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Possibile vertice a tre per l’Ucraina

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Russia, USA, Ucraina, Artico

Sull’Artico si gioca il nuovo equilibrio globale

AXIOS, la nota start up statunitense di Politico, nella serata del 29 agosto, come vedremo, ha lanciato una bomba, affermando che durante il recente incontro a Mosca, il Capo della CIA, John Lee Ratcliffe, su ordine dell’Amministrazione Trump, avrebbe proposto al Direttore di FSB Alexander Vasilyevich Bortnikov la volontà statunitense di organizzare un incontro trilaterale tra il presidente Trump, il presidente russo Putin e il presidente ucraino Zelensky, finalizzato a porre fine alla guerra.

Merita evidenziare che sia da Kiev, che da Mosca e Washington non stanno giungendo smentite, ma unicamente “interessanti precisazioni”.

E l’Europa in tutto questo, ci chiediamo?

Tace, anche se molti rumors fanno ritenere molto probabile che su iniziativa tedesca, Bruxelles si appresti a approvare nuovi pacchetti di sanzioni contro la Russia.

Nel frattempo da Reykjavík giunge il “no” alla riapertura di nuovi negoziati con l’UE.

Una sconfitta certamente per il governo islandese e “uno schiaffo simbolico” all’astuta tedesca Ursula von der Leyen che il 16 settembre p.v. sarà chiamata a pronunciare l’atteso discorso sullo Stato dell’UE.

Ricordiamo che il secondo mandato di Ursula von der Leyen si concluderà solo nel 2029 e, se non si dovesse candidare per un terzo mandato, l’abile politica avrà guidato la Commissione europea per un decennio.

In tale contesto, tuttavia, non certo casualmente, oggi 31 agosto, il Ministro degli esteri russo, in un articolato editoriale, dedica un’attenta analisi alla “gestione dell’Artico”, tematica estremamente delicata e verosimilmente anche oggetto di colloqui tra CIA e FSB.

Come ben sappiamo, sul quadrante “Artico”, secondo i principali analisti internazionali, si decideranno i prossimi equilibri geostrategici globali.

Questa iniziativa di Lavrov, solo apparentemente estemporanea, ci è apparsa, invece, come una risposta indiretta alle proposte di Trump sull’Ucraina.

Forse, ci chiediamo, potrebbe rappresentare una possibile ricerca di compromesso accettabile, una disponibilità a collaborare, offerta da Mosca a Washington. Lo vedremo, credo, molto presto!

Proposto un vertice a tre

Questo comunicato che vi propongo, edito dal giornalista Barak Ravid, uno delle principali firme in politica estera di Axios, ovviamente deve essere interpretato perché, secondo diverse testate statunitensi, appare concordato e non sembra un reale scoop giornalistico.

Il tono appare, infatti, molto di più che probabilistico, esprimendo verosimili certezze. In ogni caso, e ascoltando i media americani, la stragrande maggioranza appare concentrata sulle elezioni di medio termine e principalmente interessata ad esaminare le problematiche “inter americane” della politica di Trump, con dedicati e precisi riferimenti ai rapporti degli Stati Uniti con Messico, Venezuela, Cuba e Canada. Le cose europee appaiono decisamente marginali.

Leggiamo il comunicato nella sua parte essenziale:

“Il direttore della CIA John Ratcliffe ha proposto un incontro trilaterale tra il presidente Trump, il presidente russo Putin e il presidente ucraino Zelensky durante il suo viaggio segreto a Mosca all’inizio di questa settimana, nel tentativo di porre fine alla guerra. Questa è stata la prima volta che Ratcliffe si è impegnato personalmente nell’azione diplomatica volta a raggiungere una svolta nei rapporti tra Russia e Ucraina. Secondo le fonti, la visita di Ratcliffe mirava in parte a stabilire se i vertici dei servizi segreti russi potessero convincere Putin a riprendere i negoziati con l’Ucraina mediati dagli Stati Uniti. Venerdì, i funzionari statunitensi hanno informato Zelensky sui colloqui di Ratcliffe a Mosca e sulla proposta di un vertice trilaterale”.

