, se le cose non dovessero andare secondo i piani, la stessa cosa potrebbe accadere anche in Germania.
Ora, queste affermazioni superficiali risultano scioccanti per le orecchie americane. Per anni ci è stato detto che tutto ciò che finanziamo e sosteniamo è in nome dei nostri valori democratici condivisi.
Dalla nostra politica sull’Ucraina alla censura digitale, ogni aspetto della nostra azione viene presentato come una difesa della democrazia, ma quando vediamo i tribunali europei annullare le elezioni e alti funzionari minacciare di annullarne altre, dovremmo chiederci se ci stiamo attenendo a standard sufficientemente elevati.
E dico “noi stessi” perché credo fermamente che siamo tutti dalla stessa parte. Dobbiamo fare di più che parlare di valori democratici. Dobbiamo viverli”.
J. D. Vance descrive l’Unione Europea come una dittatura, dove la libertà è decisamente conculcata dalla censura e dalla tracotanza di Bruxelles. Una dittatura dove un ras dell’Unione può pensare di decidere che il popolo sbaglia a votare.
“Ora – ha aggiunto Vance – siamo arrivati al punto, ovviamente, in cui la situazione è diventata così grave che, questo dicembre, la Romania ha annullato senza mezzi termini i risultati delle elezioni presidenziali basandosi sui deboli sospetti di un’agenzia di intelligence e sull’enorme pressione esercitata dai paesi vicini del continente. Ora, a quanto ho capito, la tesi era che la disinformazione russa avesse infettato le elezioni rumene, ma vorrei chiedere ai miei amici europei di avere un po’ di prospettiva. Potete ritenere sbagliato che la Russia acquisti pubblicità sui social media per influenzare le vostre elezioni. Noi certamente lo riteniamo tale. Potete anche condannarlo sulla scena internazionale. Ma se la vostra democrazia può essere distrutta da poche centinaia di migliaia di dollari di pubblicità digitale proveniente da un paese straniero, allora non era poi così solida fin dall’inizio”.





