Numeri, cause e un sistema al collasso
In Italia, la delinquenza minorile rappresenta, da sempre, un termometro sensibile delle tensioni sociali, imperniandosi al centro del dibattito pubblico.
Baby gang, rapine, aggressioni, lesioni, uso di coltelli e violenze sessuali gremiscono, quotidianamente, le cronache e, di conseguenza, i servizi della giustizia minorile registrano carichi, a dir poco, impressionanti.
Allo stato, per la prima volta nella storia recente, gli Istituti Penali per i minorenni (IPM) vivono un sovraffollamento strutturale, con condizioni detentive spesso degradate.
Lo scenario si presenta alquanto groviglioso: purtroppo i dati mostrano un aumento delle segnalazioni e delle presenze in carcere, anche se ancora l’Italia resta tra i Paesi europei con i tassi di criminalità minorile più bassi.
Secondo i dati del Ministero della Giustizia, nel 2025, gli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni (USSM) hanno preso in carico circa 23.800 minorenni e giovani adulti, fino all’età di 25 anni.
Nel 2024 erano circa 22.200.
Di questi, alcune migliaia sono entrati, per la prima volta, nel circuito penale.
Le segnalazioni di minori, quali denunce, fermi e arresti, sono salite in modo significativo dopo il COVID: nel 2024 abbiamo assistito ad un aumento di circa il 30% rispetto al 2019 e del 16% rispetto al 2023.
I reati complessivi ascritti ai giovani, in carico nel 2025, superano i 65.000, tenendo presente, ovviamente, che un minore può essere imputato per uno o più reati.
In base alle statistiche ufficiali, emergono prevalentemente, i delitti contro il patrimonio, furti e soprattutto rapine, seguiti da quelli contro la persona, quali lesioni personali volontarie, risse, minacce e violazioni del Testo Unico (TULPS) sugli stupefacenti.
Risultano in crescita anche le violenze sessuali, nonché i porto abusivo di armi e/o oggetti atti ad offendere, le cosiddette armi improprie.
Il nostro Paese, tuttavia, non è un’eccezione europea in senso negativo.
Secondo Eurostat (dati 2023), il tasso di denunce di minorenni è di circa 363 ogni 100.000 abitanti, quasi la metà della media UE (circa 648).
Per quanto concerne gli omicidi consumati, il loro numero resta relativamente stabile o in calo rispetto al passato, mentre aumentano, purtroppo, i tentati omicidi, le rapine e le lesioni.
Una quota rilevante sembra riguardare i minorenni stranieri non accompagnati, soprattutto provenienti dal Nord Africa, ma i reati più gravi contro la persona vedono spesso protagonisti italiani.
L’età di approccio tende ad abbassarsi, difatti cresce il coinvolgimento dei ragazzi di 14 – 15 anni.
Le ragioni sono molteplici.
La famiglia assente o disfunzionale è indicata come uno dei fattori principali.
Successivamente, seguono mancanza di cultura della legalità, precarietà lavorativa, disagio economico e, non per ultimo, l’imponente influenza del web e dei social.
Senza ombra di dubbio, il post-pandemia ha accentuato fragilità psicologiche, isolamento e comportamenti aggressivi.
Nel 2025 circa il 23% degli under 18 aveva consumato, almeno una volta, una sostanza stupefacente.
Negli ultimi periodi, si sente spesso parlare di baby gang e, purtroppo, oggigiorno, non sono più un fenomeno di periferia, ma coinvolgono anche contesti diversi e, quasi sempre, con una componente di spettacolarizzazione online.
In aggiunta a ciò, ritengo evidenziare che la rete di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati è in crisi a causa della forte carenza di posti rispetto alle reali presenze, spingendo, purtroppo, molti di loro verso la strada e, di conseguenza, verso il circuito penale.
Ma osserviamo, più da vicino, la grave situazione degli Istituti Penali per i minorenni.
Qui il problema si mostra più acuto.
Alla fine del 2022, gli IPM ospitavano circa 381 giovani e alla fine del 2025, erano 572, con picchi medi giornalieri intorno ai 580 – 590.
Un aumento del 35 – 50%.
Circa il 60% sono ancora minorenni; il 42/47% sono stranieri; oltre il 60% in attesa di giudizio definitivo.
Per la prima volta, il sovraffollamento è di tipo strutturale: constatiamo che 8 – 9 IPM su 17 superano la capienza prevista, Treviso ha raggiunto punte del 183%, Milano Beccaria intorno al 150%.
Si dorme su materassi a terra, le attività educative e scolastiche sono ridotte, le ore d’aria non sempre rispettate, le condizioni igieniche precarie.
L’uso di psicofarmaci – antipsicotici, benzodiazepine, sedativi – è in forte crescita, soprattutto in alcuni istituti. Proteste, eventi critici e casi di malessere psichico sono alquanto frequenti.
Purtroppo, si verificano casi di “giovani adulti”, che hanno commesso il reato da minorenni, vengono trasferiti nelle carceri per adulti, interrompendo, di conseguenza, i percorsi educativi.
Tra la fine dell’anno del 2025 e l’inizio dell’anno 2026, sono stati aperti nuovi Istituti Penali per i Minorenni (IPM) a L’Aquila, Lecce e Rovigo,
aumentando i posti dei detenuti, ma le criticità strutturali e del personale, restano evidenti.
Pertanto, continua a persistere un sistema sotto pressione.
La giustizia minorile italiana è storicamente orientata alla rieducazione e alle forme alternative per l’esecuzione della pena.
L’aumento delle prese in carico e del ricorso alla detenzione rischia di tradursi in un circolo vizioso: sovraffollamento, meno attività trattamentali, maggiore recidiva e malessere.
I dati non dicono che i giovani italiani delinquono “di più” rispetto all’Europa, ma che il sistema di risposta penale si è irrigidito e che le condizioni di vita di chi finisce in IPM si sono aggravate.
Povertà educativa, fragilità familiari, dipendenze e fallimenti
dell’accoglienza restano le vere emergenze di fondo.
Senza un rafforzamento serio delle politiche di prevenzione, del sostegno alle famiglie e delle alternative alla detenzione, il rischio è che il carcere minorile diventi sempre più una scorciatoia punitiva piuttosto che uno strumento di recupero.