Da https://www.axios.com/2026/08/29/cia-director-ratcliffe-putin-zelensky-summit-war

Insieme al team, ci stiamo preparando per una nuova comunicazione con gli inviati del Presidente degli Stati Uniti – Discorso del Presidente – 30 agosto 2026

In questo discorso serale, Zelensky parla apertamente della necessità di fermare il conflitto e dei continui rapporti con gli americani. Non si parla più di vittoria certa. Non vengono nascoste neppure le difficoltà di arginare gli attacchi in profondità condotti dalle forze russe sui centri abitati e, contestualmente, si annuncia l’avvio di una indagine per definire possibili responsabilità circa la recente e non certo nuova, esplosione di magazzini colmi di materiali d’armamento che non avrebbero dovuto essere collocati all’interno di un quartiere di Kiev.

Leggiamo insieme:

“Ci sono stati incontri importanti: insieme al team, ci stiamo preparando per nuove comunicazioni con gli inviati del Presidente degli Stati Uniti. Maggiori dettagli seguiranno domani. Stiamo facendo tutto il possibile affinché la guerra non rimanga l’unica opzione per il futuro. È importante sottolineare che l’America condivide molte delle nostre opinioni sulla situazione, sia al fronte che riguardo agli attacchi. Dobbiamo essere attivi, ed è esattamente così che stiamo lavorando: attivamente, senza mai fermarci.

Oggi sono giunti rapporti dalle nostre forze armate sulla difesa aerea. Al momento, la tattica della Russia è quella di logorare l’Ucraina e gli ucraini, prima di tutto il nostro popolo. Gli attacchi con i droni sono costanti, con molti “Shahed” a reazione. I nostri soldati ne abbattono una parte significativa. Solo in questi quattro giorni sono stati avvistati quasi 1.500 droni di ogni tipo, di cui circa 800 a reazione.

Il compito più difficile è intercettare quelli a reazione. Attualmente, sono principalmente i nostri aerei da combattimento a proteggerci da essi. Stiamo lavorando per assicurarci di avere gli intercettori necessari. Quattro aziende hanno sviluppato i droni intercettori pertinenti e una di queste possiede la tecnologia più efficace.

In questo momento, il Ministero della Difesa, le forze armate – tutti – devono fare tutto il possibile per garantire di avere a disposizione tutte le capacità necessarie per abbattere ogni tipo di drone russo. Voglio ringraziare i membri del team ucraino che lavorano senza sosta per raggiungere questo obiettivo. Entro l’autunno, dobbiamo dare una risposta e portare il tasso di intercettazione ben oltre il 90%.

Un’ultima cosa. Oggi abbiamo parlato con il Procuratore Generale, il Ministero degli Interni e i Servizi di Sicurezza dell’Ucraina in merito alla situazione nella regione di Kiev, nel distretto di Bucha, a seguito della terribile tragedia e delle esplosioni avvenute nei depositi di munizioni e armi. Tali depositi non avrebbero assolutamente dovuto trovarsi lì. È in corso un’indagine su tutte le circostanze. Tutti i dettagli devono essere accertati, e lo saranno.

Mi aspetto che le forze dell’ordine forniscano al pubblico le informazioni pertinenti. È inoltre importante che le decisioni del governo e delle autorità locali a sostegno della nostra popolazione vengano attuate il più rapidamente possibile. Domani è un giorno importante. Ci deve essere un rapporto in merito domani.

Voglio ringraziare tutti coloro che in questo momento sono al fianco del popolo e dell’Ucraina, e che stanno sinceramente cercando soluzioni che ci rafforzino e ci aiutino a resistere e a proteggere il nostro Stato e il nostro popolo”.

https://www.president.gov.ua/en/news/z-komandoyu-mi-gotuyemos-do-novoyi-komunikaciyi-z-predstavni-106177

Un vertice tra Putin, Trump e Zelensky sarà possibile solo al termine dei colloqui. Mosca 30 agosto 2026

La risposta di Mosca arriva tramite uno scarno comunicato alla TASS da parte del portavoce di Putin, Dmitry Peskov. Tuttavia, tra le righe leggiamo aperture “controllate” da parte del Cremlino, indicanti continui contatti con gli statunitensi.

Non siamo certamente giunti ancora ad una svolta decisiva, ma possiamo affermare che sembra si sia superato la fase di stallo, rappresentata dal “pericoloso silenzio” tra Mosca e Washington, che aveva caratterizzato la cronaca degli ultimi mesi.

