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Sánchez, Felipe VI e la crisi della Corona

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crisi della Corona spagnola

Quando la frontiera diventa scontro istituzionale

Lo scontro tra Pedro Sánchez e Felipe VI sulla mancata visita del Re a Ceuta non è una semplice questione protocollare.

Arriva dopo una lunga sequenza di crisi che ha trasformato l’enclave nordafricana nel punto più sensibile del rapporto tra Spagna, Marocco e Unione Europea.

Nel maggio 2021, l’ingresso di migliaia di persone attraverso la frontiera provocò una delle più gravi crisi tra Madrid e Rabat.

Sánchez parlò di una violazione delle frontiere spagnole, mentre la vicenda si inserì nella più ampia partita sul Sahara Occidentale e nei rapporti sempre più complessi con il Marocco.

Nel luglio 2026 la pressione è tornata con dimensioni ancora maggiori, decine di migliaia di arrivi, un sistema di accoglienza sottoposto a forte pressione, proteste e uno scontro crescente tra il Governo centrale e le autorità locali.

Madrid è stata costretta a rafforzare il dispositivo di sicurezza e a riorganizzare la gestione dell’emergenza.

Felipe VI ha mantenuto un ruolo istituzionale particolarmente visibile, seguendo l’evoluzione della crisi e mantenendo i contatti con Sánchez e con le autorità delle città autonome.

La questione della sua visita è diventata, così, il nuovo terreno dello scontro, ed ecco aprirsi uno scenario politico più ampio.

Spostare il dibattito dalla gestione della frontiera al rapporto tra Governo e Corona significa modificare il centro della discussione dalle responsabilità dell’esecutivo alla posizione della Zarzuela.

Non è necessario sostenere che si tratti deliberatamente di una strategia per distrarre l’opinione pubblica, anche se ci sarebbero tutte le argomentazioni per pensarlo.

È sufficiente osservare che l’effetto politico può essere esattamente questo, soprattutto in una fase nella quale Sánchez deve affrontare sondaggi difficili, tensioni interne e una crescente contestazione della propria gestione. Ma la questione strategica rimane irrisolta.

L’Exclave è territorio spagnolo, frontiera esterna dell’Unione Europea e punto di intersezione tra sicurezza, migrazione e rapporti con Rabat.

La sua vulnerabilità non può essere risolta attraverso un gesto simbolico, per quanto importante possa essere la presenza del Capo dello Stato.

Una visita del Re può rappresentare un segnale politico, ma non può sostituire una strategia di frontiera, una politica migratoria coerente, né una linea stabile nei rapporti con il Marocco.

Ed è proprio questo il punto più delicato dello scontro aperto a Madrid; mentre Governo e opposizione si confrontano sulla Corona, rimane senza risposta la questione fondamentale emersa dalle crisi del 2021 e del 2026.

Come intende la Spagna proteggere stabilmente le proprie frontiere meridionali e, allo stesso tempo, governare il rapporto strategico con Rabat?

Perché dietro la polemica istituzionale c’è una questione molto più grande.
La frontiera meridionale della Spagna è anche una frontiera dell’Europa, ciò che accade in questo piccolo territorio sul continente africano non riguarda soltanto Sánchez o Felipe VI.

Riguarda la capacità dello Stato spagnolo di esercitare la propria sovranità, la solidità del rapporto con il Marocco e, più in generale, la capacità dell’Europa di proteggere le proprie frontiere.

La crisi della Corona può occupare le prime pagine, ma la vera crisi resta sulla frontiera.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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