Perché non ha senso distinguere tra terrorismo di destra e terrorismo di sinistra
Un lettore, Enrico, mi scrive:
«Ciao Giovanni,
in una recente intervista uno storico molto noto ha dichiarato che fino al 1976 gli attentati in Italia furono agevolati/organizzati dal terrorismo nero.
Lo spostamento verso l’area di sinistra avvenne proprio in quell’anno.
Gli attenti lettori dei libri Fasanella e Cereghino hanno scoperto che, falliti i tentativi di colpi di stato, una riunione ad altissimi livelli di esponenti dei servizi e della sicurezza decise di alzare il livello di violenza che avrebbe invaso l’Italia.
I fatti hanno dimostrato che non si tratta di complottismo, ma lettura basata su atti desecretati. Il marchio del caos, però, è rimasto sulla pelle della sinistra armata, dimenticando la violenza di destra.
Che ne pensi?»
Caro Alessandro,
nella contabilità cromatica del terrorismo politico, alla «sinistra armata» va addebitato l’episodio più grave e spettacolare della storia repubblicana: il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro.
Più grave per le sue conseguenze sugli equilibri interni e internazionali. Da questo punto di vista, si trattò di un vero e proprio colpo di Stato i cui effetti sono misurabili ancora oggi, a quasi mezzo secolo di distanza.
Non c’è, dunque, da stupirsi se nella memoria collettiva il terrorismo rosso abbia finito per occupare uno spazio maggiore rispetto al terrorismo nero.
Con questo non voglio dire che la violenza di matrice fascista abbia meno responsabilità. Tutt’altro.
I neri e i rossi furono parti dello stesso disegno, anche se protagonisti in fasi diverse. Il terrorismo stragista dei neofascisti era funzionale al progetto di un colpo di Stato classico.
Il terrorismo selettivo di sinistra, falliti i piani golpisti di stampo greco o sudamericano, fu più utile invece per un’operazione chirurgica: quella attuata con l’eliminazione di Moro.
Il cambio di fase avvenne nel 1974 – 1976. Quando i governi dei Paesi più influenti della NATO appaltarono alla Gran Bretagna il compito di pianificare azioni illegali contro la politica morotea.
Come tu ben sai, a Londra, e di comune accordo con USA, Francia e Germania, furono esaminate diverse opzioni, tra cui il golpe.
Dopo mesi di conciliaboli, quest’ipotesi venne scartata e sul tavolo rimase il “piano B” («appoggio a una diversa azione sovversiva»), approvato in via definitiva nel maggio/giugno 1976. E iniziarono gli anni di piombo.
Ma il terrorismo degli «anni di tritolo», quello di matrice fascista, non scomparve. Tutt’altro.
I vecchi strateghi dello stragismo anni 1969 – 1974 continuarono a operare sottotraccia, spesso dietro le nuove sigle del cosiddetto «spintoneismo armato» di destra, come i NAR, utilizzate, soprattutto, per il lavoro più sporco, di bassa e bassissima manovalanza, negli anni del dopo-Moro.
Insomma, Enrico, forse sbaglio.
Ma ritengo che sia un esercizio inutile contare le vittime provocate dall’una o dall’altra parte, rinfacciandosele a vicenda.
È roba buona solo per le guerre della memoria tra le forze politiche e i loro rispettivi apparati di propaganda.
Il terrorismo era “rossonero”. Perché i rossi e i neri, generati sicuramente da famiglie politico-ideologiche radicalmente contrapposte, erano però intercambiabili in una strategia unitaria anti-italiana e anti-comunista, a seconda dei momenti e delle necessità.