Leggiamo insieme:

“Un incontro tra il presidente russo Vladimir Putin, il presidente statunitense Donald Trump e Vladimir Zelensky potrà essere organizzato solo per siglare accordi formali, che non saranno un “semplice accordo”, ha dichiarato da Mosca alla TASS il portavoce di Putin, Dmitry Peskov.

“Da tempo si chiede l’organizzazione di un vertice tra Putin, Trump e Zelensky, e voi conoscete bene la posizione del nostro capo di Stato: un simile incontro è possibile solo allo scopo di formalizzare gli accordi. E questi accordi non sono affatto una semplice transazione, rappresentano un processo di pacificazione estremamente complesso che coinvolge un gran numero di dettagli”, ha dichiarato ai giornalisti.

Ha sottolineato che sarebbe inutile per i presidenti incontrarsi per discutere di questi dettagli. “Possono incontrarsi solo per finalizzare gli accordi”, ha affermato, aggiungendo che la parte ucraina è riluttante a impegnarsi nella risoluzione del conflitto”.

https://tass.com/politics/2179543

Articolo del Ministro degli Esteri Sergey Lavrov, “Cooperazione internazionale nell’Artico: sfide e opportunità”, Mosca 31 agosto 2026

Quando ho letto e riletto l’articolo che vi propongo, apparso, certamente non casualmente, oggi 31 agosto nelle pagine ufficiali del Ministero degli Affari Esteri russo, non vi nascondo che sono sobbalzato. Ho pensato: questo potrebbe rappresentare il reale messaggio diplomatico che da Mosca viene inviato a Washington perché, come tutti sanno, sulla gestione futura dell’ Artico, sulla cooperazione internazionale sull’Artico, si decideranno i prossimi equilibri geostrategici. Su questo tema delicato dovrà essere trovato l’accordo strategico tra Putin e Trump e su questo si decideranno indirettamente anche i nostri destini futuri.

In tale cornice, pochi giorni orsono Elena Tempestini sulle pagine di Nuovo Giornale Nazionale, ha redatto un interessante articolo, poi ripreso da Trieste news che potete leggere nel link in descrizione, nel quale, tra molto altro, parlando di “Artico” ha annunciato l’avvio dell’attraversamento del nuovo corridoio Asia – Europa operato da una nave portacontainer sudcoreana, la Panstar Acro. Non è un annuncio politico né un progetto sulla carta, ha affermato sempre la giornalista, è un viaggio commerciale concreto, effettuato lungo la Northern Sea Route, la rotta marittima che corre lungo la costa artica russa. La nave attraversa il Mare di Bering e prosegue lungo la rotta artica russa con destinazione Europa, dove sono previsti scali a Felixstowe, Rotterdam e Danzica. Il viaggio dovrebbe durare circa 40 – 45 giorni. Seul sta verificando sul campo la possibilità di utilizzare commercialmente una direttrice che, fino a pochi anni fa, apparteneva soprattutto alla pianificazione strategica russa e cinese. Possiamo considerarlo il primo test commerciale sudcoreano per verificare concretamente la sostenibilità della rotta artica per il traffico commerciale tra Asia ed Europa. Il viaggio sudcoreano arriva dopo che la Cina ha cominciato a utilizzare la Northern Sea Route per un servizio container regolare. La cosiddetta Polar Silk Road, quindi, non è più soltanto una definizione inserita nella strategia artica di Pechino ma sta diventando una rotta operativa. La Russia dispone della sovranità e delle infrastrutture necessarie lungo la Northern Sea Route e ne controlla il principale corridoio costiero. La Cina ha trasformato la propria cooperazione artica con Mosca in un’attività commerciale concreta.

Stiamo dunque parlando di una strategia commerciale rivoluzionaria, strategica, decisamente centrale nel “caos calmo” che stiamo osservando.

Come vedremo il contenuto del testo di Lavrov, strutturato secondo un attento linguaggio politico diplomatico, evidenzia che su questo quadrante tutti i principali attori internazionali stanno giocando una complessa partita a scacchi: la Russia, in primis, dominando in parte le coste artiche, gli USA, la Cina, l’India e ovviamente anche l’Europa.

