
di Paolo Falconio
In Europa, si discute molto dell’Ucraina o, meglio, è l’argomento centrale nell’Europa occidentale, mentre l’Europa orientale affronta una questione molto più profonda: il possibile ritiro della garanzia di sicurezza degli Stati Uniti.
Per gli USA, è essenziale mantenere la presa sulla costa atlantica europea (nonostante le speranze di chi auspica un ritiro). Tuttavia, a Washington si dibatte su quanto concretamente debba estendersi la garanzia di sicurezza militare.
L’opzione più favorita al momento è il vecchio confine della Guerra Fredda, ma alcuni sostengono che la linea dovrebbe essere limitata all’Europa settentrionale, escludendo i paesi scandinavi o baltici, ma includendo Francia, Germania e Inghilterra.
Ora si può capire perché paesi come la Polonia siano profondamente preoccupati per questa evoluzione della politica statunitense, percependola come un vero tradimento. Ovviamente, i paesi che rimarrebbero fuori da queste garanzie sono membri della NATO e continueranno a esserlo, ma verrebbe implementata una politica di distensione (ad esempio, riduzione della presenza di infrastrutture militari o rallentamento della costruzione di nuove strutture, ecc.).
In effetti, queste informazioni potrebbero allinearsi con il dialogo tra Putin e Trump, che si dice stiano discutendo di collaborazione artica, una partnership russa con SpaceX per Marte e garanzie che l’Iran non sviluppi la Bomba atomica. In una parola, stanno discutendo di una nuova architettura di sicurezza globale. In tutto ciò, la questione dell’Ucraina sembra dolorosamente più una questione di narrativa che altro.
Non è certo che questa linea prevarrà, soprattutto perché l’influenza di Trump sulla decisione è limitata, e gli USA non possono autodistruggersi nel conflitto ucraino accogliendo ogni richiesta di Putin.
Tuttavia, un nuovo ordine globale, in cui il blocco Russia-Cina si allenti, potrebbe essere un compromesso accettabile per la nuova architettura di sicurezza europea.
È difficile prevedere un futuro per l’Ucraina prima che il dibattito a Washington si concluda.
Ad esempio, la CIA, nonostante la nomina di Trump, sostiene l’aiuto all’Ucraina, a differenza del Pentagono e di gran parte del Congresso.
Nel frattempo, in mezzo a questi sviluppi, l’UE, il volto morbido della NATO, che si disarticolerebbe in uno scenario come quello sopra descritto (cioè un arretramento della NATO ), si trova impotente e presa dalla paura di un’invasione russa, anche se solo pochi mesi fa gli stessi narratori ci assicuravano una vittoria garantita sui russi.
Nel frattempo, flussi finanziari significativi si sono spostati dal settore farmaceutico all’industria militare europea, mentre l’Europa stessa diventa il più grande acquirente di armi prodotte negli Stati Uniti, superando il Medio Oriente.
Pur sostenendo il riarmo delle forze armate nazionali, non posso nascondere i miei dubbi sul fatto che la narrativa di un’invasione cosacca derivi più da esigenze legate alla bolla finanziaria che a una reale minaccia.
La preoccupazione è che un estremo rinvio di una crisi finanziaria possa contribuire a tentazioni indicibili. Un mondo disordinato, armato fino ai denti e immerso in una narrativa bellicista, una enorme crisi finanziaria è un’ alchimia estremamente pericolosa.
In termini di aumento della produzione in Europa (come ricordato anche dal Governatore di Banca d’Italia, Panetta), il riarmo è più una bombola di ossigeno che una soluzione strutturale.
*membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)





