
Due attacchi mirati in meno di 12 ore, il primo per rispondere agli Hezbollah per la morte di 12 bambini sulle alture del Golan e il secondo per uccidere Ismail Hanijeh, capo politico di Hamas.
Il messaggio a Hezbollah è chiaro. Se ci colpisci siamo pronti a distruggerti.
Il messaggio all’Iran è: possiamo colpire quando e come vogliamo, anche in territorio iraniano, perché sappiamo tutto qual che fate, come lo fate e dove lo fate.
L’aver colpito con un missile il capo politico di Hamas mentre partecipa alla cerimonia di insediamento del nuovo presidente iraniano significa che l’intelligence israeliana ha una perfetta conoscenza di cosa avviene in territorio iraniano.
L’attacco ha messo in mostra le divisioni interne all’Amministrazione Usa, con l’ebreo Blinken che ha subito detto di non sapere nulla ed escludendo responsabilità americane e il segretario alla Difesa, Lloyd Austin, che ha dichiarato l’inossidabile sostegno a Israele.
La capacità di influire su Tel Aviv dell’Amministrazione Biden è poca cosa.
Netanyahu è stato a Washington la settimana scorsa. Ha parlato al Congresso, è stato ricevuto da Biden, ha visitato Donald Trump, ricevendone il sostegno e a Kamala Harris, che lo ha snobbato e che chiede il cessate il fuoco, ha risposto eliminando il capo politico del movimento con il quale dovrebbe trattare la pace.
Quindi, nessun trattato.
Inoltre, il fatto che Israele abbia ucciso Haniyeh nel giorno dell’insediamento del presidente riformista iraniano, che aveva annunciato un’apertura verso il dialogo, anche se limitata, indica chiaramente che per Netanyahu la politica dei democratici Usa, che hanno continuamente cercato il dialogo con Teheran, deve finire.
Radicalizzando lo scontro con l’Iran Netanyahu mette in crisi la politica dei democratici e di Kamala Harris, ora candidata alla presidenza, e pone la questione delle questioni: il rapporto con gli Sciiti e con i Fratelli Musulmani. Rapporto che ha visto, sin dai tempi di Obama e di Hillary Clinton, privilegiarli a svantaggio degli storici rapporti con il mondo arabo sunnita.
Per quale motivo i Dem Usa hanno privilegiato il rapporto con l’Iran, ben sapendo che questo avrebbe messo in progressiva difficoltà Israele?
La risposta sta nella logica della tecno-finanza globalista che ispira la politica Dem e che non vuole un mondo stabile quando il mondo non risponde alla sua egemonia.
Mantenere rapporti con Teheran significa rendere insicuro Israele e instabile l’area Medio Orientale, in un mondo dove Russia e Cina hanno detto no al globalismo e alle pretese egemoniche degli Usa in versione tecno-finanziaria.
La stessa logica ha sorretto la politica verso Teheran della Mogherini e di Borrell, ossia di un’Unione Europea, prona alle logiche della finanza neo colonialista, che si dichiara amica di Israele, finanzia da sempre i palestinesi e lavora per tenere aperto un possibile accordo sul nucleare con l’Iran ben sapendo che questa è la spina irritativa che destabilizza l’area.
La logica del tecno-capitalismo finanziario è: se non state alle mie condizioni tengo aperta l’instabilità con possibile approdo alla guerra.
La radicalizzazione dello scontro con l’Iran da parte di Israele fa saltare il banco e mette l’Amministrazione Usa con le spalle al muro.
Nella tarda serata di mercoledì il New York Times ha riferito che “Khamenei ha ordinato di colpire direttamente Israele”. Il New York Times, citando tre funzionari iraniani al corrente dell’ordine, ha scritto che la Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, ha impartito l’ordine di colpire direttamente Israele come rappresaglia per l’uccisione a Teheran del capo dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh.
Secondo le fonti del NYT, Khamenei ha impartito l’ordine nel corso della riunione di emergenza del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran che si è tenuta poche ore dopo l’annuncio della morte di Haniyeh.
Israele, con l’attacco di Hamas dello scorso ottobre, è stato messo sotto pressione e progressivamente costretto in un triangolo bellico di proxy gestiti da Teheran: Hamas, Hezbollah, Houthi.