Leggiamo insieme:

“Il 19 agosto si è verificato un evento storico per il trasporto marittimo nell’Artico. Per la prima volta, una nave portacontainer proveniente dalla Cina è arrivata al porto di Murmansk attraverso la Rotta Marittima del Nord, una parte vitale del Corridoio di Trasporto Transartico. In collaborazione con i nostri partner internazionali, questo rappresenta l’inizio di una nuova fase nello sviluppo della regione artica russa, che contribuisce per almeno il 10% al PIL del Paese e ospita oltre 2,5 milioni di nostri concittadini. A questo proposito, vorrei condividere alcune considerazioni su come valutiamo la situazione attuale nell’Artico e su come intendiamo sviluppare la cooperazione internazionale in quest’area.

Il documento “Principi fondamentali della politica statale russa nell’Artico per il periodo fino al 2035”, approvato dal Presidente Vladimir Putin, focalizza gli sforzi di tutti gli organi governativi sul miglioramento della qualità della vita della popolazione della zona artica della Federazione Russa, sulla promozione della crescita economica nei suoi territori, sulla tutela dell’ambiente e sul rafforzamento della cooperazione internazionale reciprocamente vantaggiosa. Quest’ultimo aspetto riveste particolare importanza per il Ministero degli Affari Esteri, a cui è affidata la funzione di coordinamento nei rapporti con i paesi stranieri e le organizzazioni intergovernative. Vorrei inoltre sottolineare che l’intera gamma di questioni relative allo sviluppo della zona artica, alla logistica marittima e alla Rotta del Mare del Nord riveste un ruolo importante nell’attività del Consiglio Marittimo della Federazione Russa.

Le priorità di politica estera alle alte latitudini sono sancite nell’attuale Concetto di politica estera della Federazione Russa del 31 marzo 2023. Nell’Artico, la Russia si impegna a preservare la pace e la stabilità, a ridurre il livello delle minacce alla sicurezza nazionale e a creare condizioni esterne favorevoli allo sviluppo socio-economico del Paese. Siamo aperti al dialogo con tutti i Paesi stranieri che dimostrino una volontà reciproca di mettere in pratica questi principi. Di questi Paesi ce ne sono diversi. Le vaste risorse, il potenziale di trasporto e la logistica dell’Estremo Nord, le sue caratteristiche naturali e climatiche uniche, la lunga tradizione di cooperazione regionale e il ricco patrimonio culturale delle sue popolazioni indigene offrono ampie opportunità per una partnership proficua.

I paesi che collaborano strettamente con noi nell’Artico includono, in primis, Cina e India. Nel corso di regolari incontri tra i capi di governo, si svolgono discussioni sostanziali sulle questioni artiche con Pechino. La sottocommissione bilaterale specializzata sulla Rotta Marittima del Nord è operativa, così come i meccanismi per le consultazioni interministeriali e gli scambi scientifici. I risultati parlano da soli: tra questi, l’avvio di regolari spedizioni di container attraverso i mari settentrionali della Russia, con l’intenzione di aumentarne la frequenza, e altri traguardi, anche nel campo della ricerca polare.

Siamo impegnati in un dialogo attivo con Nuova Delhi sulle questioni relative alle alte latitudini. Alla fine di agosto, la questione è stata discussa in una riunione della Commissione intergovernativa russo-indiana per la cooperazione commerciale, economica, scientifica, tecnica e culturale. Le aziende indiane sono coinvolte nello sviluppo del potenziale di risorse della nostra regione artica. Le aziende indiane sono coinvolte nello sviluppo del potenziale di risorse della regione artica russa. Secondo alcuni esperti, l’Artico potrebbe diventare un’importante area di cooperazione tra Russia e India nei prossimi 20 anni.

Esistono prospettive di interazione nell’Estremo Nord con Brasile, Indonesia, Iran e altri paesi BRICS. Siamo inoltre pronti a sviluppare la cooperazione con la Bielorussia e altri partner e alleati nella CSI. Va inoltre menzionata la Corea del Sud e Singapore, che hanno mostrato interesse a collaborare con la Russia in alcuni progetti artici, nonostante la loro partecipazione all’ostile campagna di sanzioni lanciata dall’Occidente contro il nostro paese.

