di Giorgio Cattaneo
Strana parata, quella del 9 maggio: per la prima volta, sulla Piazza Rossa, niente carri armati. Nessun mezzo cingolato, solo camion e autoblindo. Assente anche l’aviazione: nessun sorvolo. La mossa di Putin – basso profilo – sembra accompagnare, in modo beffardo, lo show mediatico inscenato dal capo della Wagner, Evgenij Prigozhin, polemico con i vertici della difesa accusati di lassismo.
«Attenzione: la Wagner è strettamente controllata dal Gru, l’intelligence militare». Lo ricorda Nicolai Lilin, svelando il gioco dietro le quinte: smuovere l’opinione pubblica conferendo a Putin il pieno consenso verso il cambio di passo. Tradotto: rimettere in prima linea reparti ultra-motivati (come i ceceni di Kadyrov, che espugnarono Mariupol) e dare il via libera al generale Sergej Surovikin (forze aeronavali missilistiche).
«Mesi fa, Surovikin – posto a capo delle operazioni – era stato subito fermato: correva troppo. E forse allora i russi speravano ancora di poter negoziare la fine delle ostilità: ecco perché non spingevano sull’acceleratore».
Ora, sostiene Lilin, tutto starebbe per cambiare: la Russia si sta confrontando direttamente con la Nato, ostinata nell’aggressione che sta conducendo. In poche ore, la svolta: la Wagner ha ottenuto gli armamenti richiesti per chiudere il capitolo Bakhmut. E a Surovikin (soprannominato “Armageddon”) sarebbe stato ordinato di intensificare le operazioni, visto che finora l’Occidente non ha apprezzato la “prudenza” russa.
In altre parole: anziché la tanto evocata “controffensiva” Nato, potremmo forse assistere a una ripresa dell’iniziativa da parte delle forze di Mosca.