La politica di acquiescenza dell’Amministrazione Usa nei confronti di Teheran costringe costantemente Israele ad agire in difesa della sua esistenza con aggressività crescente, mantenendo acceso così il focolaio di guerra Medio Orientale.
Dovesse vincere negli Usa Kamala Harris potremmo entrare davvero in uno scenario di guerra diffusa e, forse, totale.
La guerra è l’opzione di riserva di chi non riesce ad imporsi con l’egemonia globalista.
Per lo stesso motivo, contravvenendo agli accordi presi con Mosca dopo la fine del Patto di Varsavia, i Dem hanno progressivamente circondato con la Nato la Russia, hanno messo in atto la rivolta di Maidan nel 2014 e hanno creato i presupposti della guerra in Ucraina che viene mantenuta ad un livello di scontro non risolutivo, ma di focolaio acceso.
Tenere attivi focolai di guerra risponde, inoltre, alle logiche del neo-colonialismo che vede, guarda caso, attivi i Paesi del Nord, con in testa l’Inghilterra, mentre l’Italia, guidata dal centro destra, tenta la carta del Piano Mattei.
La logica italiana si inserisce negli Accordi di Abramo. La logica Nord atlantica è quella della pressione bellica.
Sta in questa logica la nomina da parte del suddito del Regno di Norvegia Stoltemberg di uno spagnolo per il fronte sud della Nato, in evidente contrasto con la logica non coloniale del Piano Mattei italiano. Tra regni e regnanti neo coloniali ci si intende.
La rete delle monarchie europee guarda alle rotte polari che si stanno aprendo, alle grandi risorse del Circolo polare artico e qui si scontra con la presenza ingombrante della Russia.
Da qui l’aver fatto del Mar Baltico un lago Nato, con tutte le conseguenze geopolitiche che questa azione comporta.
La crisi del globalismo, tuttavia, vede la cupola tecno-finanziaria in difficoltà.
Russia e Cina non sono più controllabili. Cresce il mondo Brics allargato.
Venezuela e Brasile guardano a Russia e Cina. Esattamente un anno fa è stato reso ufficiale che Russia e Nicaragua hanno raggiunto un accordo che permette a Putin di stabilire un polo militare nel piccolo Paese dell’America Centrale. Cuba è da sempre in rapporto con la Russia.

Il neo-colonialismo è in crisi in Africa.


A sinistra la presenza cinese in Africa – A destra la presenza russa in Africa
La Francia di Macron (leggi Rothschild) è stata cacciata dai Paesi del Sahel.
La tracotanza neo coloniale di Parigi ha prodotto la cacciata con disonore.
In Mali, Burkina Faso e Niger ora ci sono i russi. L’Egitto guarda alla Russia. La Cirenaica è sotto diretta influenza russa.
Gran parte dei Paesi africani sono in relazione con Russia e Cina.
In Algeria non manca una proficua collaborazione con il Cremlino. La collaborazione tra i due Paesi è degna di nota non solo all’interno del formato dell’OPEC+. Nel 2020 l’algerina Sonatrach e la russa Lukoil hanno sottoscritto un accordo per la prospezione di idrocarburi, mentre Rosatom e COMENA hanno espresso la volontà di collaborare nell’ambito delle tecnologie nucleari.
In Africa centrale, Mosca intrattiene stretti rapporti con la Repubblica centrafricana dove si discute sul sito che ospiterà una futura base militare russa e con la Repubblica Democratica del Congo ove i sentimenti pro-russi sono in forte ascesa.
Nel Corno d’Africa la Russia è impegnata in un’operazione di strenuo corteggiamento nei confronti di Asmara per la concessione di una base navale sul Mar Rosso e per lo sfruttamento della logistica legata al porto di Massawa.
Il Congo Belga è un esempio eclatante e storico di un colonialismo odioso che è messo nell’angolo. Il Congo Belga, che è stato dal 1877 sotto il controllo militare, politico ed economico del Belgio e dominio personale del re Leopoldo II, che lo governò dal 1885 al 1908 come Stato Libero del Congo (una beffa semantica) veleggia verso Mosca. La Repubblica del Congo ha stretti rapporti con la Russia.
Una parentesi per capire, perché la storia insegna e, per questo motivo, la vogliono cancellare.