L’interesse dei paesi non artici a instaurare una cooperazione con la Russia nell’Artico si riflette nella partecipazione attiva di ospiti stranieri a simposi e conferenze dedicate alle tematiche artiche. Numerose delegazioni straniere prenderanno parte alle discussioni durante le sessioni speciali dell’XI Forum Economico Orientale, che si aprirà il 1° settembre a Vladivostok. Il prossimo marzo, saremo lieti di accogliere illustri ospiti stranieri al prossimo importante forum internazionale sull’Artico russo, “L’Artico – Territorio di Dialogo”, che si terrà a Murmansk.

Sfide per la cooperazione internazionale nell’Artico

Preservare l’Artico come area di pace e cooperazione risponde agli interessi dell’intera comunità internazionale, e la Russia ne è indubbiamente interessata. Tuttavia, c’è chi non condivide questo punto di vista. Come si può altrimenti spiegare il fatto che i Paesi della NATO, così come l’Alleanza nel suo complesso, stiano spingendo la regione verso la militarizzazione e creando focolai di tensione internazionale?

Nel febbraio 2026, la NATO ha lanciato l’operazione Arctic Sentry, progettata per espandere la sua presenza militare nell’estremo Nord. Sono in corso intensi preparativi militari in prossimità dei nostri confini settentrionali. La NATO sta conducendo esercitazioni militari su larga scala che coinvolgono paesi non regionali e sta introducendo nuove componenti del suo sistema di comando e controllo.

Tale attività militare nell’estremo nord rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza della Russia. Aumenta inoltre il rischio di incidenti che potrebbero innescare uno scontro armato con conseguenze potenzialmente disastrose.

Questo sforzo deliberato e sistematico per alimentare un clima di sfiducia in ambito militare si svolge parallelamente ai tentativi occidentali di minare i legittimi diritti della Russia nella cooperazione internazionale attraverso sanzioni finanziarie ed economiche illegittime, rivolte a persone giuridiche e individui provenienti da paesi della Maggioranza Globale coinvolti in progetti congiunti nella regione artica.

La NATO e altri paesi occidentali non nascondono le loro vere motivazioni, dichiarando apertamente l’intenzione di trasformare l’Artico in un nuovo fronte per contrastare lo sviluppo della Russia e dei suoi alleati.

Una delle manifestazioni della politica anti-russa dell’Occidente è stata la disgregazione di meccanismi di cooperazione multilaterale nell’Estremo Nord che in precedenza si erano dimostrati efficaci. Alcuni hanno cessato di esistere del tutto, mentre altri hanno perso gran parte della loro rilevanza senza la partecipazione della Russia, dopo che Mosca è stata costretta a sospendere il proprio impegno in risposta ad azioni ostili. Il Consiglio Artico, istituito quasi 30 anni fa, il 19 settembre 1996, rimane l’unico formato intergovernativo ancora funzionante.

Il Consiglio si appresta a celebrare il suo anniversario in una situazione tutt’altro che ideale. Dal marzo 2022, a seguito delle azioni intraprese dagli Stati membri occidentali, i suoi lavori sono di fatto congelati, gettando l’organizzazione in una grave crisi. Le riunioni ministeriali e le sessioni del suo principale organo di coordinamento, gli Alti Funzionari Artici, sono state sospese, mentre la sua capacità di attuare progetti è stata notevolmente ridotta. Le attività del Consiglio si limitano ora in gran parte a contatti a livello di esperti e a riunioni a distanza dei suoi organi di lavoro.

La Russia è pronta a riprendere a pieno titolo i lavori del Consiglio Artico, a condizione che tutte le parti agiscano in buona fede e tengano conto dei legittimi interessi di ciascun partecipante. Allo stesso tempo, siamo preparati allo scenario attualmente perseguito dai Paesi NATO all’interno dell’organizzazione, che tentano di discutere le questioni artiche tra di loro, senza la Russia, screditando e marginalizzando di fatto il Consiglio Artico. Qualora questo scenario si concretizzasse, la Russia dispone del territorio, della logistica, della tecnologia e dei partner affidabili necessari per realizzare progetti reciprocamente vantaggiosi e attuare con sicurezza i propri piani nell’Artico.

