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Una riflessione su destra, sinistra, Europa e Nazione

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destra, sinistra, Europa e Nazione

La dimensione europea ha nascosto gli interessi nazionali

Cosa è meglio, il raggiungimento di un obiettivo concreto che tutela il nostro interesse o un qualcosa, un ideale che appare astratto e che, magari, favorisce altri?
Un esempio lampante, la lotta al cambiamento climatico, per la quale l’Europa è stata caricata di obiettivi globali, pur avendo un impatto minimo sulle emissioni mondiali.

Inoltre, si sono posti parametri stringenti, con sanzioni, pur sapendo che gli eventuali effetti benefici si manifesterebbero a distanza di molti decenni, dal momento che si si sono introdotti i sacrifici richiesti.

L’Islanda vota no all’Europa perché, nella realtà quotidiana, la vede lontana e astratta, l’AFD propone un’identità più riconoscibile e comprensibile perché quella globalista dei progressisti non piace più a molti, viene predicata da anni e ha prodotto alcuni effetti positivi – diritti civili -, ma anche confusione – identità di genere imposte – e danni – chiusura di fabbriche.

Il confine tra destra e sinistra o, meglio, progressisti, non è fatto di titoli di studio, ma di attaccamento a ciò che è vicino e concreto rispetto a ciò che è definito da ideali astratti e pratiche politiche che colpiscono alcuni interessi in nome di altri.

Per esempio, siamo cittadini del mondo, quindi, accogliamo chi sta male e andiamo a produrre dove costa meno.

Da un lato carichiamo lo stato sociale di gente che, innanzitutto, deve essere assistita e che crea problemi di convivenza molto seri; dall’altro non difendiamo le comunità locali e gonfiamo la dimensione dei diritti che ormai comprendono una miriade di identità diverse.

La dimensione europea ha nascosto gli interessi nazionali, mascherandoli dietro una forzata unificazione attraverso norme di dettaglio.

Non sono emersi interessi europei o, meglio, non sono stati esaltati come si sarebbe dovuto fare.

Mario Draghi sta provando da anni a convincere i governi che il federalismo non è “lo spirito di Ventotene” tanto affascinante quanto astratto, ma una politica della difesa, una politica dell’energia e una politica industriale che permetta l’affermazione di “campioni” europei in grado di competere sulla scena globale.

Si è detto e ridetto che l’UE ha preteso di definirsi come una potenza di regole nell’illusione che gli altri sarebbero stati costretti ad adeguarsi.

Mentre la Cina si dava l’obiettivo di raggiungere il monopolio sulle materie prime alla base della rivoluzione delle rinnovabili e dell’elettrico, senza risparmiare carbone e inquinamento ambientale, in Europa si chiudevano raffinerie e miniere e non se ne aprivano altre, si rifiutavano giacimenti di petrolio e gas e si fissavano obiettivi ambientali astratti e asserviti, naturalmente, a chi disponeva della capacità produttiva di fornire gli strumenti: pannelli, batterie, veicoli.

Il problema è anche che a Bruxelles si è insediata una burocrazia che sulle divisioni tra i governi ha fondato il suo enorme potere.

Ci sono normative decise dalla Commissione assurde, che si spiegano solo come parto di gruppi autoreferenziali convinti che il mondo non possa che adeguarsi all’Europa e che questa sia la parte trainante dell’umanità.

Un delirio che colpisce i produttori europei innanzitutto e subordina gli interessi delle persone a una visione ideologica.

La risultante di tali processi ha creato ostilità per l’Unione europea anche se molti vogliono aderire, per motivi di interesse commerciale e per godere dei benefici del travaso di risorse dai Paesi ricchi agli altri attraverso i contributi europei.

Persino la Serbia è in attesa di entrare nell’UE e l’Ungheria ha avuto miliardi di finanziamenti pur tramando con la Russia contro l’Europa.

L’invasione dell’Ucraina sta rimettendo le cose a posto.

I Paesi europei stanno sostenendo la resistenza ucraina contro l’espansionismo russo praticamente da soli.

Il prossimo passo dovrebbe essere concentrarsi sulle politiche che nascono da questa lotta, iniziando dalla difesa e dalla produzione di sistemi che la rendano possibile; il fondo SAFE questo fa.

Sull’energia prima si abbandonerà il nefasto Green Deal, fulgido esempio dell’idealismo astratto dell’egemonia progressista e ambientalista del passato, meglio sarà.

L’Ucraina è lo spartiacque e la presa di distanza degli Stati Uniti, obbliga tutti alla concretezza politica e strategica.

Sarebbe ora di abbandonare la retorica e raccontare ai popoli la verità: da soli siete una preda, insieme una potenza.

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