Leopoldo II del Belgio fu un sovrano subdolo e crudele, che passava per essere un filantropo ( i falsi filantropi sono di moda anche oggi) e che invece fu artefice di uno dei più grandi misfatti della storia recente, ridusse in schiavitù le popolazioni indigene, uccidendo e mutilando milioni di persone.
https://www.africarivista.it/storia-le-atrocita-di-re-leopoldo-ii-in-congo/63934/
Ora in Congo ci sono i cinesi. Gli investitori cinesi investiranno infatti, fino a 7 miliardi di dollari in progetti minerari nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) nell’ambito della joint venture Sicomines. Lo riferisce la stessa compagnia in un comunicato, secondo cui entrambe le parti hanno concordato di mantenere l’attuale struttura della partecipazione, mentre i partner cinesi – tra cui Sinoidro e il gruppo China Railway – pagheranno annualmente l’1,2 per cento delle royalties al governo di Kinshasa. La Rdc è il più grande produttore mondiale di cobalto, un componente chiave nelle batterie per auto elettriche e telefoni cellulari. È anche il terzo produttore mondiale di rame e detiene importanti giacimenti di litio, stagno, tungsteno, tantalio e oro. Il settore minerario congolese, in particolare le miniere di rame e cobalto, è ora in gran parte dominato da aziende cinesi.
L’ex colonia olandese, il Sudafrica, è allineato con Mosca.
Questo è il quadro entro il quale dobbiamo collocare anche la questione Medio Orientale.
Mantenere Israele in continua incertezza esistenziale fa parte di un disegno di destabilizzazione che è la conseguenza del fallimento del globalismo.
L’attacco a Israele è venuto da ovest, da est e da sud da proxy dell’Iran.
Una risposta era obbligata.
Dietro le quinte si agita anche la questione della via del Cotone che dall’India, attraverso Emirati, Arabia Saudita, Giordania e Israele, arriva ad Haifa per poi proseguire nel Mediterraneo.
La via del Cotone (mare – ferrovia – mare) è già stata finanziata, ma necessita di un riconoscimento reciproco tra Israele e Arabia saudita che l’attacco di Hamas ha fatto per ora saltare.
Gli Houthi stanno bloccando il mar Rosso mentre il corridoio Traceca (Kiev – Cina) è bloccato a causa della guerra in Ucraina.
La guerra dei corridoi commerciali potrebbe avvantaggiare gli Stati del Nord Europa, con l’apertura della vie artiche.
La via del Cotone, inoltre, dopo Haifa si troverebbe a fare i conti con il Pireo, ora in mano cinese grazie alla politica predatoria di Francia e Germania nei confronti della Grecia.
Da qui la necessità di avere a disposizione i porti italiani.
La vicenda Toti si inserisce in una lotta da “fronte del porto” con risvolti che vanno ben oltre gli interessi liguri e che andrebbero indagati in chiave geopolitica.
In questo quadro si inseriscono anche le manovre miserevoli italiane per mandare a casa Giorgia Meloni e sostituirla con la Schlein, grazie ad un inciucio vomitevole tra la sinistra e Forza Italia.
E’ del tutto chiaro che uno spostamento di Forza Italia sarebbe eterodiretto da Mediaset.
La domanda finale, riguardante il nostro paese: “E’ intenzionata Mediaset a vendere il governo italiano per avere accesso alla pubblicità gestita dalle multinazionali, dai fondi, ossia dalla tecno-finanza?”.
Un tradimento del genere quanto durerebbe e che effetti avrebbe?
Tra non molto avremo risposte dalle elezioni nel lander della Germania, dove sono in crescita esponenziale l’estrema destra e l’estrema sinistra e il partito di Sholz viaggia intorno al 7%.
Avremo risposte dalle elezioni in Austria. Avremo risposte a novembre dalle elezioni Usa.
Forza Italia (alias Mediaset) cosa intende fare? Importare, assieme ai film, anche la furbizia levantina del turco Erdogan?
Dulcis in fundo, a Parigi è in scena il transumanesimo woke, ideologia della tecno-finanza.
La posta in gioco è un attacco all’essere umano in quanto tale.
Il gioco è complesso, si sta svolgendo su più fronti, ed è per questo motivo che funzionano la censura e la disinformazione.
Siamo davvero ad una svolta epocale dalla quale l’Occidente può uscire a pezzi, distrutto dalla tracotanza del neo colonialismo tecno-finanziario.