Il futuro della cooperazione internazionale nell’Artico

Uno sguardo alla mappa del mondo chiarisce che la Russia è stata, è e rimarrà uno Stato artico di primo piano. Con il progredire dei cambiamenti climatici e il progressivo scioglimento dei ghiacci polari, gli esperti prevedono che l’Artico diventerà sempre più accessibile per i trasporti e lo sfruttamento delle risorse. La regione sta già svolgendo un ruolo sempre più importante nel mantenere stabili i collegamenti commerciali a fronte di interruzioni più frequenti delle catene di approvvigionamento globali, in particolare negli stretti oceanici, di importanza sistemica per l’economia globale.

L’importanza strategica dell’Artico per gli interessi nazionali e la sicurezza del nostro Paese continuerà a crescere. Promuoveremo lo sviluppo globale dell’Alto Nord e amplieremo ulteriormente le infrastrutture della zona artica russa, nel rispetto della legge russa e delle priorità di sviluppo del Paese.

Nelle nostre attività economiche, continueremo a partire dal presupposto che le aree marittime artiche costituiscano parte integrante dell’Oceano Mondiale. Le disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, che stabiliscono diritti e responsabilità speciali per gli Stati costieri nell’Artico, vi si applicano integralmente. L’impegno a favore di tali diritti e responsabilità è stato riaffermato nella Dichiarazione di Ilulissat, adottata nel 2008 dai cinque Stati costieri artici: Russia, Danimarca, Canada, Norvegia e Stati Uniti. In questa fase, non riteniamo necessario sviluppare nuovi strumenti giuridici internazionali che disciplinino le attività economiche e di altro tipo nell’Artico.

La politica estera russa nell’Artico rimarrà globale e pragmatica. Sosteniamo lo sviluppo dell’Artico come parte integrante del più ampio spazio eurasiatico di sicurezza e cooperazione.

I nostri attuali avversari avrebbero ormai dovuto imparare le numerose lezioni della storia e comprendere che i tentativi di rivolgersi alla Russia con il linguaggio delle sanzioni e delle minacce sono vani. Le azioni ostili e inique hanno sempre ricevuto e continueranno a ricevere una risposta adeguata, comprese misure asimmetriche. La Russia è favorevole a un dialogo costruttivo in tutte le regioni del mondo, ma, quando necessario, difenderà i propri interessi nazionali con tutti i mezzi a disposizione.

Come ha ripetutamente sottolineato il Presidente russo Vladimir Putin, sono in corso importanti attività nell’Artico e siamo aperti alla cooperazione con tutti i partner disposti a impegnarsi sulla base dell’uguaglianza e del mutuo vantaggio. Tali partner, al di fuori della cerchia dei paesi NATO che perseguono politiche russofobe, costituiscono la stragrande maggioranza. Tra le aree di cooperazione più promettenti figurano lo sviluppo delle risorse naturali e del Corridoio di trasporto transartico, compreso il suo elemento chiave, la Rotta marittima del Nord. Tra le priorità rientrano anche lo sviluppo delle infrastrutture industriali, di trasporto e turistiche. Il miglioramento del benessere delle popolazioni che vivono nell’Estremo Nord, la salvaguardia dell’ambiente artico e la promozione della ricerca scientifica rimarranno priorità fondamentali. In tutti questi ambiti, riteniamo che la cooperazione internazionale svolga un ruolo di primaria importanza.

https://www.triesteallnews.it/2026/08/la-corea-del-sud-percorre-la-rotta-artica-aperta-dalla-cina/

https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2136949/

Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di cinque saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita” (2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole” (2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; “Un altro mondo” (2025) e “Ultimo Miglio” (2026), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

Da https://www.triesteallnews.it/2026/08/possibile-vertice-a-tre-per-lucraina-mentre-sullartico-si-gioca-il-nuovo-equilibrio-globale/

Autore

  • Stefano Silvio Dragani

    Stefano Silvio Dragani

    Stefano Silvio Dragani già Generale di Brigata dellìArma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, master di II livello in Studi Africani. Ha svolto incarichi operativi in Italia e varie missioni internazionali anche per l'UE. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale. È stato Special Advisor del Ministro della Sicurezza della Somalia e delle forze di polizia di Rwanda e Uganda. Autore di quattro saggi.

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